Nella paglia (racconto horror)


"Bert", lo chiamò sua moglie, vedendolo rientrare dal campo. "Bert, credo che ci sia qualcosa nella stalla, in quel grosso mucchio di paglia. Un qualche animale, dev'essere."

Bert sistemò le bretelle della sua salopette e depose il rastrello che aveva in mano. "è ancora il solito procione, probabilmente. Pensavo di averlo cacciato via."

Seguì la moglie nella stalla e si fermò accanto al cumulo di paglia che teneva lì per le mucche. La paglia occupava un intero scomparto, torreggiando sulla sua testa, e avrebbe potuto facilmente nascondere una dozzina di procioni.

"Adesso non sento niente", osservò Bert.

"Sta zitto e ascolta!"

Rimasero immobili per un minuto intero, aguzzando le orecchie per sentire eventuali fruscii nella paglia. Ma inutilmente. Alla fine Bert disse "Doris, te lo sei sognato di nuovo. Non c'è niente nella paglia."

"Ti ripeto che io ho sentito qualcosa!"

Bert punzecchiò il mucchio con un forcone che era lì a portata di mano, e si fermò ancora in ascolto. Ma continuò a non sentire nulla. 

"Su, andiamo", disse alla moglie. "è quasi ora di cena."

Uscirono dalla stalla e s'incamminarono assieme verso le fattorie. Sulla soglia della cucina, Doris lanciò un'occhiata alle proprie spalle, con un'espressione perplessa sul volto, ma non disse altro.

Solo una settimana più tardi, Bert cominciò ad accorgersi dello strano comportamento della moglie.

Aveva arato col trattore il campo a sud della fattoria, preparando il terreno per una semina primaverile di avena.

Quando rientrò nel tardo pomeriggio, trovò la casa vuota. Doris non era nell'orto né in qualsiasi altro posto visibile, eppure l'autor era tuttora parcheggiata nel vialetto percorso da profondi solchi accanto alla casa.

"Doris!", chiamò Bert. "Doris, sei lì nella stalla?"

Non si udì risposta, ma un istante dopo lei apparve, camminando con passo frettoloso, guardando dietro di sé verso la porta della stalla.

 "Doris, che diavolo stavi facendo là dentro?"

"Io..." il volto della donna era mortalmente pallido, le mani le tremavano.

"Bert... quella cosa nel mucchio di paglia! è ancora là, e credo che stia crescendo!"

"Che razza di sciocchezza è mai questa?"

Bert andò nel soggiorno e tolse la doppietta della rastrelliera. Infilò due cartucce in canna e richiuse l'arma con un colpo deciso.

"Adesso lo vedremo", borbottò tra sé, e oltrepassando la moglie entrò nel cortile. Doris, come lui ben sapeva, stava attraversando quell'età particolare in cui le donne a volte hanno dei problemi, però finora non aveva mai mostrato alcun segno di immaginarsi le cose.

La porta della stalla era aperta e oscillava debolmente nella brezza pomeridiana. Bert entrò e fissò il cumulo di paglia attentamente. Già, in effetti gli sembrava chissà come diverso, anche se non sapeva proprio stabilire con esattezza in cosa consistesse la differenza. Più grande, forse no… no, quella era un'assurdità. Dalla fine dell'estate dell'anno prima, lui non aveva più aggiunto paglia al mucchio.

"Bert..."

"Sta indietro. Adesso sparo lì dentro. Se c'è davvero qualcosa, una scarica di pallettoni dovrebbe farla uscire allo scoperto." 

Mentre Doris si copriva le orecchie per ripararsi dalla detonazione, il marito premette entrambi i grilletti della doppietta. La paglia si sollevò, sussultando e svolazzando sotto la violenza dell'impatto, ma all'interno del cumulo non si notò alcun movimento.

"Bene", osservò Bert, dando un'occhiata alla moglie, "fosse quel che fosse, adesso pare che non ci sia più."

Doris non rispose subito. Rimase invece a fissare il mucchio di paglia.

"Sì", convenne alla fine, e si voltò, uscendo dalla stalla.


Nelle settimane che seguirono, Bert si rese conto in modo via via più evidente delle strane attività della moglie. Parecchie volte, rientrando inaspettatamente dai campi, la trovò nella stalla. E quando le chiedeva che cosa ci facesse, lei inventava qualche scusa palese per giustificare la propria presenza in quel posto.

