Magia Nera, Iblis e Black Metal...la scena Black anti-islam


Toglietevi quell'espressione dubbiosa dalla faccia: sì, anche nei paesi islamici (e pure quelli con dittature) si suona Black Metal. Il che non può che rallegrarci a dimostrazione del potere sovversivo che è da sempre prerogativa della Nera Fiamma. Del resto, il Black Metal si è davvero diffuso ovunque, ed è stato ecletticamente mixato alle influenze (e individualità) più varie. E, tanto per rispondere alla domanda inespressa che vi frulla nel cervello... sì, molte band parlano di Satanismo e qualcuna ha persino qualche riferimento all'antica eredità pagana pre-islamica, che è rimasta, in forma più o meno evidente, anche nel contesto islamico. Del resto, per chi si è fatto lo sbattimento sulle fonti esegetiche (come la sottoscritta, a differenza di certe cristianucce di mia conoscenza), sui commenti teologici, comparando le fonti e facendo 2+2, il politeismo pre-cristiano e pre-islamico non hanno segreti (ma ho pur sempre i miei limiti: non so guidare l'automobile! xD GIURO che trovo più facile decifrare un termine ebraico che non - ahimè - avere a che fare con motori&cartelli stradali :P). E per questo dedicherò questa recensione ad alcune delle band più interessanti della scena - uhm, come definirla? - Anti-islamic Black Metal? Kufr Metal? Kafir Metal? Haram Metal? Gahittiyya Metal? - cogliendo occasione di sponsorizzare (ah! il potere dei social!) un bel po' di concettini interessanti... ;)




E visto che il Black Metal è musica - per eccellenza - esoterica, per prima cosa vediamo cos'è il Sihr!


Magia nell'islam

La magia nell'islam costituisce una parte delle cosiddette 'ulum al-gayb, "le scienze occulte" che comprendono la divinazione, l'astrologia, l'oniromanzia e tutti i campi relativi alla profezia. La magia (sihr) è un settore importante, come la divinazione e l'astrologia, a cui alcune forme di magia tendono a sovrapporsi. Seguendo l'abbondante bibliografia sulla magia nell'islam, dividerò le varie categorie di sihr in 3 sezioni:


Magia Nera ('ilm al-sihr)
Teurgia ('ilm al-hawass wa-al-talasim)
Magia Bianca o Naturale ('ilm al-hiyal wa-alsa'wada)


La prima categoria comprende la magia divinatoria, l'esorcismo di demoni, gli incantesimi e le evocazioni di spiriti in forma umana. La seconda riguarda le proprietà dei nomi divini, la numerologia e alcuni incantesimi, la magia o la stregoneria simpatetica, gli amuleti, i talismani, le pozioni, le formule magiche e le proprietà delle piante medicinali. La terza esamina le connessioni tra forze efficaci ed efficienti, l'abilità di scomparire istantaneamente alla vista e la prestidigitazione.
Magia Nera: da molti versetti coranici che si riferiscono alla magia (66 di cui solo 3 rivelati a Medina) si potrebbe concludere che il fenomeno del sihr appare nella rivelazione soltanto sotto forma di condanna di pratiche pagane. Tuttavia, in alcuni versetti la magia viene presentata come un frammento della conoscenza divina che è stata data agli uomini da angeli caduti come Harut e Marut (Nota di Lunaria: in realtà due Dee persiane: Haurvatat e Ameretat). 

Questi angeli hanno rivelato agli esseri umani segreti "che non avrebbero dovuto conoscere"
"così, Dio, nella sua giustizia, decise che tutti gli abitanti della terra sarebbero morti [nel diluvio] perché conoscevano i segreti degli angeli e possedevano l'odioso potere dei demoni, il potere della magia"
Nota di Lunaria: è quel "Sarete come Dei" che il Serpente, simbolo della Dea, suggerisce alla Donna (simbolo della Sacerdotessa) nel giardino del patriarcale jahvè. Vedremo più sotto il punto di vista islamico, alla faccenda.
Un altro gruppo di versetti, che condannano questa ricerca quasi istintiva per gli uomini di penetrare la volontà di dio, connette la magia con la divinazione.





Queste persone stanno raccogliendo tutti gli oggetti di maleficio abbandonati nei cimiteri mettendoli in una sorta di "acqua benedetta", cioè "coranizzata", per annullarne l'effetto.



Magia Divinatoria: i confini tra magia e divinazione restano sfumati. Gli enciclopedisti musulmani, come al-Afkani, Tasköprüzade e Haggi Halifa, nella loro classificazione delle scienze considerano la divinazione una branca della magia. Secondo Edmond Doutté, il passaggio dalla magia alla mantica avviene attraverso un fenomeno di "oggettivazione del desiderio". Che sia induttiva o intuitiva, la divinazione ha in comune con la magia alcune tecniche. Una delle fonti di conoscenza comuni al mago e al veggente è l'ispirazione demonica. Per di più, il veggente arabo (Kahin) e in particolare la veggente donna, praticavano sia la magia che la divinazione cosicché nella letteratura magica islamica le due arti sopravvivono parallelamente, senza confondersi. Entrambe si servono di mezzi soprannaturali per prevedere elementi naturali; entrambe hanno un carattere pratico piuttosto che teorico.  Nel corano e negli hadith non esiste una definazione teorica della magia (*)  (Nota di Lunaria: qui c'è una nota che riporta il titolo di un libro, "La Divination Arabe", di T.Fahd, 1966... ma non penso proprio sia stato tradotto in italiano...)

