Baratro (Psychedelic Depressive Black Metal)
1) Benvenuti e grazie per avermi contattato! Presentatevi ai nostri lettori!
Salve a tutti e grazie per l'attenzione. Siamo i Baratro band di origine sicula/sarda composta da Baratro alla voce, bestia chitarra, tastiere e backing vocals, Aske al basso e Sorg alla batteria.
2) Vi siete formati sei anni fa. La Sicilia e la Sardegna, le vostre regioni di provenienza, hanno una florida scena Black Metal, e infatti nella vostra bio rivendicate con orgoglio un'appartenenza alla "Mediterranean scene". Potete riepilogare, per i nostri lettori, i vostri primi passi come Baratro o eventuali esperienze precedenti?
Sì, come hai detto tu ci siamo formati 6 anni fa tra la Sicilia e la Sardegna, ultimamente devo dire che nelle nostre 2 isole hanno una florida scena per quanto riguarda la musica estrema e molti locali supportano la scena underground. Prima dei Baratro ogni singolo componente faceva parte in altre band, io facevo parte degli Inertia band heavy metal, nei Wild n' Wasted di Roma e nei Sacrestia Obscura di Roma, mentre altri componenti facevano parte dei Sangue Malefico (Raw Black Metal in italiano), dei Sarcofago e negli Aske Sorg con la Ricordi Sepolti Productions.
3) La copertina è un buon biglietto da visita per descrivere, subito a livello visivo, tematiche e sound; ne avete scelta una che si inserisce perfettamente nella tradizione Black Metal più gelida e mortifera, elementi che descrivono appieno il vostro sound!
Il nostro sound è riconoscibile come Psychedelic Depressive Black Metal e le tematiche che affrontiamo parlano di misantropia, depressione e anticristianità. La copertina raffigura Lilith la madre dell'abisso abbiamo voluto rappresentarla perché chi si trova nel baratro compie degli atti estremi che possono concludere alla morte.
4) Ho adorato l'idea grafica del vostro logo, corredato con la Triscele, un antichissimo simbolo, che voi riproponete con la testa della Gorgone resa ancora più aggressiva!, corredata da quelle che mi sono sembrate le teste della "Bandiera dei Quattro Mori", simbolo della Sardegna!
Ti ringrazio che ti sia piaciuto il logo. La triscele raffigura le origini siciliane di 2 componenti del gruppo come la gorgone che fa parte della mitologia greca (infatti 2 componenti sono nati a Gela di fondazione greca), poi la scelta dei 4 mori simbolo della Sardegna. Quindi abbiamo unito nel logo le nostre 2 isole di appartenenza raffigurando nel logo i simboli in maniera aggressiva e diabolica che rispecchiano il nostro sound.
5) Come mai la scelta di usare l'italiano per "Baratro" vostro primo singolo? Non avendo ascoltato altro di voi, vorrei chiedervi se anche le altre canzoni che formano il vostro debutto sono state composte in italiano.
Abbiamo scelto l'italiano perché è la nostra lingua madre e a volte nelle nostre canzoni mettiamo qualche parola in dialetto siciliano e sardo per preservare le minoranze linguistiche. La canzone parla della difficoltà ad uscire quando sei nel baratro ed è inutile prendersela con il destino dato ogni singola persona è complice delle sue azioni e delle sue scelte. A breve uscirà anche un lyrics video del singolo. Abbiamo composto anche un'altra canzone intitolata "Four Wall" dove affrontiamo il tema della claustrofobia e della depressione.
6) Nella bio accennate ad uno split album. Volete dirci qualcosa di più?
Lo split album uscirà tra 20 giorni è uno split fatto con la band Sangue Malefico non sono altro che delle canzoni composte dai nostri componenti in altre band di cui hanno militato. Le canzoni saranno in italiano e si chiameranno "il Marchio Nero" e "Sentenza Diabolica" . Poi le altre canzoni saranno "Cypress Vomitory" e il pezzo instrumental "The Raven's Song".
7) Non so se abbiate all'attivo esperienze live; se così fosse, ce ne volete parlare?