Un giorno, venendo al dunque senza mezze misure, Bert le chiese: "è ancora quell'animale? Quello nella paglia?"

"No", rispose la moglie, e si affrettò ad allontanarsi.

Dopo quella volta, lui non accennò più alla paglia, ma mentre le visite di Doris alla stalla si facevano più frequenti, la curiosità e la preoccupazione di Bert crescevano di pari passo. Bert stesso cominciò a sgaiattolare furtivo nella stalla, spesso quando lei stava riposando o era andata in città. Il mucchio di paglia era sempre lì, e ogni volta gli sembrava davvero più grande di prima.

Era come se stesse crescendo… o qualcosa sotto la paglia stesse crescendo.

Alla fine, raggiunto un giorno il limite della sopportazione, Bert attaccò la paglia con la forca, e trascorse l'intera mattinata a spostarla da un lato della stalla all'altro. Sotto di essa non trovò che terriccio molle e fangoso. Mentre lasciava la stalla per tornare ad arare, Doris si affacciò sul portico posteriore della cascina. 

"Credi che così la smetterà?", gli domandò.

"La smetterà?"

"La smetterà di crescere."

Bert distolse rapidamente lo sguardo dal volto della moglie. C'era una specie di espressione folle nei suoi occhi, e lui non se la sentiva di affrontarla.


A partire da quel giorno, Doris trascorse la maggior parte delle ore nella stalla. Il marito invece evitava quel posto il più possibile, specialmente l'angolo del cumulo di paglia. Ma le volte che sbirciava all'interno, dovette riconoscere che il mucchio stava veramente crescendo.

Anzi, cresceva più in fretta di prima, e ben presto avrebbe riempito l'intero edificio.

"Ho intenzione di chiuderla con un lucchetto", disse una sera Bert, dopo cena.

"Cosa?"

"Ho intenzione di chiudere la stalla con un lucchetto. Non devi più tornare là dentro."

"Ah, allora mi credi, finalmente?", disse sua moglie.

"Non ho detto che ti credo o non ti credo. Ho solo detto che voglio mettere un lucchetto alla stalla. Hai già fin troppe cose da fare qui in casa. Non c'è bisogno di andarli a cercare i guai."

E la mattina seguente Bert mantenne la parola.

Un solido lucchetto venne fissato all'ingresso della stalla.

Naturalmente, se avesse voluto farlo, Doris sarebbe ancora potuto entrare passando dal recinto del pascolo del bestiame, però quel lato della stalla era rivolto verso i campi dove lui lavorava, quindi Bert era convinto che lei non avrebbe tentato quell'ultima soluzione.

Quando rientrò la sera, dopo un giorno di aratura, la trovò in cucina, occupata nelle faccende domestiche e intenta a canticchiare una canzoncina tra sé.

Era la prima volta in parecchie settimane che tutto sembrava normale.

Solo quando Doris iniziò a preparare la tavola per il pasto serale, Bert notò per caso lo stelo di paglia attaccato a un lato della gonna di lei.

Si precipitò allora fuori dalla cucina, scese i gradini sul retro, attraversò il cortile e raggiunse la porta della stalla. Il lucchetto era ancora chiuso, ma la cerniera ad occhiello era stata divelta dal legno, strappata apparentemente da una misteriosa forza terrificante. Col cuore che batteva forte, Bert esaminò la porta con maggior attenzione.

C'erano dei segni, dei graffi profondi sulla vecchia asse di legno. Ma erano sul lato interno della porta.

La forza che aveva divelto la cerniera del lucchetto era provenuta dall'interno della stalla.

Bert lasciò andare la porta, che oscillò sui cardini, e mosse un passo cauto oltre la soglia.

"D'accordo, chiunque tu sia! So che sei qui dentro!"

Ascoltò, ma non gli giunse alcuna risposta, non percepì alcun movimento.

"Forse avrai anche stregato mia moglie, però ti avverto che con me la musica cambia. Io so come sistemarti, chiunque tu sia."

