Cina Antica e Black Metal!

Visto che come idea mi pare interessante, e si unisce l'utile al dilettevole ^-^, nei prossimi giorni cercherò di riportare tutti i miei studi fatti sul folklore (non solo europeo), elencando, di volta in volta, le band che poi effettivamente fanno un discorso culturale interessante, in linea con l'argomento trattato. Del resto che si impara più stando appresso alle band metal e frequentando i mercatini dell'usato, che non andando all'università, è qualcosa che chi legge i miei articoli deve aver ormai compreso da parecchio tempo, eh eh eh ;)

Iniziamo dall'antica Cina!

Info tratte da




Con quella indiana ed ebraica, la cultura cinese è fra le più antiche civiltà superiori che si siano perpetuate senza interruzioni sino ad oggi. Essa ha mantenuto una serie di caratteri peculiari, sviluppando ed elaborando elementi autoctoni e altri mediati dall'esterno in modo originale.
La scrittura non è di tipo alfabetico, ma è costituita da caratteri indipendenti, ciascuno con un significato concreto, la cui presenza ha necessariamente influenzato la logica e il pensiero cinese.
Alcuni caratteri sono dei pittogrammi, altri degli ideogrammi, che rappresentano concetti astratti, attraverso raffigurazioni simboliche e altri ancora hanno origine fonetica.





Le religioni dell'antichità

L'importanza del fattore religioso, la sua funzionalità all'organizzazione politica e sociale, la credenza nel rapporto fra le potenze non umane e il mondo degli uomini e in certe forme di aldilà emergono dall'analisi dei reperti archeologici per epoche precedenti la prima dinastia storica, cioè quell Shang: le relazioni di parentela e la genesi stessa dello Stato sono da mettersi in relazione con elementi di ordine magico-religioso. La stretta connessione fra potere sacrale e potere politico ebbe luogo in un contesto fondato sulle relazioni di parentela, le quali si mantennero nel corso della formazione delle prime forme statali di cui assunsero la funzione di legittimazione.
Questo fenomeno è confermato in epoca Shang - come risulta dai reperti funerari, dalle iscrizioni oracolari e sui vasi bronzei - attraverso il riconoscimento di un rapporto privilegiato fra il clan della famiglia regnante ed il mondo celeste per il tramite degli antenati regali; questi facevano da intermediari tra il mondo degli uomini e la divinità suprema. 
La classe dominante comunicava con l'altro mondo attraverso dei rituali di tipo sciamanico, in particolare la divinazione veniva realizzata mediante l'esposizione al fuoco di scapole di animali e di corazze di tartaruga, e contrassegnava i momenti più importanti della vita di corte e della vita politica ed economica.
Riti sciamanici hanno continuato ad essere praticati nel corso di tutta la storia cinese. La loro presenza ci viene confermata dalle fonti storiche Han che riportano che numerosi sciamani, che abbondavano in tutto il territorio cinese nel III sec. a.c., erano invitati dagli imperatori per la costruzione di altari e templi nella capitale. Nonostante la periodica ostilità dei funzionari, essi mantennero un ruolo rilevante anche a corte. Soltanto con la graduale confucianizzazione dello Stato, a partire dal'editto del 1023 che rimandava gli sciamani nelle province di origine e decretava l'abbattimento di tutti i loro altari, lo sciamanesimo fu progressivamente eliminato dalla capitale, continuando però ad essere praticato a livello popolare.
Ritornando all'epoca Shang, il re e i sacerdoti offrivano regolari sacrifici agli antenati e alle divinità della natura. Dettagliati erano i regolamenti circa le modalità di svolgimento dei sacrifici: le cerimonie contemplavano il lancio di oggetti di giada nei fiumi, l'aspersione del terreno con il vino, la cottura di carne e cereali su altari all'aperto e da essi emerge "il principio di reciprocità" che assieme alla divinizzazione e alla struttura gerarchica sarebbe rimasta alla base della vita religiosa in Cina. Gli spiriti degli antenati che potevano essere raggiunti grazie alle diverse tecniche di comunicazione con l'oltretomba, potevano svolgere un ruolo attivo a difesa del proprio clan e contro i suoi nemici, placando le numerose forze ostili che permeavano il mondo della natura. In questo contesto, la divinità suprema era Shang, Shangdi,