Tutti noi abbiamo esperienza ventennale con molti live alle spalle, in passato alcuni componenti della band suonavano dal vivo le cover delle band del True Norwegian Black metal per tutta la Sicilia un tributo per quella musica che ci accomuna ricevendo buoni propositi. Per quanto riguarda i Baratro per ora stiamo componendo nuove canzoni e appena avremo un discreto numero di canzoni non vediamo l'ora di suonare dal vivo.
8) Bene, siamo giunti alla conclusione di questa intervista: concludete a vostro piacimento!
Ringraziamo te, tutti i tuoi lettori. Inoltre seguiteci su instagram ,spotify, youtube soprattutto nella pagina yt della nostra casa discografica la Ricordi Sepolti Productions.
Riscoprendo i Sobre Nocturne!
Sobre Nocturne! Riscoperti da questa recensione "vintage", non avendo memoria di loro, sono andata a cercarli su youtube... e, sorpresa!
Mi hanno subito conquistato con il loro Gothic Metal "operistico" (ma che non eccede mai diventando vero e proprio Symphonic Metal, anche grazie ai tempi piuttosto "lenti" e alla registrazione un po' "vintage e ovattata", come piace a me) che ricorda i primi Tristania (quelli del Capolavoro "Widow's weeds") e soprattutto Haggard e i Therion della svolta Gothic operistica.
https://www.youtube.com/watch?v=XseYgbEQLzM
Un gruppo uscito nel 1996 che purtroppo all'epoca di questo "Serpentine Dreamweaver" nel 1999 (corredato da una copertina troppo striminzita che non rende appieno le atmosfere del disco, però!)
non ha avuto "la giusta visibilità" che gli avrebbe permesso di spiccare insieme a Therion ed Haggard nella scena Gothic Metal\proto Symphonic Metal.
😍💜
Da riscoprire oggi, ringraziando anche chi li ha caricati su YT, permettendo che questa piccola gemma non andasse perduta. 🥹
Ringraziando chi usa i social network in modo intelligente, al contrario dei pincopallini che si impegnano per rendere YT un vespasiano, con il preciso intento di inquinare ed intossicare tutto quanto di culturale e costruttivo si fa (in una marea di kitch e pacchianeria trash che ormai è la prassi dei social network).
Perciò, se già vi piacciono gli Haggard e i Therion andrete a colpo sicuro con i Sobre Nocturne.
Se li vedo a qualche banchetto alle fiere del disco li acquisterò sicuramente perché questo loro album che ho sentito "in formato virtuale su YT" mi è piaciuto davvero tanto e non sarebbe male aggiungerlo alla mia discografia di classici del Gothic Metal.
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Commento introduttivo al "Marchese di Roccaverdina"
"Il Marchese di Roccaverdina", il romanzo più famoso di Luigi Capuana fu ispirato alla vita sentimentale dell'autore: infatti, dal 1875 al 1892 Capuana ebbe una relazione con Giuseppina, una giovane domestica; dalla loro relazione nacquero diversi figli, tutti alloggiati all'ospizio dei trovatelli.
Poi fu lo stesso Capuano a sistemare Giuseppina con un matrimonio di convenienza.
A questa donna, Capuana indirizzò diverse lettere d'amore in dialetto.
Nell'episodio autobiografico di Capuana si rispecchia lo scenario sociale cupo e drammatico che è il naturale orizzonte di tanta narrativa siciliana dell'epoca del Verismo, uno scenario di ardenti passioni e penosi segreti, di grida del cuore e di silenzi; inoltre vi è racchiusa la traccia della vicenda del romanzo.
"Il Marchese di Roccaverdina" venne pubblicato vent'anni più tardi dei "I Malavoglia" e conclude l'esperienza della narrativa verista; il romanzo di Capuana è per molti aspetti il romanzo-tipo del Verismo ma in esso confluiscono anche elementi del romanzo psicologico.
Una delle ambizioni più evidenti di Capuana era quella di far coesistere il modello del romanzo naturalistico con inserti di moderna e tormentata psicologia.
