“Colline d'Estate” di J.A.Baker

"Guardo verso nord, oltre le sgualcite scille della radura. La luce, che è andata continuamente aumentando man mano che le allodole si levavano nuovamente in volo dietro al temporale in fuga, va lentamente mutando. Si condensa in nebbia un misterioso, indistinto vapore che diventa nebbia argentea, attraverso la quale gli alberi lontano si mostrano appena vasti e indistinti, i pioppi assumono la forma di abeti. L'acqua corre giù lungo i muschiosi tronchi degli alberi. Gli aghi di pino brillano di innumerevoli piccoli soli riflessi. I pini grondano ora di una loro pioggia, ma fuori dal bosco la pioggia è cessata, e un freddo sole torna nuovamente a brillare. Le capinere e le bigie grosse cantano, come hanno sempre fatto, anche se ora il canto non è più messo in risalto dalla pioggia. Dalle scille si sprigiona un profumo più intenso, meno dolce, freddo e penetrante come l'acqua di fonte. I boschi lontani, che solo un'ora fa si levavano alti nell'afosa foschia, sfumano via perdendosi nella nebbia. Appartengono ormai all'autunno, alle ombre, nonostante che il sole splenda ancora. La giornata del bosco è finita. Un allocco canta tra i pini, dove la notte piovosa è già cominciata."

"La collina degrada ripida entro la verde bruma boschiva, l'incerta foschia della primavera. L’aria più alta sembra discendere lentamente. Un sentiero luccica e va a perdersi tra le fitte piantagioni di abeti, oscuri alberi riluttanti in strati minacciosi, fin laggiù, dove i pioppi scintillano debolmente. Le foglie dei pioppi, d’un pallido giallo ramato, sono ancora tutte avvolte nella loro guaina. Sotto la morbida luce grigia delle nuvole di prima mattina, risplendono di una loro perpetua luminosità. Sono ormai sufficientemente grandi da ondeggiare appena alla brezza che si leva, dondolandosi sui piatti steli come bronzee farfalle. Il sentiero si addentra in boschi di querce contorte ed esili betulle argentee. La verde luminosità delle foglie è invitante. Un cuculo lancia il suo richiamo, immerso nel primo caldo estivo." 

"Il cuculo lancia nuovamente il suo richiamo nell'aria densa. Muri di mattoni rossi, addolciti da gialli licheni, racchiudono un giardino dimenticato, il silenzio di una casa vuota. La bianca fioritura di un pero crea una nuvola al di sopra del muro, un bianco bagliore sull'azzurro del cielo. (...) Questo luogo sembra essere il cuore del bosco. La luce qui è più cupa, si prova la sensazione di trovarsi al cospetto di una imminente rivelazione. Ma è una sensazione illusoria. (...) I fiori di un lontano ginestrone galleggiano come una nebbia gialla sul caldo turgore azzurro del ginestrone."

"Lungo il fianco del bosco c'è una siepe di biancospino. Le migliaia di piccole foglie disegnano verdi ovali festonati dai riverberi luminosi. Scintillano come se ciascun palmo concavo trattenesse una lucente goccia d'acqua. (...) Una marasca in fiore imbianca l'aria circostante; i petali caduti ai piedi dell'albero disegnano un cerchio di ombra bianca. Ad oriente, il tramonto che avanza e i cerchi sempre più rimpiccioliti delle cime degli alberi sbiadiscono dal verde al grigio, e i pinnacoli avvolti di nebbia della lontana città lievitano lentamente senza mai sollevarsi sulla lunga luce dell'estuario."

"Il bosco di pini nasconde il sole, come un tenebroso dio del nord che si leva minaccioso sulla bianca strada che precipita ripida verso occidente; al di là, le basse colline verdi si perdono in una grigia foschia autunnale. L'alta città brilla argentea nel sole, e nel suo cielo si disegnano le smerlature dei rondoni in volo. Ma già la semplicità della notte si distende sulla valle. Sotto l'esotico fiorire delle prime luci, un azzurro crepuscolo veneziano batte alle finestre delle case ormai in ombra. Mentre osservo, l'alta città va dileguandosi ed il cielo luminoso si solleva. I pini dal rigido piumaggio diffondono la loro oscurità nell'aria immobile. Un fioco chiarore di luminose betulle brilla sull'oscurità dei pini."

"Mi addentrai ancor più nel bosco, avanzando furtivo, con difficoltà. I corvi volavano lenti nel cielo, con lo sguardo rivolto in basso, scuri e minacciosi. L'aria era fresca e umida. Vi era odore di nebbia, e nulla brillava. (...) Vi fu un fruscio nelle felci, che si aprirono, ed una volpe comparve improvvisamente sullo stretto viottolo davanti a me. (...) In mezzo al bosco, quando avevo ormai deciso di uscirne, mi trovai davanti un gruppo di larici. (...) La luce era inusitata, e trascolorava lentamente nel crepuscolo. Sul limitare estremo degli alberi, un'opaca lucentezza fluttuava al di là dell'oscurità."

"Improvvisamente il canto di un allocco tremò alto nel sole, come un fiore oscuro. (...) L'oscurità sembrava polverizzarsi sulle sue ali. Poi fu accolto nel verde brillante di un agrifoglio, dove ritrovò la notte punteggiata di foglio del suo sonno."

"Una cornacchia nera lanciò il suo stridulo richiamo, profanando la luce con la nera impronta delle sue ali. Il cielo era azzurro, bagnato e tremante. La prima allodola cantò. Il sole si levò nel cielo, e le nere ombre fuggirono via dallo sfavillante arcobaleno risplendente di rugiada dell'erba stellata. Il campo falciato giaceva prono sotto la luce del sole, non più aereo. Apocalittici canti d'uccelli risuonavano da bosco a bosco." Mi incamminai giù per il sentiero, abbagliato dallo splendore del giorno, con la mente ancora avvolta nelle languenti tenebre della notte, quelle tenebre che anche sotto il sole più splendente non svaniscono mai del tutto. Portiamo chiusa in noi stessi la nostra oscurità, i nostri cuori che battono sono neri, le nostre membra si muovono entro neri fasci di muscoli; la luce entra nel nostro corpo solo attraverso un'improvvisa ferita."

"Vi è odore di mutamento nell'aria immobile. La densa oscurità estiva appassisce nel cielo. Il bianco scintillio dell'acqua si spande come una lenta onda. Raggiunge la proda lontana. La grigia nebbia del fiume si alza dall'erba nascosta, si adagia tra le sagome degli alberi. (...) La nebbia si illumina dell'argentea luce delle foglie appuntite dei salici. Tra gli alberi si aprono improvvisi squarci, spazi di aria e di nebbia, dove pioppi e biancospini tremolano e sprofondano verso il suolo. (...) Le canne stormiscono roche nella brezza che si leva. Il sole risplende, e le prime pallide ombre si posano sui campi scintillanti oscurandoli delle forme riverse della notte."


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