fonte dell'unità e dell'ordine (probabilmente, in origine, il Supremo Antenato), al di sopra degli antenati della casa regnante, esercitava il suo potere su tutto l'universo attraverso il controllo dei vari spiriti naturali come vento, pioggia, sole, luna: da qui il nome che significa "Sovrano che sta in alto". La stessa esistenza individuale finiva col costituire un semplice momento di un ciclo che trovava nella continuità della stirpe la propria giustificazione, e la morte era intesa come la dispersione di molteplici energie (qi) materiali e spirituali. Da ciò derivava una visione della morte priva di connotati tragici, poiché l'identità era ricondotta essenzialmente all'unità biologica e sociale.
Tale atteggiamento contribuisce a spiegare l'assenza di un mito delle origini nella Cina arcaica, in quanto veniva meno l'esigenza della ricerca di una "causa prima" o "primo motore" al di là della genealogia che riconduceva a un mitico antenato fondatore. Con la successiva dinastia degli Zhou il concetto di Shangdi si venne ulteriormente spersonalizzando. Mutando il rapporto tra Shangdi e gli antenati della casa regnante, questa divinità si venne separando dagli antenati dei singoli clan, per avvicinarsi al concetto di "ordine universale" e di Cielo; dal Cielo sarebbe stato concesso il "mandato celeste" ("Tianming"), al clan che si fosse dimostrato in grado di possedere il "De", il potere magico (solo successivamente significò "virtù"). I re Zhou assunsero quindi il titolo religioso di Figli del Cielo che indicava la loro responsabilità, oltre che verso i sudditi, nei confronti delle forze naturali e cosmiche. Per ingraziarsi le divinità e ristabilire l'equilibrio delle forze cosmiche danneggiato da qualche errore nei rituali o nelle leggi, essi celebravano sacrifici periodici. Oggetto di venerazione erano anche le divinità della natura, fra cui spiccava quella della terra, rappresentata in una sacra collina ("She"), presente sia nella capitale che nel villaggio.



Se sotto gli Zhou la comunicazione con l'oltretomba perse progressivamente importanza nell'ambito delle pratiche cultuali - anche a seguito dell'imporsi di una divinità suprema, il Cielo, nettamente separata dal mondo degli uomini e degli antenati - i riti familiari continuarono però a svolgere fra i lignaggi familiari un ruolo fondamentale.

La religione popolare doveva incentrarsi in una serie di culti indirizzati alle forze naturali - come le sorgenti, le montagne, le stelle, la luna, il sole, i fiumi - alle quali si attribuiva una potenza magica, che si cercava di propiziare. 








La religiosità contadina, praticata attraverso la venerazione delle divinità della terra e del grano, dei fenomeni atmosferici (vento, tuono, pioggia, acque), dei parassiti, del bestiame e degli alberi, si è conservata grosso modo sino alla fine dell'Impero.
Benché non definita, era diffusa la credenza nell'oltretomba: si sono rinvenuti modellini in legno e ceramica di case, uffici, cibi, vestiario e ornamenti nelle tombe dei funzionari e aristocratici. Si credeva che le anime dei defunti potessero sopravvivere, per un certo tempo, nella tavoletta ancestrale, nella tomba o in un triste Regno degli Inferi chiamato "Sorgenti Gialle". L'ascesa al cielo era riservato a pochi eletti. Un dipinto funerario su seta ci offre la rappresentazione di tre mondi: gli inferi, il mondo dei mortali, il mondo celeste, con tutta una serie di mostri e simboli.

