"La Morte a Venezia" di Mann

(...) Si sentiva spinto verso l'aria aperta, a scrutare il cielo, se non volesse chiarire sopra Venezia. Non aveva mai pensato che questo non dovesse accadere, perché la città sempre lo aveva accolto nello splendore.

Ma cielo e mare rimasero foschi e plumbei, ogni tanto cadeva una pioggerellina nebbiosa, ed egli si rassegnò a raggiungere per via d'acqua una Venezia diversa da quella che aveva trovato giungendovi da terra. Se ne stava appoggiato all'albero di trinchetto, lo sguardo perso lontano, aspettando la terra.

Pensava al poeta melanconico-entusiasta, al quale in passato le cupole e i campanili dei suoi sogni erano sorti dai flutti; ripeteva fra sé frammenti di quel canto misurato che allora era sorto da devozione, felicità e mestizia aveva preso forma, commosso e senza fatica, dalle sensazioni; esaminava il proprio cuore grave e stanco, se mai un nuovo entusiasmo e una vertigine, una tarda avventura del sentimento potesse ancora essere riservata al viaggiatore ozioso.


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