Mentre attendeva, ascoltando, sforzandosi di scorgere qualche movimento nell'oscurità della stalla, Bert rimpianse di non aver portato con sé la doppietta. Fosse quel che fosse, il fucile…

Le sue orecchie distinsero un rumore, debole, quasi impercettibile.

Ma indubbiamente un rumore.

Regolare.

Come un battito cardiaco debolissimo, soffocato. Un battito cardiaco sotto un mucchio di paglia.

"Chi sei?", urlò Bert. "Cosa sei?"

Qualcosa si mosse alle sue spalle, e lui si girò di scatto, trovandosi di fronte Doris, ferma sulla porta della stalla.

"è grande", disse la moglie, parlando con voce talmente sommessa da riuscire a stento comprensibile.

"Ormai è più grande di te, e ogni giorno continua a crescere sempre più."

"Vattene via di qui", le ingiunse Bert. "Torna in casa."

"Ormai non puoi ucciderla quella cosa... No, prima che tu riesca ti avrà ucciso."

"Tornatene in casa", ripeté lui. La voce della moglie gli faceva venire i brividi.

Quando Doris fu uscita, Bert decise di non perdere altro tempo. Sia che la cosa nascosta nella paglia fosse vera, sia che fosse un frutto ossessivo dell'immaginazione della moglie, lui voleva farla finita una volta per tutte. Prese allora dal deposito degli attrezzi un fustino di benzina da venti litri, e lo vuotò sul cumulo di paglia.

Quindi accese un fiammifero e si tirò indietro. La paglia si incendiò all'istante, sprigionando lingue di fiamma che sfioravano il tetto della costruzione, illuminandone l'interno in modo più vivido di quanto Bert non avesse mai visto finora.

Di fronte all'avanzare delle fiamme indietreggiò, fermandosi nella stalla solo quel tanto che bastava per staccare mucche e manzi, e far uscire le bestie nel pascolo esterno. Poi Bert si avviò verso la cascina. Doris apparve sul portico del retro, e il bagliore dell'incendio si rifletteva già sul suo volto.

"Credi che questo possa fermarlo?", gli disse lei con aria di sfida.

"Così sei riuscito a bruciare una stalla inutilmente."

"Chiama la squadra volontaria antincendio", fu la replica del marito. La sua voce era stanca, se ne rese conto lui stesso. Ora Doris parlava dell'essere misterioso usando il pronome maschile, invece della cosa, e lui si domandò quando fosse avvenuto quel cambiamento.

Forse era avvenuto solamente nella testa di Doris, dopo tutto. La fantasticheria di una donna senza figli, che immaginava di avere un figlio grandissimo che cresceva sempre più, là nella paglia.

Quando arrivarono i pompieri, la stalla era ormai stata completamente rasa al suolo dal fuoco. Bert osservò i resti con una certa tristezza, sua moglie si rifiutò categoricamente di osservare, ritirandosi invece nella propria camera da letto.

Una volta domato l'incendio, una volta che i pompieri se ne furono andati, Bert raggiunse Doris al piano di sopra per tenerle un po' compagnia.

"Non l'hai ucciso", gli disse lei con tono pacato, sedendo nel buio.

"Doris..."

"Verrà a cercare noi due, adesso. Verrà presto."

"Andiamo, smettila di parlare così, Doris. Non c'era niente nella stalla."

"Sì? Allora perché l'hai incendiata?"

Bert sospirò e non aggiunse altro. Era inutile che cercasse di parlare con lei. In quella casa Doris era ormai come un'estranea.


Bert si risvegliò avvertendo ancora nelle narici l'odore acre del legno bruciato. Sebbene non fosse ancora l'alba, il letto al suo fianco era vuoto. In silenzio, si alzò e scese al pianterreno, in cucina, ma Doris non c'era.

La trovò poi nel cortile sul retro della cascina, intenta a frugare tra i resti carbonizzati e inzuppati d'acqua della stalla. Quando la riportò in casa, lei stava singhiozzando.

Era decisissimo a chiamare un medico quello stesso giorno, ma alla fine lasciò perdere. Uno psichiatra avrebbe potuto trovarlo solo in città, e sapeva che il vecchio dottore non sarebbe stato di alcun aiuto a sua moglie. Durante la giornata non la abbandonò un solo istante, e notò parecchie volte che Doris piegava il capo, quasi ponendosi in ascolto di qualcosa che lui non era in grado di sentire. Quel giorno lei parlò una sola volta, in un momento di apparente lucidità.