La concezione cosmogonica, che si contraddistingue per l'assenza dell'idea di una creazione ex nihilo, si fonda su alcuni miti, relativi alla separazione del cielo e della terra dal caos originario e di eroi primordiali che avrebbero insegnato all'uomo la civiltà. Alcuni testi tardi raccontano di Pangu, l'uomo cosmico dal cui corpo sarebbero nate le varie parti dell'universo (nota di Lunaria: vedi il parallelo con la Tiamat sumero-babilonese e il Purusha indù, dal quale si originarono le caste; anche l'azteca Coyolxauhqui è una Dea smembrata)
Nella cosmologia tradizionale, il cielo era concepito come una sfera, sostenuto dalle montagne su una terra quadrata; inteso nelle credenze popolari come una specie di divinità suprema maschile contrapposta alla femminilità della Terra, nelle rielaborazioni confuciane divenne la personificazione della potenza cosmica fisica e morale. Secondo alcune fonti, il Cielo era suddiviso in 9 strati, a cui corrispondevano i 9 piani delle acque abissali nel sottosuolo, le Nove Sorgenti: esse costituivano il regno dei morti, ma al tempo stesso era da esse che la vita rinasceva. 9 erano pure le province in cui risultava diviso il territorio dal primo sovrano cinese.


Approfondimento sulla Poesia Cinese

tratto da



Nota di Lunaria: la poesia cinese tradizionale è davvero "difficile" ad una lettura occidentale; sia per il fatto che molto spesso è brevissima, sia per il fatto che - alle nostre orecchie - suona spesso come un non-senso (non c'è un filo logico che leghi i versi). Questo perché la poesia originale cinese, ovviamente, era pensata con la grammatica cinese, e gli ideogrammi, che rappresentavano i concetti, venivano scelti, dal poeta cinese, anche per effetti di "giochi di parole" o musicalità, che erano recepiti dagli uditori; cose che, ad orecchie non cinesi, nella traduzione in lingue europee, si perdono inevitabilmente. Comunque, riporto una poesia, molto probabilmente composta da un'anonima poetessa cinese appartenente alla classe nobiliare. 

A differenza della poesia lirica d'Occidente, cosa che aumenta ancor di più il loro fascino, quelle canzoni sono spesse cantate da donne. Il fatto si spiega senza dubbio per la condizione della donna, legata alla casa (*) e alla fattoria, mentre gli uomini correvano per il mondo.
Sebbene i matrimoni fossero combinati dai genitori, c'erano amori segreti ed appuntamenti furtivi.

I grilli stridono nell'erba
e le cavallette saltellano tutt'intorno;
non vedo il mio amato,
il mio cuore è colmo di malinconia.
Ah, se potessi vederlo,
stringerlo contro di me,
allora il mio cuore sarebbe guarito.
Ho salito la montagna, là in basso a sud;
ho colto delle erbe nel bosco;
non vedo il mio amato,
il mio cuore è colmo di malinconia.
Ah se potessi vederlo...
Ho salito la montagna, là in basso a sud,
ho colto dei fiori sull'orlo del precipizio;
non vedo il mio amato,
il mio cuore è malato d'amore.
Ah se potessi vederlo...
Nella campagna c'è un daino morto.
Lo si avvolge in erbe bianche;
una fanciulla ha la primavera nel cuore:
un uomo innamorato la domanda.
Nella foresta ci sono giovani alberi,
nella campagna un cervo morto;
lo si lega e lo si avvolge in erbe bianche.
Una fanciulla è simile alla giada,
oh, lentamente, dolcemente!
Non si deve toccare la mia cintura,
non si deve far abbaiare il mio cane.


(*) In verità, la condizione della donna cinese è peggiorata con l'arrivo del patriarcale confucianesimo. Per ulteriori approfondimenti consiglio di consultare Bachofen. Sembrerebbe che alle origini ci fosse persino una classe sacerdotale femminile, in Cina, che poi venne sostituita tutta dai mandarini maschi.