Esorcismi ed incantesimi: se la Magia Divinatoria fa ricorso ai segreti rivelati dagli angeli caduti, la magia degli incantesimi e delle formule magiche ha lo scopo di spingere i jinn e i demoni a realizzare un desiderio, pronunciando la formula "Azamtu 'alaykum" (Io ve lo ordino). Il corano e gli hadith non dicono nulla al riguardo, ma il pensiero teologico ha elaborato la seguente conclusione, formulata da Haggi Halifa:
"Questa cosa è possibile e lecita, secondo la ragione e secondo la legge; chiunque lo neghi non sia stimato, perché si dà delle arie rifiutandosi di riconoscere l'onnipotenza di Dio: soggiogare gli spiriti, umiliarli di fronte a lui, renderli subordinati agli uomini è uno dei miracoli della creazione di Dio" (H. Halifa, Kasf al-zunun)
Si possono tuttavia distinguere due tipi di evocazione: il primo consiste nel dirigere la mente verso un oggetto diverso da Dio, e pertanto essergli infedele. Quando questa infedeltà diventa uno degli elementi che realizzano l'atto magico attraverso uno dei mezzi usati per compierlo, si tratta di magia proibita. In questo caso il mago agisce in modo malvagio e nocivo per gli altri, e in effetti sorse una controversia tra i giuristi medievali a proposito della questione di sapere "se essi dovessero essere uccisi a causa dell'infedeltà che è antecedente alla pratica della stregoneria oppure a causa della loro attività corruttrice e della risultante corruzione degli esseri creati" (Ibn Khaldun, Al-muqaddimah)
D'altra parte, l'evocazione degli spiriti è lecita quando viene compiuta "con perfetta pietà e completa assenza di qualunque illegalità, in solitudine e isolamento dal mondo e abbandonandosi a Dio" (Hajji Khalifah). Questa interpretazione è sostanzialmente coerente con la concezione demonologica dell'islam che considera i jinn servitori di Dio in modo analogo agli angeli e agli uomini; lo vedremo più sotto.
Gli autori dissentono su come questo potere derivato da Dio debba essere applicato. Fahr al-Din al-Razi riassume così le opinioni dei teologi:
"Quando le condizioni si verificano e gli incantesimi vengono pronunciati, dio realizza i secondi come un potente fuoco devastante, circondando i demoni e i jinn finché i 4 angoli del mondo si chiudono sopra di loro, e a loro non resta alcun posto per nascondersi, né altra scelta che venir fuori e rassegnarsi a fare ciò che è stato loro ordinato. Inoltre, se chi opera è abile, di buona condotta e di moralità ineccepibile, dio manderà angeli potenti e forti ai demoni per ispirarli e guidarli perché gli obbediscano e lo servano" (H. Khalifah)
Riassumendo le posizioni dei teologi musulmani, Haggi Halifa aggiunge: "L'obbedienza dei demoni e dei jinn, agli umani non è qualcosa di inimmaginabile, sia dal punto di vista della ragione che da quello della pratica accettata"
La migliore esemplificazione di questo concetto di incantesimo magico è offerta da certi mistici esaltati, i marabutti nordafricani, o talib, che trasformano l'antica magia pagana e la subordinano all'onnipotenza del dio unico.  In questo caso come distinguere un miracolo ottenuto per grazia divina dall'effetto della magia?
Per i filosofi, queste considerazioni sono riassunte da Ibn Haldun:
"La differenza tra miracoli e magia è questa: un miracolo è un potere divino che conferisce all'anima il potere di esercitare un influsso. Chi opera i miracoli è sostenuto nella sua attività dallo spirito di Dio. Lo stregone, invece, compie da solo l'azione con l'aiuto dei suoi poteri psichici e, in certe condizioni, con il sostegno dei demoni. La differenza tra i due metodi tocca l'idea, la realtà e l'essenza della questione."
Lo stesso Ibn Haldun individua la differenza in criteri esterni, che definisce così:
"I miracoli vengono compiuti da persone buone con buoni scopi e da anime che si dedicano completamente alle buone azioni. Inoltre includono la sfida (tahaddi) dell'aspirazione alla profezione. La stregoneria, invece, viene praticata solo da persone malvagie e in genere è usata per azioni cattive, quali causare la discordia tra marito e moglie, nuocere ai nemici e altre cose simili. Ed è praticata da anime del tutto dedite a cattive azioni."
Egli aggiunge che questo è anche il pensiero dei metafisici e conclude che tra i sufi, alcuni, favoriti dagli atti della grazia divina, sono anche in grado di esercitare un influsso sulle condizioni terrene. Questo non deve comunque essere considerato una forma di stregoneria. Viene compiuto con il sostegno di Dio.
Si potrebbe infine notare che il solo desiderio non basta per essere un mago; per questo occorrono, anzi, una disposizione e una preparazione che non sono necessari a chi opera miracoli. Questa arte, scrive lo pseudo Magriti, può essere praticata e applicata solo da chi ne ha il potere nella propria natura, e Ibn Haldun afferma che i filosofi pensano che il mago non apprenda le arti magiche, ma abbia, per natura, la disposizione particolare che è necessaria per esercitare un influsso di quel tipo. Questa disposizione è chiamata al-tiba' altamm, la natura perfetta; la persona che la possiede ottiene la conoscenza dei segreti della creazione delle cause naturali e del modo di essere delle cose. La citazione che lo pseudo Magriti trae dal cosiddetto "Libro di Hermes il Saggio" definisce la natura perfetta in questi termini:
"Il microcosmo, che è l'uomo, se possiede la natura perfetta, ha l'anima come il disco solare, che resta fermo nel cielo e illumina ogni orizzonte con i suoi raggi. Lo stesso avviene con la natura perfetta, il cui raggio si trova nell'anima; splende fuori, tocca le forze traslucide della sapienza e le conduce all'anima, che è il suo punto di origine, proprio come lo splendore del sole attrae le forze dell'universo e le solleva nell'atmosfera"
L'assimilazione progressiva del mago alle forze che suscita, evoca o invoca contribuisce all'efficacia della sua azione e al successo del suo tentativo. Gli esseri spirituali (ruhaniya) gli appaiono allora in forma personale, gli parlano e gli insegnano ogni cosa.

Evocazioni degli spiriti: nell'invocazione degli spiriti e nell'incantesimo, il mago conta sul servizio dei jinn e dei demoni perché il suo scopo sia realizzato; nell'evocazione, costringe gli spiriti dei morti, i demoni e i pianeti a realizzare i suoi desideri. La necromanzia, che fa parte in effetti della divinazione, è connessa alla magia nera. Come l'evocazione dei demoni, comprende generalmente due fasi: una fase materiale, che consiste nella preparazione di una miscela di vari elementi che fanno parte di una speciale farmacopea e di fumigazioni di ogni genere, e una fase intellettuale, che consiste nella recitazione di una preghiera che nomina tutte le qualità e gli attributi dello spirito invocato ed enuncia i desideri che devono essere realizzati.
L'evocazione degli spiriti dei pianeti si basa sulla conoscenza delle qualità e delle proprietà di ciascuno di essi: il suo colore (rosso-grigio per Saturno, bianco-grigio per Giove, giallo-verde-rosso dorato per Marte, rosso-oro per Venere, un misto di tutti i colori per Mercurio e verde-bianco per la Luna), il suo odore e il suo sapore.
Per evocare lo spirito di un pianeta, bisogna essere vestiti del suo colore e profumati col suo odore; (Cosa che sosteneva anche lo stesso Marsilio Ficino. Nota di Lunaria)




inoltre, attraverso l'ingestione, bisogna assumerne l'essenza e il sapore. Fatto questo, è necessario aspettare il momento in cui il pianeta raggiunge il suo punto corrispondente nello zodiaco, su una linea diretta che non attraversi la linea di altri pianeti di diversa natura. Quando questa condizione si verifica, la linea del pianeta alla terra sarà dritta e ininterrotta.  Si deve quindi realizzare una croce utilizzando il metallo attribuito al pianeta, vuota da un'estremità all'altra e con un buco in cima, che poggi su due sostegni. Questa croce deve essere montata sull'immagine di ciò che si sta chiedendo allo spirito invocato: quella di un leone, ad esempio, o di un serpente se si desidera andare in guerra o sconfiggere un nemico; quella di un uccello, se si chiede di fuggire un pericolo; quella di un uomo seduto su un trono se si vuole ottenere fama, potere e rispetto e così via. Allo stesso modo, se si vuole controllare qualcuno, bisogna forgiare un'immagine della persona da una pietra caratterizzante il pianeta che presiede alla sua nascita, al momento giusto e nella posizione descritta sopra. L'immagine servirà come base per la croce. La scelta della croce ha a che fare con il fatto che ogni corpo prende questa forma; serve così a stabilire una connessione tra la più alta entità spirituale e un'immagine che la ricorda. Si usa anche un bruciaincenso realizzato nello stesso metallo della croce; deve avere solo un'apertura in cima al coperchio, per fare uscire il fumo.
Per evocare uno spirito celeste, bisogna scegliere un luogo adatto, completamente aperto al cielo. Il terreno deve essere cosparso di piante che abbiano le stesse proprietà del pianeta la cui forza si vuole attrarre, per il principio che simile attrae simile; non ci deve essere nient'altro a terra in tutta la zona; si deve poi bruciare incenso della stessa essenza del pianeta evocato in modo che i fumi, uscendo dall'unica apertura del bruciaincenso, passino attraverso la cavità della croce percorrendola dal basso all'alto. Tutto ciò va compiuto in un momento propizio. Se si realizzano tutte queste condizioni, il mondo superiore sarà in armonia con quello inferiore e la richiesta sarà esaudita. 


 Il parere di un sito islamico...
 

