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Lozza, che dista 6 km da Varese, è dislocata in tre punti allacciati nel triangolo Lozza inferiore, Lozza superiore e Marcolina. Nei pressi della Marcolina esisteva l'osteria dei nobili Castiglioni, conosciuta come Mercurina, perché sacra a Mercurio, protettore dei viandanti.
Da qui l'uso delle erme, le pietre quadrate sormontate da una testa o due, addossate, che si collocavano nei crocicchi o nelle vie principali, in omaggio alle divinità o per indicazioni delle strade ai viandanti.
Lozza ha poco più di mille abitanti e le case sono disseminate sulle pendici di un colle.
Tale disposizione consentiva, in passato, l'avvistamento dei nemici: per questo Lozza era posta in una collocazione strategica importante.
Lozza nel latino ecclesiastico suonava "Lotia" ed è forse da accomunare alle parole lombarde di origine celtica: lossa, slossa: il termine indicava la melma mista di fogliame e di seccume ammucchiati presso i ciglioni dei campi e specialmente nelle lupe, le fossette verso la strada, dove dalla via stessa e dai campi scolavano le sostanze letaminacee che erano usate come concime.
Siamo nel campo delle ipotesi, ovviamente; ma l'analogia consente di integrare la supposizione: "lozza" o "lotza" trova riscontro nelle radici "leu", greco "lu-ma" per "sudiciume, contaminazione" e "lu-tro-n" per contaminazione; in latino "lu-tu-m", "fango" e nelle voci "lod" usata dal dialetto celtico della Caledonia, nell'alta Scozia. "Lued" e "luth" della Cornovaglia per indicare il fango mentre in Canton Ticino "slozz" significa fradicio d'acqua; "lozzu", in Corso, "melma, fondaccio dell'olio"; vedi analogia con Lodi "città fondata in terra acquitrinosa".
Perciò queste ipotesi sembrano verosimili per Lozza, se si tiene conto della sua natura geografica e delle abitudini dei Celti; la fascia collinare compresa tra Malnate, Vedano Olona e Lozza è sottoposta da secoli ad una lenta azione di corrosione da parte delle acque che anticamente formavano un ghiacciaio, come sarebbe confermato dalle colline moreniche sulle quali sorge il paese, mentre nelle vallate circostanti, ritiratosi il ghiacciaio, rimase il lago.
Popoli nomadi, nei loro primordi, costruivano le loro baite sui declivi dei monti, poiché le terre del piano erano sovente possedute dalle acque, ma comunque vicino ai rivoli o fonti per abbeverare le greggi.
Da ciò deriva che alcuni loro villaggi e luoghi abitati presero il nome dalle acque o dal terreno ad esse prospiciente, come può essere successo per Lozza.
Un'altra tesi sull'etimologia di Lozza, ma non certa, è quella del Sormani che nel suo manoscritto "Notizie sulla Pieve di Seprio-Besozzo-Leggiuno", ipotizza che il nome del paese (in passato scritto Loscia, Loxa, Loza, Loccia) sia da mettersi a confronto con "Loxia", che nell'antichità greca indicava il Sole mentre "Locias" era detta la Dea Diana; l'idolatria del Sole fu la prima a nascere e si propagò sotto i vari sinonimi di Loxia, Apolline, Febo, Osiride.
Sotto questa interpretazione, si potrebbe pensare che i primi abitatori di Lozza adoravano due divinità: il Sole e la Luna, ovvero "Loxia e Locia".
Vi sono altre città che prendono il loro nome dal Sole e dalla Luna: Loches in Francia, Locia in Sarmazia (a nord del Mar Nero), Lozdi da Loza, popolazione abitante presso il Parnaso; il promontorio e la città di Locia nei pressi del faro d'Alessandria d'Egitto.
Scrive Sormani "Noi abbiamo Loza nel Seprio e il borgo di Locio in Valsolda che si interpreta come la Valle del Sole".
Per quanto riguarda la parola "Seprio" (il territorio in cui Lozza fu inserita) sembra che la parola sia derivata da Subrium o Sibrium, registrato dall'Anonimo Ravennate, un autore vissuto nella prima metà del VIII secolo, che compilò in Ravenna un compendio di geografia antica, prendendo come base una carta stradale, del II secolo probabilmente, alla quale si rifà anche l'Itinerarium Antonini.