Dal punto di vista musicale, invece, c'è da segnalare qualche band interessante, nel Black Metal/Folk:

I Deep Mountains





Anche Empylver è interessante (trattasi di metal atmosferico molto intimista)



ma i più particolari tra tutti sono i Black Kirin, 黒麒 


 sentite un pezzo come "Death Contract"  (投名状)    



o come questo




Non c'entrano con la Cina, ma visto che difficilmente potrò citarli altrove, dato che Mongolia & Taiwan non hanno molta "letteratura tradotta qui in Italia" (ehm...) già che ci sono cito anche i Tengger Cavalry (dalle atmosfere mongole)






e i Bloody Tyrant  暴君  (da Taiwan), autori di un Black Metal sinfonico, come questa ottima 
"落雨賦 ", "Ode to the falling rain"




La band per il cd si è anche ispirata a un poeta locale, 徐如林, le cui poesie erano dedicate proprio alla montagna.






Ho citato queste band perché sono band che alla solita base metal ci aggiungono una personalità cinese che li rende particolari e innovativi, ma esistono ovviamente band cloni che copiano quanto fatto qui da noi, senza aggiungere niente di personale.

Un film horror-fantasy cinese molto carino è "Storia di Fantasmi Cinesi"







Ci sarebbe da parlare anche dell'alchimia e dell'astrologia cinese, dei Ching, dei Moso e del rapporto tra Cina e Vietnam (il Vietnam, per chi non lo sapesse, era probabilmente un matriarcato) oltre che della terribile pratica dei "piedi di loto" ma mi riservo di trattare questi argomenti più in là, magari :D

Comunque, per chi volesse approfondire, consiglio questi libri:




Concludo parlando di stregoneria cinese, argomento che sarebbe perfetto da trattare per molte band cinesi di Black Metal.

Tratto da:

 
Nella religione della Cina Antica gli spiriti cattivi erano detti Kuei, con termine generale che designava anche le anime dei morti, ma vennero poi indicati col termine shen (originariamente soltanto gli spiriti celesti) e con ch'i (spiriti terrestri); appaiono con forma di bambini dai lunghi capelli imitanti la voce umana, con la quale spaventano i viaggiatori, oppure come spiriti delle rocce, demoni senza testa (k'iu-kuang), demoni delle montagne (fang-ling), demoni delle paludi (wei-t'o).
Sempre nella Cina antica la stregoneria, connessa alla credenza demonica, è un notevole filone. I più antichi testi storici presentano gli stregoni, con il nome di Wu, impegnati nel culto statale: la possessione da parte di uno spirito (ling-pao) o di un Dio, l'esercizio di poteri eccezionali, la presenza di intense esperienze personali avrebbero distinto questi sacerdoti-stregoni in modo netto dal clero feudale. Nel "Libro delle Istituzioni della Casa dei Chou", di tarda epoca, gli stregoni appaiono trattati con un certa distanza dal clero statale: "Wu di ambo i sessi in numero enorme... I wu invitati, durante l'inverno, quando predominano gli spettri... essi espellono il male dai palazzi e parimenti fanno per ogni dove, durante la primavera... allontanano i demoni e il mare, espellendo così le malattie... le wu femmine sono incaricate di praticare gli esorcismi in determinati periodi dell'anno, servendosi di abluzioni aromatiche"
(Nota di Lunaria: questo estratto è preso da "Riti o istituzioni dei Chou" di Chou Li; purtroppo non specifica quali fossero queste "abluzioni aromatiche" che usavano le streghe cinesi ma possiamo immaginare che, similmente alle streghe occidentali, anche le streghe asiatiche usassero erbe e avessero comunque una predilizione per le erbe)