Shaykh Salih al-Fawzan spiega nel suo Kitab at-Tawhid (il libro del Monoteismo):

وهو عزائم ورقى ، وكلام يتكلم به ، وأدوية وتدخينات ، وله حقيقة . ومنه ما يؤثر في القلوب والأبدان فيُمرض ويقتُل ويفرق بين المرء وزوجه ، وتأثيره بإذن الله الكوني القَدَريّ ، وهو عمل شيطاني ، وكثير منه لا يتوصل إليه إلا بالشرك والتقرب إلى الأرواح الخبيثة بما تحب ، والتوصل إلى استخدامها بالإشراك بها
 

"Si tratta di magie, incantesimi, discorso che viene parlato, medicine (pozioni), nebbia e fumo. Ed essa ha una realtà (è reale). E da essa vi è ciò che colpisce i cuori e i corpi in modo tale che essi diventano malati o vengono uccisi, e (il risultato è) la separazione di un uomo e di sua moglie. Il suo effetto accade con il permesso di Allah, che riferisce al decreto nella (Sua) creazione. Ed è una pratica demoniaca. E la maggior parte di essa non può essere ottenuta se non attraverso lo shirk (adorando altri insieme ad Allah), e cercando vicinanza agli sporchi (cattivi) spiriti attraverso ciò che essi amano e facendo uso di essi attraverso il fatto di associarli come partner [con Allah nel culto]."
Per quanto riguarda la menzione di "medicine", questo è in riferimento a ciò che è storicamente associato alla stregoneria della scienza dell'alchimia che scava nelle aree spirituali e filosofiche, e l'uso delle pozioni medicinali e cose simili, come parte delle pratiche di magia. I maghi spesso arrivano nelle vesti di "medici" e "guaritori". Shaykh Salih al-Fawzan spiega poco dopo:


ومما يجب التنبيه عليه والتنبه له : أن السحرة والكهان والعرافين يعبثون بعقائد الناس بحيث يظهرون بمظهر الأطباء ، فيأمرون

 المرضى بالذبح لغير الله ؛ بأن يذبحوا خروفًا صفته كذا وكذا ، أو دجاجة ، أو يكتبون لهم الطلاسم الشركية ، والتعاويذ الشيطانية بصفة حروز يعلقونها في رقابهم ، أو يضعونها في صناديقهم ، أو في بيوتهم
 

"E tra le cose su cui è obbligatorio essere consapevoli e [obbligatorio] comunicare agli altri, vi è che i maghi, i chiromanti e gli indovini perdono tempo in sciocchezze con le credenze della gente, nel senso che arrivano con l'apparenza di essere dottori, medici. Perciò essi comandano alla persona malata di sacrificare ad altri che Allah, in modo che essi sacrifichino un giovane agnello le cui caratteristiche siano così e così, oppure un pollo. Oppure scrivono talismani che contengono shirk (l'associazione di partner con Allah) per loro e demonici incantesimi in forma di amuleti che essi appendono intorno ai loro colli o le mettono nelle loro scatole (calzoncini, fodere, cassapanche) o nelle loro case."
E la magia è di due tipi:
a) quella che è reale
b) quella che è immaginaria
E cosa si intende per "reale", è che viene prodotto un tangibile effetto attraverso la magia, come un uomo che si separa dalla propria moglie o una persona che si ammala o che muore e così via. Questi sono tutti effetti reali della magia. E per quanto riguarda ciò che è "immaginario", allora questo è quando una persona immagina di aver fatto qualcosa che in realtà egli non ha fatto, o vede qualcosa che non è realmente nel modo in cui sta vedendo, perciò la sua mente o i suoi occhi sono stati stregati. Ci sono anche alcune gesta che alcune persone compiono, come la gente che si pugnala senza alcun flusso di sangue, o trasformano alcuni oggetti in altri, e inghiottisce le spade, e mangia o cammina attraverso il fuoco o cose simili. Alcuni di questi sono semplicemente trucchi che ingannano l'occhio, e altri che comportano l'uso dei demoni.
La magia è haram (illegale) e kufr (miscredenza), poichè Allah ha affermato che il mago (strega, stregone) non avrà parte nell'Altra Vita e questa sentenza si trova chiara in un singolo versetto (tra gli altri).
Allah l'Altissimo ha detto, nel versetto di sura al-Baqara riguardo Sulayman ('alayhis salam), gli angeli Harut e Marut e Babilonia (Babil):
وَمَا كَفَرَ سُلَيْمَانُ وَلَكِنَّ الشَّيَاطِينَ كَفَرُوا


"E Sulayman non è stato miscredente, ma i demoni non hanno creduto..."
إِنَّمَا نَحْنُ فِتْنَةٌ فَلا تَكْفُرْ
 

"Noi (i due angeli, Harut e Marut) siamo una tribolazione, perciò non siate miscredenti..."
وَلَقَدْ عَلِمُوا لَمَنِ اشْتَرَاهُ مَا لَهُ فِي الآخِرَةِ مِنْ خَلاقٍ
 

"Ed essi sapevano che chiunque ha acquisito di essa (magia), che egli non avrebbe alcuna parte nell'Altra Vita." [Al-Baqara, 102]
Questo è perché la magia viene fatta con l'aiuto degli shayatin (diavoli, demoni) e non accade tranne che attraverso la miscredenza (kufr), l'associazione di partner con Allah (shirk), il culto dei demoni e il culto delle stelle.
La magia è tra i sette preccati distruttivi; nel hadith narrato da al-Bukhari, Muslim, an-Nasa'i e Abu Dawud:


عن أبي هريرة أن رسول الله صلى الله عليه وسلم قال: اجتنبوا السبع الموبقات. قالوا: يا رسول الله وما هن؟ قال: الشرك بالله،

 والسحر، وقتل النفس التي حرم الله قتلها إلا بالحق، وأكل الربا، وأكل مال اليتيم، والتولي يوم الزحف، وقذف المحصنات الغافلات المؤمنات
 

Da Abu Huraira che il Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi wa sallam) disse: "Evitate i sette distruttori." Essi (i Compagni) dissero: "O Messaggero di Allah, cosa sono?" Egli disse: "Shirk (associare partner) con Allah (nel culto), magia, uccidere un'anima la cui uccisione Allah ha reso illecita senza dovuto diritto, consumare interesse (riba), consumare la ricchezza di un orfano, fuggire dal campo di battaglia, e accusare le donne (sposate) credenti, ignare, protette."
In questo hadith, il Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi wa sallam) mette la magia dopo lo shirk (associare partner con Allah nel culto) poichè la magia richiede l'aiuto dei demoni e questo accade soltanto attraverso l'obbedienza e l'adorazione verso di loro.  (http://www.dajjaal.com/liar/)

Quindi, visto che il Black Metal parla spesso di esoterismo, abbiamo visto che anche le band provenienti da paesi islamici possono trattare il tema della magia nera...

Ma il Black Metal parla anche di demoni e di Satana. è possibile parlare di questi argomenti anche nel contesto islamico? Ma certo che sì, per chi è sveglio di intelletto ^_^


Infatti:


 Il termine Jinn,
reso a volte come "genio", indica ogni sorta di esseri fantastici la cui realtà è affermata nel corano accanto a quella di altre creature; di conseguenza, credere nella loro esistenza, come in quella degli angeli, è parte del credo musulmano. L'islam riserva quindi un posto a queste creature che sfuggono ad ogni percezione, costituendo una sorta di "mondo nascosto" ('alam al-ghayb) che interviene nell'ordine del mondo visibile ('alam al-shahada). A indicare queste creature il corano utilizza oltre a jinn anche "jinna" e "jann", tutti derivati dalla medesima radice. Il verbo "janna" significa "essere nascosto", "coprire", "ricoprire" ma anche "essere abbondante, tenebroso", "far impazzire". Da questo termine deriva inoltre "janna", giardino. "Jinna" indica i demoni e i geni, ma anche la follia e il furore. Infine, il termine "Jann" è utilizzato sia per i demoni e i geni sia per un tipo di serpente, bianco e non nocivo, che vive nelle zone abitate dagli uomini; questa parola compare due volte nel senso di serpente, trattandosi del bastone di Mosé, che si agita come un "jann".

