"Il Castello sulla Collina"


Profondamente celato nel cuore delle foreste, stregato e vetusto,

lo scheletro di un castello ancora si leva, diceva una leggenda,

eretto alto su una rupe, nei boschi, immoto e gelido.

Profonde sono l'ombre tenebrose della notte, sotto il muraglione,

bisbigliando piano scendono i fiocchi di neve

e avvolgono i torrioni desolati in un immacolato manto.

Pavido in me il mio cuore, mancando, si è spento,

io pure, nei boschi, sono immota, afflitta, dal dolore provata.

Sola, qui… qui, nelle ombre, chi fu a sospirare?

Là tra le mura, merlate dove s'apre la porta,

sono forse ombre nelle ombre a tessere le trame

a ritroso, sul telaio della sofferenza trascorsa, con mani

logore dal dolore?

Ombre che piangono un mondo divenuto freddo e rigido di pena,

lamentando una volta di più le luci spente, spente di nuovo,

la bellezza infranta e perduta, i giovani massacrati.

Solo il dolore ha vissuto qui per cent'anni?

è solo l'odio immortale, lo sono i pusillanimi timori degli uomini?

Solo il pianto delle donne, le loro inutili lacrime?

Non soltanto l'inverno regna in questo luogo stregato.

Mentre le nubi fredde si squarciano, sconfitte, i raggi di sole ricamano

Gli alberi oscuri con la loro luce di diamante, si toccano il viso scavato

Della morta pietra con il colore, con l'azzurro fuoco

di tempi di primavera lontani, eppur vivi, il desiderio acceso

di estati mai dimenticate, speranze che aspirano

Per sempre, coraggio imbattuto, valore in fiamma,

l'incrollabile vittoria degli uomini che invocano

cose sacre sulla loro forza… Né paura, né odio, né vergogna

sono per loro… vedo un balenar d'armi alla parete,

odo il rombo profondo della pugna, il richiamo eccitante

della tromba d'argento che squilla acuta sull'alte

Torri dell'immortale fortezza di Dio, ch'egli edificò

contro il male, con l'amore mano deposto

ai suoi piedi, con il sudore degli uomini, con il sangue

fino all'ultima goccia versato.

Poiché questa è la rocca che in eterno l'uomo difende,

la rocca dell'anima contro cui ogni male sperpera

La sua furia invano nella guerra senza fine,

E queste son le fortificate mura che gli eroi calpestarono,

rapido-alati di fiamma, i piedi calzati di Verità,

poiché questa è la dimora di ogni vita, la dimora di Dio.

In alto, in alto i cuori costanti, la tromba squilla,

innalzateli alle mura radiose, ai cieli imbevuti di luce,

ché, oltre la notte, sempre sorgerà il sole.


Trama: Dolores è stata duramente colpita dalla vita. Siamo a Londra durante la Seconda Guerra Mondiale e Dolores ha perso la sua casa e il suo lavoro. La fortuna, che le aveva voltato le spalle per molto tempo, le fa all'improvviso incontrare un uomo che cambierà la sua vita, Charles, un vecchio scrittore che vive in un antico castello nella campagna inglese, assieme a due nipoti.

A poco a poco Dolores entra nella vita del castello, sia materialmente perché viene assunta per lavorare con il maggiordomo e il giardiniere, sia idealmente perché lo scrittore le va raccontando la lunga storia del castello che affonda nelle glorie passate del regno d'Inghilterra.

Ma i tempi non concedono requie e Dolores imparerà che i grandi castelli possono essere abbattuti mentre le piccole dimore nascoste tra gli alberi resistono se c'è l'amore e la speranza.


"Eppure, non mi trovo in una situazione peggiore di quella di molte altre persone", disse a se stessa. "Ho perduto la casa e i mezzi di sostentamento, ma la stessa cosa è accaduta a moltissimi altri. Quello che sta capitando a me, questa specie di baratro che mi si spalanca sotto i piedi, capita al mondo intero. Non sono sola. Non sono sola. Non sono sola." Ma quel che andava ripetendosi non la convinceva affatto. La perdita di tutto ciò che aveva avuto fino a quel momento la faceva sentire sperduta come se fosse stata l'unica creatura umana esistente al mondo. E quale mondo! Era il mese di giugno del 1940. Il passato era scomparso, bruciato nell'avvampante inferno della sofferenza. Esisteva il presente, un minuscolo punto d'appoggio, ma non c'era alcun domani. L'abisso sul cui orlo le sembrava di trovarsi era colmo di turbinose brume. In basso, sotto le brume, esistevano lampi e tuoni e voci possenti, e fuori dell'abisso, molto più in là, presumibilmente il sole continuava a splendere, ma non si poteva sapere quale forma avrebbero assunto le cose, là sotto, né si sarebbe mai riusciti a vincere e a tornar fuori di nuovo, alla luce del sole. Il presente era un passo alla volta nella bruma, un passo in assoluta solitudine, poiché se anche vi si trovavano altre persone, lei non poteva vederle; e il domani era così incerto da non esistere affatto. Il ricordo del passato e la speranza del futuro son cose che tengono compagnia."

 

Nessun commento:

Posta un commento