Numerose sono state le spiegazioni relative al nome di Seprio o Castelseprio, sulla base di quello che potevano suggerire tradizioni, favole, leggende, documenti d'archivio, reperti archeologici.
Nel 1300 Giovanni da Cermenate (nato nel XIII secolo) pensava a un fondatore di nome Subre, figlio di Tubal, figlio di Iaphet, che secondo la leggenda visse 197 anni, procreando 90 figli da quali ebbe numerosi nipoti.
Da Subre deriverebbe quindi Seprio, ritenuta dagli storici come prima sede degli Insubri.
Questa fantasiosa tesi fu accettata anche da Benzo Alessandrino e da altri.
Il Bugati ("Historia Universale", 1571) derivava da "Subrura" il termine "Subria", detto poi Insubria; un'altra ipotesi faceva derivare il nome da Subre Tusco, personaggio di gigantesche sembianze, che edificò un castello chiamato Seprio e al quale veniva attribuita la fondazione mitologica dell'Italia, detta Esperia.
Diamante Marinoni, nel "De origine urbis Mediolani ac Nobilium Familiarum", scritto nel '500, voleva Castelseprio fondata, prima di Milano, dai Tusci, fin dai tempi di Gianp e ne ricavava il nome da "Sephrion", che significa "Judicii Locus" o anche da "Sepher", che suona "decus pulchritudo".
Controverse sono le etimologie date sul nome Seprio, a causa della sua differenza da "Sèver", poiché così era chiamato il castello dai contadini del luogo, che avevano mutato l'antica "b" di Sibrium in "v".
Secondo il gesuita Guido Ferrari (1717-1790) l'origine degli Insubri richiamava la città di Seprio, il cui antico nome fu "Sombrio, Sumbrio, Symbrio" ma anche verosimilmente "Simbrivio".
Il vecchio nome di Sumbrio sembra manifestare un'origine Insubra anche se si è preferito avallare il parere dello pseudo-Beroso, come fece l'Alciati, il quale tirava fuori la storia di Subre che arrivato oltre il Po con una schiera di Tusci, fondò la città di Milano.
Quindi, seguendo il consiglio dell'oracolo, la chiamò Insubrio, dal suo nome.
Infatti la Dea Temi, consultata da Subre, se dovesse chiamare Subro il villaggio da lui costruito, gli disse di no e perciò Subre lo chiamò Insubrio, con l'aggiunta di una particella negativa.
Secondo il Castoldi (1615) di Busto Arsizio, che faceva risalire la fondazione di Castelseprio all'anno 272, il Castrum avrebbe derivato il suo nome dagli Insubri, popolo sopravvissuto al diluvio.
Questa derivazione di Seprio degli Insubri fu in fondo sostenuta anche dal Calderini che riteneva che difficilmente si potesse disconoscere il materiale addentellato con la radicale di un popolo, che occupò largamente la regione.
Per Peluso, "Seprium" era un'alterazione di "Sepere" equivalente a "Scavare valli o trincee", come i soldati romani erano abituati a fare intorno agli alloggiamenti.
Questa interpretazione non sembra molto convincente, perché bisognerebbe che "Seprium" aggettivo opposto al nome "castrum" avesse il suo riscontro in un sostantivo "seper", piuttosto che nel verbo "sepere", come l'aggettivo "aprius" deriva dal sostantivo "aper".
"Seper" non esiste in latino, ma esiste "sepes", che condurrebbe a un aggettivo "sepiarium" anziché a "Seprium" come da "ripa" si arriva a "ripuarium"
Il fondatore di Lozza fu considerato Marco Fabrizio, ricordato in una lapide inserita su una parete laterale esterna della chiesa parrocchiale di Lozza, prova della sua fedeltà come glorioso miles medioevale:
HEUS VIATOR
HIC SITA SUNT
M. FABRITII
CASTILIONEI
MILITIS OSSA
HOC VOLEBAM
NESCIUS NE ESSES
VALE
Questa epigrafe indica al viandante il luogo ove riposano le ossa di M.Fabrizio Castiglioni, insieme alla lapide di Donato Castiglioni (morto il 26 dicembre 1490) posta nella chiesa di S.Marco
HEUS VIATOR SUBSISTE PAULULUM
DONATUS CASTILLIONAEUS
CHRISTI ET HYPPROCRATIS DOGMA SEQUUTUS
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