Il termine jinn potrebbe anche derivare dal mondo latino, come il fatto stesso di considerare i geni semidivinità nell'Arabia preislamica; (Nota di Lunaria: vedremo più sotto l'indizio che verifica tale ipotesi...) erano ninfe e satiri che popolavano il deserto e rappresentavano il lato minaccioso della natura. All'epoca del profeta, gli arabi avevano una concezione più astratta di queste creature, che essi consideravano divinità impersonali accanto ad allah: si offrivano sacrifici e si cercava di accattivarsene il favore per ottenere il loro aiuto. La credenza nei jinn nella tradizione musulmana poggia su un fondo antico di fonti molto diverse tra loro.
La follia è spesso considerata come una possessione da parte del jinn: ciò rafforza questo significato della radice, dalla quale ha preso forma "Junun", follia. Per quanto la maggior parte delle fonti attesta che vennero creati da allah con il fuoco, altre fonti riportano che sono creature aquatiche o imparentate con i serpenti. La differenza rispetto agli angeli non è molto chiara, tanto più che il termine "nar", fuoco, si ricollega all'etimologia "nur", luce, da cui provengono gli angeli. Questa ambiguità emerge nettamente nel caso di Iblis, del quale, nel testo coranico, si afferma sia che è un angelo che uno jinn.


 Ora vediamo i riferimenti coranici...










Al 'Uzza in realtà era una Dea, La Potentissima, adorata nell'albero dell'acacia. Il fatto che qui venga considerata una jinn fa capire chiaramente che tanti di questi jinn non sono che gli antichi dei detronizzati dal culto al solo allah!
L'idolatria è condannata perché mira ad associare le antiche divinità a Dio, cioè ad integrare il Dio unico della rivelazione coranica entro il pantheon delle divinità della penisola arabica, come testimonia l'episodio dei "versetti satanici":
"Che ne pensate voi di Al Lat e di Al Uzza [La Potentissima] e di Manat, il terzo idolo? Voi dunque avreste i maschi e Lui le femmine? Divisione iniqua sarebbe! Essi non sono che nomi dati da voi e dai vostri padri, per i quali Iddio non vi inviò autorità alcuna" (Sura LIII An-Najm, la Stella, versetti 19-20/21-22-23)












 "La tradizione riferisce che un giorno Maometto stava assolvendo all'orazione nei pressi della Ka'aba, recitando ad alta voce questa sura, quando Iblis/Satana si insinuò nella mente dei politeisti che stavano ad ascoltarlo facendo sì che credessero di sentire un riconoscimento della divinità di queste tre Dee che suonava pressapoco come "Sono le Dee Altovolanti, la loro intercessione è auspicabile". Il fatto suscitò un grande scalpore e fu riferito a Maometto che ne era del tutto ignaro e che ristabilì immediatamente la correttezza della rivelazione."
Le tre Dee sono citate anche alla sura XVI An-Nahl, Le api, versetto 51 e 57:
  "Allah dice: non adottate due divinità/Attribuiscono figlie ad Allah - Gloria a Lui! - e a loro stessi quello che più desiderano"
e il commento: "Per quello che riguarda in particolare il fatto delle "Figlie di Allah", i commentatori affermano che sia un'allusione a due tribù arabe, i Khuza'a e i Kinama, i quali ritenevano che gli angeli fossero appunto figlie di Allah"







Tuttavia gli idoli più importanti per gli Arabi della penisola erano le tre Divinità (Al Gharaniq) citate nel corano: Al Lat, Al 'Uzza, Manat, dette "Le figlie di Allah" (Banat Allah) in una serie di versetti.  Manat è una delle più antiche Divinità semitiche, il cui nome deriva dalla radice "Mnw" che comporta l'idea di contare e destinare a ciascuno la sua parte; (Nota di Lunaria: altro attributo che poi si ritrova nei nomi di Allah... per ben due volte!!! "Colui che chiede i conti/che tiene il conto di tutte le cose" Al-Ḥasīb  الحسيب  e  Al-Muḥṣī المحصي ) Era inoltre uno dei nomi della Dea Ishtar



ma non si tratta necessariamente di un nome femminile. Manat era in origine una pietra situata a Qudayd: 'Amr ibn Luhayy fece erigere la sua statua che egli stesso aveva fatto venire dal nord, come quella di Hubal. A una quindicina di km da Yathrib, a Qudayd, il luogo sacro chiamato Mushallal era un importante meta di pellegrinaggi per la tribù degli Hudhayl, nomadi della regione di Yathrib e per quella dei Khuza'a della Mecca. La pietra che rappresentava Manat venne infina scolpita secondo le nuove abitudini con le fattezze di una Venere adorata dai Siriani della regione dell'Eufrate. Il tempio fu distrutto nell'8/629 da una ventina di uomini senza dubbio al comando di 'Ali ibn Abi Talib in seguito ad un ordine del Profeta. Al Lat era venerata dai Thaqif, discendenti dei Thamud; era adorata in una vasta area del Vicino Oriente come Protettrice dei pastori e dei carovanieri dello Hijaz. L'uso del suo nome presso gli Arabi risale al più tardi al periodo di 'Amr ibn Luhajj, nel III secolo, nella stessa epoca in cui il suo culto è attestato a Palmira e presso i Nabatei di Safa. Il nome di questa Divinità ha due origini possibili: può ricollegarsi al culto di Astarte nel tempio di Geruselemme o essere una forma della Divinità semitica Ba'la:





Vedi qui: http://intervistemetal.blogspot.it/2018/04/il-caprone-1-i-veri-significati.html

Scopiazzamento cattolico di Astarte con la "madonna insieme alle caprette e pecorelle" (e su un albero! Come le Dee ebraiche e pre-islamiche legate alle acacie!)


Oppure Al Lat può trattarsi del femminile di Allah o di Al-Ilah. Al Lat era originariamente una pietra bianca in opposizione alla pietra nera della Mecca: prima che le si costruisse un tempio a Ta'if veniva inoltre associata ad un albero sacro. (APPUNTO! Riguardate i santini qui sopra della "madonna cattolica"!!!)
Era considerata la Madre degli Dei e Dea della Fertilità, ma gli Arabi della regione di Palmira e di Safa La veneravano come Dea della guerra. Quando nel V secolo d.C il capo tribale Qusayy insediò tutti gli Dei della penisola nella Ka'ba, le Tre Divinità si trovarono a costituire una parte essenziale del culto: Manat come Dea degli Arabi del nord, Al Lat degli Arabi del Najd e Al 'Uzza degli Arabi del centro e del nord della penisola, legati ai Qurayshiti. Queste Tree Dee rappresentavano le apparizioni di Venere, la stella del mattino e della sera; Al 'Uzza divenne la Dea principale perché era venerata alla Mecca. Erano loro associati i tre Alberi Sacri (Samurat) che le rappresentavano, davanti al santuario di Al 'Uzza a Nakhla, sulla via che conduceva verso l'Iraq. Al 'Uzza era anche definita mediante l'espressione Al-'Uzzatan, "Le Due 'Uzza", che evidenziava la sua predominanza; a causa dell'influenza della Mecca, finì per prevalere anche presso i Nabatei, che prediligevano Al Lat.