Il numero delle donne che praticavano la stregoneria doveva essere notevole. Un testo dello Shih-king riferisce: "che non si preoccupano di preparare più il cibo di casa o di coltivare bachi da seta o di tessere ma preferiscono apprendere il mestiere di scongiuratrici (*); intrecciando le danze al suono dei tamburi, si servono degli spiriti e con codesta pratica ingannano il popolo e circuiscono le donne maritate e le nubili ottenendo che i deboli e i malati quando vengono a trovarsi in bisogno e soffrono, abbiamo timore di loro"


Nota di Lunaria: anche Starhawk in "Dreaming the dark" ipotizza che la caccia alle streghe fosse stata scatenata anche dalle brame di potere dei medici maschi che potevano così "dimezzare" la concorrenza che subivano dalla classe rurale delle guaritrici semplicemente accusando una povera vecchia conoscitrice di erbe e rimedi naturali...

Tornando all'argomento della stregoneria cinese:

Normalmente streghe e stregoni operavano in uno stato di invasamento-trance che era provocato dalla discesa di uno spirito o demone nel loro corpo, talvolta dello spirito di un morto: "In mezzo agli uomini i morti parlano per bocca di persone viventi, provocando loro la trance. Le wu, pizzicando le loro nere corde, fanno scendere le anime dei morti, che allora parlano attraverso le loro bocche. I posseduti vengono chiamati ling-pao: in loro il corpo rimaneva quello della strega, ma il cuore era quello del dio"

(*) La "Scongiuratrice" è una figura presente anche nel sacerdozio femminile hittita; vedi questo stralcio tratto da:




Gli Hittiti avevano anche Sacerdotesse, tra le quali ne spiccava una, detta "La Vecchia" (Su-gi); altre Sacerdotesse suonavano il tamburo (**) e recitavano scongiuri.


(**) cosa che del resto facevano anche le ebree, non in campo sacerdotale, ovviamente, ma durante le feste o le vittorie del popolo ebraico, ed è attestato un paio di volte nella Bibbia, vedi anche la storia della figlia di Iefte.




Lo shintoismo giapponese ci ha trasmesso una mitologia cosmogonica nella quale si presume che in una fase astorica esiste una confusione aurorale dominata da forze numinose avverse e malefiche: "Il rumore delle divinità malefiche era simile a quello delle mosche durante la quinta luna ed esse riempivano tutto del loro sciamare"; si passa all'ordine cosmico proprio attraverso la dominazione di tale confusione demoniaca. Costituito l'ordine, restano nel pantheon alcune divinità perverse. Fra di loro particolarmente importante è il Dio dell'uragano, signore del mare, chiamato Susa-no-wo.
è protagonista delle lotte contro la Dea Sole (Amaterasu) e si carica di elementi negativi, ma nel medioevo diviene un Dio benefico, protettore dell'amore e del matrimonio. Geni malefici dei fiumi sono i Kappa, animali con il volto umano che infestano le sorgenti.
Ika-tsuchi, Padri-Terribili, sono le 8 divinità del tuono che uscirono dal corpo morto di Izanami. Il Dio del fuoco, Kagudzuchi, Padre-Incandescente, ha carattere ambivalente, come fuoco provocatore di disastri e di malattie e come fuoco rituale purificatore. è venerato come spirito maligno (ashihi).
Nel Buddhismo tibetano, soprattutto nel Tantrismo, esistono le Dakini, divinità femminili che hanno assunto particolare importanza. Fornite di potenza magica, di scienza necromantica e di conoscenze soprannaturali, conferiscono il potere iniziatico agli adepti, ma sono energie distruttrici e nefaste quando non vengono trattate secondo le debite osservanze rituali. Rappresentate talvolta come attraenti fanciulle, coperte dei soli ornamenti, sono connesse, per i loro simboli, alle tecniche yogiche cimiteriali e mortuarie. Portano una collana di teschi umani, danzano sui mucchi di cadaveri, bevono il sangue da un teschio foggiato a coppa. Hanno occhi rossi e verdi.  (nota di Lunaria: le Dakini le tratterò quando parlerò del metal tibetano :D )



Molto Black Metal, eh? :D