Il punto di partenza del romanzo è di stampo veristico-naturalista: la Sicilia fosca ed immobile, con i solitari paesaggi, le campagne arse solcate da aride e sassose mulattiere, i palazzi padronali alteri, una società divisa rigidamente in ceti segnati da destini incomunicanti, la rassegnazione silenziosa dei poveri, fa da sfondo per tutta la prima parte del romanzo.
Ecco come si presenta Agrippina, la ragazza di cui il marchese ha fatto un'amante sottomessa e fedele: "Vestita a lutto, avviluppata nell'ampia mantellina di panno nero che le copriva la fonte, lasciando scorgere, tra le falde tenute strette con le due mani sul mento, appena gli occhi, il naso, la bocca."
Il nero di cui è avvolta suggerisce il senso di una tragedia tacita e antica (del resto, sul finale, compare la pazzia), il cui unico compenso è la dedizione assoluta dell'offerta d'amore.
Il marchese, quando se ne deve liberare, la dà in sposa ad un suo fido fattore, ma impone una condizione inumana: dovranno vivere in castità.
Quando sospetta che il giuramento sia stato infranto, il marchese uccide il marito e lascia che del delitto sia accusato un innocente.
A quel punto, nel romanzo inizia la virata psicologica, il flusso di coscienza e il rimorso che perseguitano il marchese.
Le luci del dramma si spostano dallo scenario arcaico della Sicilia agrario-feudale al travaglio di un'anima che corre verso la dannazione; al quadro sociale, si sostituisce la psicologia del rimorso.
Negatagli l'assoluzione del confessore, il marchese prima cerca conforto nello spiritismo (Nota di Lunaria: e purtroppo Capuana qui non sviluppa, come avrebbe potuto, una vena gotica-spettrale che avrebbe reso il romanzo più cupo) e poi attraverso il matrimonio, un nuovo status, ma è tutto inutile; e qui inizia la terza fase del romanzo, dove a poco a poco fa capolino l'ombra della follia, mitigata in parte dalla ricomparsa di Agrippina, che non più "donna che infiamma la lussuria", ma donna di pietà che assiste, misericordiosa, il marchese ormai preda del delirio.
Agrippina, sacerdotessa della pietà, che "bacia e ribacia quelle mani quasi inerte, che avevano ammazzato per gelosia di lei... grata e orgogliosa di essere stata amata fino a quel punto dal marchese di Roccaverdina", alla fine trascinata via, e, ancora una volta, rassegnata a quel che il destino aveva scelto per lei, sempre fedele fino all'abnegazione più totale, all'uomo che prima si era incapricciato di lei, poi l'aveva data via.
"Uscì fuori, oltre la cinta degli eucalipti, su la linea dei seminati che già incominciavano a ingiallire. Mai egli non aveva visto tale meraviglioso spettacolo di sano rigoglio. Le spighe si piegavano in cima dei pedali del grano così alti da nascondere un uomo a cavallo che si fosse inoltrato in mezzo ad essi; e i seminati si stendevano a perdita d'occhio, da ogni parte della pianura, ondeggiando dolcemente fino a piè delle colline attorno a Ràbbato. Là i vigneti nereggiavano in grandi scacchi, col fitto fogliame, e gli ulivi arrampicati per l'erta, macchinosi, protendevano i rami in basso quasi volessero toccare il terreno. Ma quelle vigne ch'egli sapeva cariche di piccoli grappoli che tra qualche mese si sarebbero ingrossati e anneriti o ambrati sotto il benefico calore del sole; ma quegli uliveti che, avuta una felicissima fioritura, erano già onusti di frutti inverdicanti lietamente per la maturazione, non gli producevano, quel giorno, nessuna impressione di gioia; quasi vigne ed uliveti non avessero poi dovuto dar lavoro alle macine, agli strettoi, ai pigiatoi, e riempire i coppi e le botti. Perché questo scorato presentimento? Non sapeva spiegarselo."
Ovviamente rivendicato con... https://www.youtube.com/watch?v=mGSTGwcGono




























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