Riassumendo: gli Jinn erano adorati in epoca pre-islamica: l'arrivo di maometto e del monoteismo "li subordina" al solo allah; gli jinn erano immaginati antropomorfi, sessuati e capaci di interagire con gli uomini, fino ad avere rapporti sessuali con essi; li si immaginava invisibili e dotati di eccezionali poteri, al servizio di maghi, indovini e "donne che soffiano", capaci di "invasare" con la follia (vedi il paragone con la Pizia o le Menadi)... esattamente come gli Dei del pantheon greco, no? 

Infine, vediamo chi è Iblis e come sia possibile fare un discorso analogo al Satanismo di Matrice Laveyana, anche nel contesto islamico ;)


Il corano afferma più volte la realtà del Diavolo. I numerosi riferimenti che spesso richiamano le scritture e le tradizioni dei monoteismi storicamente precedenti l'islam, presentano una figura duplice. Tale duplicità va di pari passo con i due nomi principalmente deputati a designare l'essere satanico: Iblis e al-Shaytan. A ciascuno di questi due nomi corrisponde una funzione particolare. Questo non significa necessariamente che tale figura trovi origine in due miti separati; piuttosto contribuisce a ribadire la precisione della lingua coranica e quell'abilità di composizione che in ambito islamico è considerata un indice dell'origine divina del corano.
Il nome Iblis, principale oggetto di questo articolo essendo il più carico di contenuti, ricorre 11 volte, per lo più nelle narrazioni sulla creazione di Adamo. Deriva verosimilmente dal greco "diàbolos", ma i lessicografi musulmani del periodo classico come Ibn Manzur preferiscono richiamarsi al verbo arabo "ablasa" ("disperarsi", "trovarsi nello sconforto") e fare di Iblis "il Disperato". Questo nome corrisponde alla funzione diabolica di "antagonista del creatore". Iblis è l'interlocutore di Dio, è colui che discute il divino decreto di fronte a Dio e nel suo stesso spazio, e l'imponenza della sua figura è estrema. Si recita per esempio: "Noi [è Dio che parla, usando il plurale majestatis] abbiamo detto agli angeli "Prosternatevi davanti ad Adamo!" E si prosternarono tutti eccetto Iblis, che non fu tra i prosternati. Disse Iddio: "Che cosa ti ha impedito di prosternarti quando io te l'ho ordinato?" ed egli rispose: "Io sono migliore di lui, tu creasti me di fuoco e lui d'argilla".
In questo passo, che ricorda le narrazioni bibliche apocrife sulla cosiddetta "prova degli angeli", al nome Iblis e alla sua funzione di antagonista corrisponde la capacità di comparare le cose e trarne giudizi: Iblis contravviene all'ordine divino perché il fuoco è migliore dell'argilla, perché egli è stato creato a partire dal fuoco e l'uomo a partire dall'argilla; secondo il corano, Iblis è il primo essere che facendo uso del proprio intelletto ha individuato una scala di valori tra le cose create: per questo la lettura posteriore ne farà lo scopritore del Qiyas, il ragionamento analogico e deduttivo applicato alle scritture il cui valore sarà sempre oggetto di dibattito tra i sapienti musulmani.


Nota di Lunaria: esattamente come il Satana lodato dalla tradizione lettararia post-titanica, di autori come d'Annunzio o Carducci: 

"E l'estrema parola sarà una sfida superba,
una minaccia atroce sarà il mio moto estremo." (Gabriele d'Annunzio)

"Il Sé è Lucifero (o meglio il Dio) decaduto. Il Sé è l'Io, la Soggettività dell'Io, decaduta a oggetto, a oggetto di conoscenza e perciò precipitato e confinato nel vuoto abisso del Nulla. Eppure questo Lucifero divenuto Genio Infernale si trasfigura e riappare nei nostri cieli, nei nostri paradisi.
Il Sé Lucifero è quella parte dell'Io che ha il supremo coraggo di non essere. La Stella della Sera, la più lucida, Stella del Cielo Vespertino, scende rapidamente nel Nulla e riappare poi dopo un'intera notte come la più Lucente Stella del Mattino. L'Io e il Sé, Dio e Diavolo, sono una sola vicenda." (Andrea Emo)


Non a caso il gruppo Black Metal Iracheno anti islam Seeds of Iblis ha intitolato la sua canzone più celebre "In the name of Iblis" e non a caso già il Serpente nel Genesi era figura di Liberazione contro il tiranno patriarcale. Il Serpente, che gli ebete cristiani pensano "sia Satana", in realtà, nella mentalità ebraica del tempo, era il Simbolo della Dea (nei culti cananei) e della sua Sacerdotessa (vedi questa analisi esegetica)



"Per l'autore antico l'idea del Diavolo sicuramente non era ancora presente. Agli occhi di questo autore del X sec. a.C l'idea era un'altra. Ed era un'idea molto più fine, molto più acuta." 


"Il serpente, però, che l'autore aveva davanti agli occhi, era un serpente che rimandava a una realtà precisa, nei cui confronti gli ebrei si sentivano costantemente attirati, nei cui confronti la profezia e prima della profezia le tradizioni bibliche hanno dovuto continuamente protestare. E all'interno di questi culti c'era anche il serpente. Il serpente era una componente fallica, era un simbolo che si collegava al rito complesso del culto della fecondità e comprendeva anche il commercio sessuale con la sacerdotessa. Il fedele andava al tempio e la sacerdotessa gli trasmetteva un po' dell'energia di Dio per cui lui sarebbe ritornato caricato quasi del seme di Dio. La donna è presente qui non tanto perché è adescatrice, la tentatrice sessuale, come di solito dice, purtroppo, certa letteratura o certa opinione comune. La donna, in questo caso, invece, appare ormai, per l'ascoltatore attivo, con un volto molto preciso, con contorni ben definiti: è, in qualche modo, il segno della stessa sacerdotessa cananea dei culti pagani della fertilità. Serpente e donna erano i due elementi che il fedele ebreo incontrava quando riusciva a sottrarsi alle maglie della censura ufficiale del culto di Israele e ad andare nei santuari cananei. La donna e il serpente lo tentavano ad incontrare un dio facile, il dio che è ridotto appunto a un meccanismo della natura, a un dinamismo della biologia."









 E, nel commento di Riane Eisler:



"Il fatto che il serpente, un antico simbolo oracolare o profetico della Dea, consigli a Eva, la donna archetipica, di disobbedire agli ordini di un Dio maschile, non è sicuramente un caso. Né è un caso che Eva segui in effetti il suggerimento del serpente: trasgredendo agli ordini di javé, mangia dal sacro albero della conoscenza. Come l'albero della vita, anche l'albero della conoscenza era associato alla Dea. Le orribili conseguenze della disobbedienza di Eva agli ordini di javé erano più che una semplice allegoria della "colpevolezza" dell'umanità. Erano un chiaro monito a evitare il culto della Dea, che ancora resisteva. La "colpa" di Eva quando si rifiutò di ubbidire a javé e s'azzardò ad attingere personalmente alla fonte della conoscenza, era in sostanza il rifiuto di rinunciare a quel culto. E siccome fu Eva, la prima donna, il simbolo della donna, a rimanere legata all'antica fede, più di Adamo, che si limitò a seguire il suo esempio, la punizione per lei doveva essere più tremenda. Da quel momento, si sarebbe dovuto sottomettere in tutto e per tutto. Le sue sofferenze si sarebbero moltiplicate, e con esse, la prole, il numero dei figli che avrebbe generato. E per l'eternità sarebbe stata condannata a essere dominata da questo dio vendicativo e dal suo rappresentante terreno, l'uomo. A parte questo, lo svilimento del serpente e l'associazione della donna al male erano un modo per screditare la Dea."

