I Racconti di Mamma Oca

Qual è l'origine delle fiabe?

Tra le molte ipotesi, una, proposta da Propp, Frazer e altri, conserva un fascino particolare: è quella che collega la fiaba popolare agli antichi rituali sacri che si celebravano presso i popoli primitivi: vi sarebbe, quindi, un'analogia tra le fiabe di magia e l'antico rito dell'iniziazione: un insieme di cerimonie complesse e faticose, seguite da popoli tribali, che segnano il passaggio dallo stato di fanciullezza a quello adulto.

Simbolicamente, il rito di iniziazione rappresenta la morte dalla quale risorgere per essere innalzati ad un maggior grado di rispetto sociale.

Vi è poi la questione ancora dibattuta tra gli studiosi: Charles Perrault, l'autore di "Racconti di Mamma Oca", conosceva la redazione scritta delle fiabe del Basile, "Lo Cunto de li Cunti" ("Pentamerone") e se sì, ha attinto da essa?








CAPPUCCETTO ROSSO

















LA BELLA ADDORMENTATA









CENERENTOLA
























POLLICINO















PELLE D'ASINO








ENRICHETTO DEL CIUFFO & LE FATE




IL GATTO CON GLI STIVALI










Angela Merici e Arcangela Tarabotti

Info tratte da


Le donne, nei primi del '500 non avevano molta scelta: aut maritus aut munus, o il matrimonio o il monastero. Le donne che non erano sposate né monacate erano viste con sospetto, come se fossero promiscue. 

Angela Merici (1474-1540) si occupò del problema delle monacazioni forzate e dei matrimoni di interesse. Perciò, fondò la Compagnia di S. Orsola (1535), che poi originò molti altri ordini religiosi dediti all'educazione delle ragazze, pur sapendo che sarebbe andata incontro ad ostilità.


Abolì la clausura, invitando ad abbracciare di spontanea volontà la verginità, la povertà e l'obbedienza, vivendo nelle proprie case e del proprio lavoro. Alle vergini che hanno il governo della Compagnia e la responsabilità dell'educazione delle Figlie, affianca delle matrone vedove appartenenti a famiglie di prestigio che devono occuparsi di questioni amministrative.

Per curiosità: Angela Merici non sapeva scrivere ma sapeva leggere.

Nota di Lunaria: aggiungo anche Arcangela Tarabotti (1604-1652) destinata dalla famiglia, contro la sua volontà, a farsi monaca. Nei suoi scritti denuncerà con forza il dramma delle monache forzate e la condizione della donna, confutando anche i pregiudizi misogini.

Per approfondimenti sulle donne poetesse del '600, vedi