"Bert", lo supplicò, "stanotte chiudi a chiave la porta della camera da letto."

"Certo, cara. Non preoccuparti."

"Chiudila a chiave!"

"Lo farò", promise Bert.

Quella notte, nonostante lui avesse chiuso la porta con il chiavistello, Doris tremava nel letto al suo fianco.

Bert cercò di scaldarla col proprio corpo, ma fu inutile, così rimase coricato ora appisolandosi, ora svegliandosi, e chiedendosi cosa gli tenesse in serbo il domani. 

Era a letto da qualche ora, quando lo sentì.

Lo stesso battito regolare che una volta proveniva dalla stalla.

Ora comunque era più forte, come se la paglia non lo soffocasse più, come se quell'essere, o quella cosa, fosse cresciuto.

Doris si sollevò a sedere sul letto. Lui non poteva vedere la sua espressione al buio, non sapeva se dal volto della moglie traspariva terrore o sollievo.

"Si sta avvicinando", disse, rivolto più che altro a se stesso. "è in casa! Mio Dio, Doris... che cos'è?"

"Qualcosa", rispose lei, in un biascichio confuso. 

"Qualcosa che si è formato... così... là fuori, nella paglia. Sotto la paglia, dove c'è tiepido umido e buio."

Poi Bert udì un graffiare sul lato esterno delle porta della camera da letto, un rumore prodotto da lunghe unghie o dagli artigli di qualche animale. E ricordò i segni visti sull'uscio della stalla.

"Mio Dio!", gridò, "è venuto a prendermi!"

In quel mentre, Doris scese dal letto, fermandosi di fronte al marito nell'oscurità, e lui si sentì quasi felice di non poterla scorgere in volto.

"No", disse Doris. "è venuto a prendere me."

E tolse il chiavistello dalla porta.

Bert afferrò, dopo averla accesa in tutta fretta, la lampada del comodino, brandendola come un'arma sopra il proprio capo, e vide la creatura che si parava di colpo sulla soglia, riempiendola con la sua mole. Aveva ancora della paglia appiccicata al corpo umidiccio, e portava tuttora con sé l'odore dell'incendio, che l'avvolgeva come un'aura. Dapprima Bert pensò che si trattasse di una specie di orso mutante. Ma poi vide l'artiglio, e prima di potersi muovere venne aggredito.

"Doris!", urlò, "prendi la doppietta!"

E la creatura cominciò a strappargli la carne.


La polizia giunse alla cascina due giorni dopo, chiamata da un vicino che aveva denunciato l'apparente scomparsa di Bert e della moglie. 

Trovarono Bert nella camera da letto del piano superiore, col corpo straziato, maciullato e gettato in un cantuccio come un vecchio cencio.

"Secondo te, cosa può aver causato una cosa del genere?", chiese il primo agente al suo collega.

"Un qualche animale. Guarda quelle impronte di artigli!"

Trovarono Doris al pianterreno, il cadavere raggomitolato dietro un divano. Si era fatta saltare parte della testa con una scarica della doppietta del marito.

"Fosse quel che fosse, la bestia ha aggredito il marito ma ha lasciato stare la donna", osservò il primo agente.

"Chissà perché si è sparata? Perché non ha usato il fucile contro quella bestia?"

Il primo poliziotto si strinse nelle spalle. 

"Mah. Comunque è meglio che chiamiamo dei rinforzi. Quella specie di bestia ha lasciato delle tracce là fuori, che si dirigono verso i resti di quella stalla."

"Impronte?"

"No. Steli di paglia bagnati di una specie di muco."

"Strano, però", disse il secondo agente, sollevandosi dal corpo di Doris. "La donna ha proprio della paglia identica su tutta la camicia da notte, e sulle braccia."

Il collega si grattò la testa. "Sembra quasi che si sia sparata solo dopo che quella creatura se n'era andata, lasciandola stare... che si sia sparata quando ormai era salva."

"Ma questo è assurdo."

Il poliziotto fissò la scia di paglia che usciva dal retro della casa dirigendosi verso la stalla. "Già", convenne. 

"Lo penso anch'io."


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