Alcuni teologi hanno commentato il Qiyas. Scrive per esempio Qurtubi nel commentario coranico Jami' al-ahkam (il compendio dei decreti) che "Iblis sbagliò l'analogia perché confidò troppo nel proprio giudizio: infatti non sapeva che, pur contro ogni apparenza, l'argilla è superiore al fuoco. L'argilla possiede la virtù del peso, dell'immobilità, della calma, lentezza, temperanza, vita e pazienza, laddove il fuoco è leggero, vacuo, mobile, incostante, agitato. Non ultimo, osserva ancora Qurtubi, l'argilla non ha alcun bisogno del fuoco mentre il fuoco necessita di un luogo sul quale sussistere e questo luogo altro non è che la terra. I racconti coranici dedicati a Iblis ne fanno inoltre colui che per primo diresse la propria attenzione su di sé e questo equivale a dire che il raziocinio e l'orgoglio vanno di pari passo. "Gli disse Iddio: Iblis, che cosa ti ha impedito di prostrarti a quel che io creai di mia mano? Ti sei sollevato in superbia (istakbarta) o sei davvero così alto (min al-'alin)?"
Il ragionamento di Iblis, che confrontò se stesso alle altre creature, avrebbe dunque inaugurato il male della superbia, cioè la presunta maggior altezza o imponenza entro il cosmo creato. E la superbia  comporta l'esclusione dalla comunità ("si prostrarono gli angeli, tutti quanti insieme eccetto Iblis"). Distaccandosi dalla totalità dei suoi simili, deviando dall'azione comune, Iblis risulta un'eccezione: unico che disobbedì, egli è colui che introduce nel creato l'individualità, la quale è un sacrilegio perché si scontra contro l'individualità del Creatore.  

Ma c'è di più: Iblis introduce anche la sfida, nei confronti di Dio, esattamente come il Satana ebraico che compare in Giobbe.
 

"Ebbene, costui sarebbe quello che tu hai onorato sopra di me? Dammi tempo fino al giorno della Resurrezione e io annienterò tutta la sua progenie, eccetto pochi" e ancora, in un altro passo si evince che Iblis si vendica di Dio stesso, che lo ha tentato con l'inganno: "Poiché tu mi hai fatto errare, io farò errare loro tutti eccetto i tuoi servi puri". Il Creatore rispose: "Questa è giusta parola e giusta parola io pronuncio: riempirò l'inferno di te e di quelli tra loro che ti seguiranno, tutti insieme."
In questa interpretazione, Iblis non funge da antagonista, ma da semplice "mediatore" perché Dio aveva già stabilito di creare l'inferno.
Tuttavia, in ambito mistico, ci sono state altre interpretazioni: il rifiuto di prosternarsi davanti all'uomo, una creatura, sarebbe motivato non tanto dalla superbia quanto all'orrore per l'abiura, ovvero Iblis sarebbe stato motivato dall'obbedienza estrema al primo comandamento di Dio. è questa l'interpretazione che ne dà il teologo mistico Hallaj nel Ta-Sin al-azal, che illustra magistralmente la tragedia di Iblis, a cui fu ordinata la disubbidienza ma che, a costo della punizione del fuoco infernale, scelse di prosternarsi soltanto di fronte all'Unico. 'Ayn al-Qudat al-Hamadhani vede Iblis come uno strumento di Allah, per separare chi è degno di accedere al Paradiso da chi non è degno.
I teologi si sono interrogati a lungo anche sulla natura di Iblis: angelo o jinn? è una domanda che il corano lascia senza risposta, e così essa rimase nonostante gli sforzi degli esegeti. In sostanza, i commentatori osservano che la natura angelica di Iblis, confortata dal fatto che Dio ne fece un'eccezione per l'appunto tra gli angeli, è contraddetta dal "si prostrarono tutti eccetto Iblis, uno dei jinn". La sua natura angelica è poi contraddetta dalla fallibilità di cui diede prova e inoltre dall'esistenza di una sua progenie: "Prenderete dunque lui e la sua progenie a patroni in vece Mia?".
Il nome al-Shaytan, il Satana, ricorre parecchie decine di volte nel corano e fa riferimento al diavolo nella sua funzione di traviatore dei progenitori e dell'umanità. Per l'etimologia di questo nome, derivato da una radice che si trova in ebraico, i lessicografi si richiamarono al verbo "shatana", "distogliere qualcuno da un'intenzione o una destinazione"; il corano non contempla il plurale di Iblis, ma usa con frequenza quello di Shaytan, ovvero "Shayatin", per definire i Demoni, i Jinn, ispiratori dei poeti. (da qui la condanna islamica alla poesia, tra l'altro)
In questo contesto, Shaytan è "nella comunità" con gli uomini, lontano dallo spazio divino, e non è più "l'interlocutore di Dio", la figura che era Iblis. Tra l'altro, Shaytan non parla, ma bisbiglia (waswasa), mentre le parole di Iblis erano forti e chiare, e come sul piano delle parole anche sul piano dell'azione la funzione di Shaytan risulta indebolita e impoverita rispetto a quella di Iblis.
La storia di Iblis è narrata anche nella fonte giudeocristiana "Vita di Adamo" e "Questioni di Bartolomeo": "Quando tornai dalle estremità del mondo, Michele mi disse: "prostrati davanti all'immagine di Dio che io ho plasmato a sua somiglianza". Ma io risposi: "Io che sono fuoco generato dal fuoco, il primo angelo a essere stato plasmato, io dovrei prostrarmi davanti all'argilla e alla materia?" Michele mi disse: "Prostrati, di modo che Dio non si adiri contro di te". Risposi: "No, Dio non si adirerà contro di me, ma innalzerò un trono di fronte al suo trono e sarò come lui". Allora Dio si adirò e mi fece precipitare in basso." Una parte del testo è contenuta integralmente nel corano, che conserva anche un'allusione alla dichiarazione d'orgoglio del demone che vuole innalzare il proprio trono accanto a Dio. "Disse Iddio: "che cosa ti ha impedito di prostrarti, quando io te l'ho ordinato?" E quegli rispose: "Io sono migliore di lui, tu creasti me di fuoco e lui creasti di fango!" Rispose Dio: "Via di qui! Non ti è lecito, qui, fare il superbo! Fuori!".








 E visto che nel Black Metal spesso si parla anche di fantasmi, amuleti e leggende...

 ALLE ORIGINI DEI TUAREG: LA REGINA TIN HANAN E LA MATRILINEARITà

I Tuareg hanno eletto queste montagne a loro dimora fin da quando vi sono arrivati. Pare certo che essi si siano sovrapposti a popolazioni locali e che nulla abbiano in comune con quelle genti che lasciarono meravigliose incisioni e dipinti sulle pareti rocciose. Vi arrivarono, secondo le leggende, guidati da una famosa regina, Tin Hanan, la cui tomba fu scoperta ad Abalessa nel 1928, indicata dagli stessi Tuareg;


sia le leggende (come quella della regina Tin Hanan, capostipite dei Tuareg) che le abitudini di discendenza rivelano una certa forma di matriarcato. Il rispetto per la donna, rimasto radicato anche dopo l'accettazione dell'islam, il suo diritto a partecipare all'elezione dell'Amenokal (il sovrano dei Tuareg) con diritto di voto pari all'uomo, la stessa trasmissione dei diritti (anche se in molti casi non possa esercitarli di fatto) e l'usanza ancora praticata da qualche tribù che il marito appena sposato abiti, per un certo tempo, nell'accampamento della moglie (come i Moso. Nota di Lunaria), sembrerebbe confermare questo sospetto.
Anche se la società Tuareg non è affatto matriarcale, si ha la sensazione che un filo li leghi direttamente a un mondo neolitico. Infatti, poiché è Tuareg solo chi ha la madre Tuareg, avendo poca o nulla importanza l'origine del padre, l'Amenokal era eletto secondo norme di ereditarietà in linea femminile.




La struttura sociale prevede una gerarchia di caste che ricorda la nostra società feudale: in cima alla scala sociale vi era la tribù dei nobili: guerrieri, predoni e mercanti razziavano nell'Africa centrale imponendo protezione e balzelli; i guerrieri erano forniti dai Tuareg delle tribù nobili.
La veste tradizionale dei Tuareg nobili prevede un'ampia tunica di cotone e un velo chiamato "Taghelmust", impregnato di tintura blu-indaco; coprirsi il volto è necessario quando si percorre il deserto (nota di Lunaria: anche per evitare gli insetti; molti bambini Tuareg, almeno fino al 1978, soffrivano di tracoma e di infezioni agli occhi portate dalle mosche)



 LINGUA E SCRITTURA

I Tuareg parlano una lingua berbera; grazie alla lingua comune, tutte le componenti etniche sparse dal Sahara centrale fino alle rive del Niger si riconoscono partecipi di un'unica cultura. Il tamahaq (dialetti del nord) o tamasceq (dialetti del Sudan) è l'unica lingua berbera viva che utilizza la scrittura, il tifinar, di origine antichissima; è simile all'antica scrittura libica che forse deriva da quella fenicia. L'alfabeto tifinar è costituito da 25 consonanti a cui si aggiunge un solo carattere alla fine di ogni vocabolo per indicare tutta la gamma della vocalizzazione.




Una parola si scrive accostando le sue consonanti in un qualsiasi senso da destra a sinistra, dall'alto al basso o viceversa. è chiaro che decifrare un testo tamahaq è lungo e complicato e pochi Tuareg sanno scrivere nella loro lingua (Nota di Lunaria: prima dell'islamizzazione, le donne sapevano leggere e scrivere, come riporterò più sotto).

LITOLATRIA E CULTO DELLE MONTAGNE?

L'autore, Edoardo Borzatti von Löwenstern, ha vissuto per un periodo tra i Tuareg, raccogliendo informazioni dalla voce degli abitanti. C'è un passaggio molto interessante che, per quanto stringato, ci permette di ipotizzare che prima dell'arrivo dell'islam i Tuareg adorassero le montagne e forse anche le pietre, concepite come Dee.

Un giorno ci avviammo fuori dal villaggio, in silenzio; non diceva nulla, poiché era la stessa natura a parlare. Guardava il cielo, le montagne, respirando con soddisfazione l'aria fresca. Si stagliavano di fronte a noi alcuni picchi vertiginosamente alti e le pareti dirupate delle montagne. Ahmed intuì il mio interesse; si fermò ed incominciò ad elencare i nomi di queste montagne: "Ognuna è come un uomo, ora stanno ferme, ma come l'uomo hanno un'anima e sono ricche di sentimenti. Qualcuna prende il nome di un uomo e altre nomi da donna; nel passato vissero una vita simile alla nostra: si innamoravano, spesso soffrirono di gelosie e più di una volta si verificarono dei duelli mortali e le ferite sono ancora visibili sulle nude rocce."
Poi Ahmed concluse guardandomi ironicamente (...) mi lasciava concludere che egli stesso era convinto che tutte le leggende erano frutto della fantasia.
Visto che eravamo caduti in argomento ne approfittai: rivolsi cautamente qualche domanda sulle superstizioni e sulle idee più ricorrenti intorno alla magia. hmed da parte sua si fece ripetere la domanda più volte; mi guardava come per rimproverarmi l'ardire di indagare cose in cui non avrei dovuto occuparmi.  hmed cercava di farmi capire che era di religione islamica e che quindi le mie domande cadevano nel vuoto; d'altraparte io ero conscio di quanto l'islam fosse superficiale ed imbevuto di superstizioni, residui di precedenti credenze: me lo confermavano le numerose tera (amuleti) al collo di Ahmed e la professione di fede animistica, sia pure velata di ironie che mi aveva fatto poco prima descrivendomi il paesaggio.






 (Nota di Lunaria: adorare le montagne, grotte e colline è una pratica ancora presente nell'Induismo; vedi per esempio Parvati, la Figlia della Montagna, la Dea-Grotta Hingraj Mataji, la Dea delle colline Saptashrungi; molte Dee vengono rappresentate con una semplice roccia o una forma ad uovo - come Ashapura - e c'è persino una Dea, Shantadurga, che viene adorata sotto forma di tumulo di formicaio!)

"La superstizione", mi disse, "c'è fra la gente più ignorante, fra quelli che vivono nel sud o in tende isolate. Esistono per essi degli spiriti maligni conosciuti con il nome di Kel es Souf, che si materializzano durante la notte o comunque in ambienti oscuri. Questi geni invisibili fanno molte cose contro i viventi, per cui è necessario difendersi con amuleti e spesso ricorrendo all'aiuto di un saggio con dei poteri magici."
"Perché ce l'hanno con gli esseri umani?"
"Perché gli uomini non sono buoni e spesso non li rispettano. Preghiamo e onoriamo Allah, altrimenti ci punisce con carestie e morti; i Kel es Souf sono temuti, ma nessuno li ama o li degna di una preghiera; rappresentano il male che vuole sopraffare il bene."
Cercavo di fare un confronto con il nostro demonio; in realtà i Kel es Souf lo ricordano solo vagamente, relegati alla funzione di folletti.
Come spesso succede nel deserto, sul pianoro si formò, all'improvviso un turbine di sabbia, un vortice simile ad una colonna, alto una trentina di metri e stretto alla base. Dimenticando i miei discorsi con Ahmed, presi la macchina fotografica e mentre mi preparavo a scattare le foto, Ahmed mi dise: "Ecco i Kel es Souf: sono essi che producono quel vortice" (Nota di Lunaria: leggende legate a spiriti del vento nel deserto erano presenti anche nel folklore sumero - si pensi a Lilith, Dea del vento o a Pazuzu



 - ma anche in Namibia, le cui leggende sugli spiriti maligni hanno ispirato il celebre film horror "Demoniaca" di Richard Stanley;


comunque i popoli del deserto adoravano le tre Dee, Allat, Manat, Al Uzza, spesso sotto forma di tronchi di legno o di pietre nere, come i meteoriti)



 LA CONDIZIONE DELLA DONNA TUAREG DOPO L'ARRIVO DELL'ISLAM

Con la scolarizzazione obbligatoria i Tuareg hanno dovuto subire una discriminazione operata contro le bambine: sembra che non siano obbligate all'istruzione e questo fatto sembrerebbe essere la conseguenza di una certa mentalità araba discriminante nei riguardi della donna. Il Tuareg aveva sempre mostrato rispetto per la donna, depositaria dell'istruzione e delle tradizioni: si sa infatti che erano solo le donne a saper leggere il tifinar, l'alfabeto, a suonare il violino e a conoscere le leggende e le storie della famiglia e delle tribù. Oggi dunque, la situazione tende a relegarle ad un ruolo del tutto secondario della società. (almeno, nel 1978, visto che il libro risale a quella data. Nota di Lunaria)


Curiosamente, nella serie di Sailor Moon, compare "Il cavaliere della Luna" ^_^






 Lo spazio è tiranno (e non posso di certo riportare tutti i miei studi esegetici! ci vorrebbero almeno 7 o 8 post di compendio :P), comunque sappiate che altri argomenti da approfondire sono:

- L'Afghanistan politeista
- Ahura Mazda e Anahita
- Al Ghazali, il simbolismo funebre del pellegrinaggio e la litolatria
- Aria, Vento, Pioggia e Fuoco in epoca-preislamica
- 'ilm alHuruf ovvero il Valore Esoterico delle Lettere Arabe-Ebraiche - Dall'Alif-Aleph all'Ain-Tsade
- Gru, cicogna, pavone
- Astrologia e Alchimia islamica in epoca medioevale
- la Filologia
- Tanit, Tengri, la Luna Falcata e la Mano aperta
- Poesia Femminile
 

magari li riporterò se ci sarà occasione di riparlare di qualche band proveniente dall'Afghanistan o dall'Iran... ;)

Ora vediamo alcune band Black Metal con qualche consiglio per l'ascolto :) Ora che conoscete questi retroscena sì che ve le potete gustare al meglio xD

Azar ci propone un Black Metal con un tocco di epicità, anche se il tutto viene -purtroppo - inficiato dalla qualità di registrazione davvero scadente




certo, il Nostro gioca a fare "il nordico", non penso che nel suo lavoro ci sia traccia di "algerinicità"...




Abbiamo poi i Barbaros, che orgogliosamente proclamano di rifarsi, concettualmente, proprio ai Tuareg (il che, poi, ha anche senso!).



Suonano un Black Metal feroce e serrato, nella media scolastica del genere. 


Peccato, speriamo che la band si schiodi un po' dal "fare il solito compitino" e ci delizi creando qualcosa di originale, proprio usando la cultura Tuareg



 Nel genere "voce femminile" c'è Hera, con una voce da sirena



 che propone un Gothic Metal orientaleggiante (accompagnata dal growls maschile), di fattura moderna (per intenderci, col piglio alla Sirenia/Tystnaden/Semblant).


Non sono riuscita a capire da dove arrivi, però!
Forse dagi Emirati Arabi Uniti/Dubai, ma sembra sia residente in Francia.




Non c'entra col Metal, però citando una grande voce femminile dall'Iran, consiglio di scoprire Azam Ali, specialmente quella di "From Night To The Edge Of Day"... 


la Nostra si diletta in morbidi ritmi Neo Folk ammalianti e onirici

Chi invece le donzelle le preferisse rivestite di una pesante armatura Black Metal, ci sono le Sirannon (Turchia)



Leggete qui l'intervista: http://intervistemetal.blogspot.it/2014/01/sirannon-epic-pagan-black-metal-dalla.html


L'ottima Janaza (Iraq) 




 e Ilkim Oulanem (anche lei, dalla Turchia)




 Esistono poi band non propriamente originarie da paesi arabi, ma comunque anti-islam: Taghut, Svolder, e An*l Blasphemy


 "Impaled Muslim Prophet" si apre con dei grugniti di maiale... insomma i nostri An*l Blasphemy
hanno proprio il senso dell'umorismo... 



xD Che offrano prosciutto gratis, ai loro concerti? xD Lol

Gli Orcus (dall'Algeria)



sono probabilmente la band algerina che ha tutte le caratteristiche in regola per farsi conoscere anche all'estero; sono molto preparati tecnicamente e ci propongono un Black Metal melodico e d'atmosfera che ci ricorda i primi Dimmu Borgir/Thy Serpent. 



Però non sembra che aggiungano al concept "un po' di tradizione folkloristica locale", ed è un peccato! Coraggio, Orcus!, avete bravura tecnica e un songwriting ispirato, osiate un po' di originalità nazionale-personale!

I Qaf, dall'Egitto



suonano invece un Black Metal orientaleggiante, molto Dark Ambient.


Sono molto suggestivi e osano sfoggiare personalità, a cominciare dal nome che si sono scelti (una lettera dell'alfabeto arabo) dalle immagini a corredo del demo e dai titoli:



Ascoltando la loro musica (che sarebbe anche perfetta come colonna sonora di un film horror) sembra davvero di trovarsi in mezzo alle dune, di notte, ad evocare jinn... Personalmente suggerirei alla band di usare, oltre al cantato di matrice Black Metal, anche le clean vocals (magari pure femminili) per enfatizzare le parti atmosferiche/horror... volete mettere l'originalità di inserire uno spoken word con arabo (o magari egiziano...) esoterico e blasfemo??? 




Sulla strada dell'Ambient malinconico si potrebbero citare i Tenebrum di "Protoplasmique"




unica traccia che sono riuscita ad ascoltare (altro non era caricato, o almeno, io non l'ho trovato); 


valutare una band da un unico brano è un'impresa che lascia il tempo che trova, comunque visto che "quel che passa il convento è questo", li menziono. Probabilmente la band algerina avrà fatto uscire canzoni anche più Black Metal-oriented... i titoli comunque promettevano bene xD
 Gli Al Namrood (che ho pure intervistato! http://intervistemetal.blogspot.it/2015/10/alnamrood-black-metal-dallarabia-saudita.html), dall'Arabia Saudita e i Narjahanam  نار جهنم   (dal Bahrain)



sono già parecchio noti, su YouTube e difatto sono loro a guidare la scena "Black Metal da posti con l'islam". 



Essenzialmente anche loro aggiungono toni orientaleggianti ad un Black Metal feroce e infernale. Nel caso dei Narjahanam non è chiaro se effettivamente la band sia anti-islamica, ma francamente ci importa poco in cosa credono (per me possono pure credere alla fata turchina con capelli rosa shocking :D) dal momento che la qualità musicale è ispirata e professionale.
 

Anche i Tadnees vengono dall'Arabia Saudita, promotori di un Black Metal marcissimo, mentre i Seeds of Iblis (Iraq) passano da canzoni Black Metal d'assalto a pezzi più ambient e narcolettici, per via dei numerosi sample campionati che riportano nasali canti islamici...


Ottime track: "The Black Quran" (che dura ben 19 minuti!) e "In The Name Of Iblis"



I Satanized, dalla Turchia, propongono un Sympho Black (molto pesante) molto ben suonato, ma di originalità propria ne hanno zero, difatti stazionano su quanto fatto da noi in Occidente.





Taarma, dal Baluchistan, 



ci propone un Depressive Black Metal però i temi affrontati non sono anti-islamici e non vi è traccia di "particolarità folkloristica" dalla sua terra (che voglio ricordare, nella zona del Nuristan, erano ancora politeisti...)

Taarma è stato tanto carino da regalarmi il demo in cassetta ^_^


Leggete qui l'intervista: http://intervistemetal.blogspot.it/2016/01/taarma-black-metal-dal-balochistan.html

Una menzione anche per band "nella media" (e a mio personale parere, meno ispirati rispetto alle band precedenti):



non vi so dire se è anti-islamico, comunque "Al Hajaj Ibn Yousif Al Thaqafey"


 è un pezzo interessante (almeno per l'intro, campionato da chissà quale imam infervorato che dovrebbe citare un discorso di Al Hajaj Ibn Yusuf, inneggiante alle spade della misericordia, della tortura e del giudizio) anche se poi musicalmente siamo sempre dalle parti di un Black Metal di matrice europea, quindi cose che abbiamo sentito già mille volte... difatto il pezzo in questione ha originalità solo per il sample vocale inserito.

Ok, consapevole che ci sarebbero (e ci saranno) anche tante altre band da citare e da scoprire, auguriamo alla scena Metal anti-islamica di continuare a sfornare pezzi gridando "Hail Iblis": è sempre entusiasmante la Pura Blasfemia :D