I Lapponi (Sami): Leggende, Sciamani, antiche Divinità!

Purtroppo, che io sappia, di band Metal formate da Lapponi non ce ne sono... eppure la Lapponia è stata citata più di una volta in alcune canzoni.

Qui riporto alcune notizie interessanti su questo popolo poco conosciuto!

Info tratte da


Nota di Lunaria: purtroppo, non so se qui in Italia ci siano studi specialistici sulla religione politeista dei Lapponi, prima della loro conversione al cristianesimo. A me è capitato di leggere solo tre libri su di loro. L'unico che conteneva un intero capitolo dedicato, seppur in sintesi, al loro politeismo\sciamanesimo è solo questo:


Gli altri due erano guide turistiche. 


Ad ogni modo, leggendo un paio delle loro fiabe, posso avanzare ipotesi e collegamenti con altre civiltà. Ovviamente le mie restano ipotesi, nel tentativo di ricostruire la ritualità lappone; non pretendo di "avere la verità in tasca" anche perché  mi devo basare su poche fonti. Comunque sia, spero che questo mio contributo possa essere utile a tutte quelle persone che sono incuriosite da questo popolo così lontano da noi!
 

NOTA: Utilizzo il termine "Lappone" che è quello più noto e che viene usato come chiave di ricerca; ma il termine corretto sarebbe "sami"

Su questo libro


che purtroppo non è arricchito di un'introduzione che ci parli dell'antica religione lappone :P, sono raccolte le fiabe più celebri dei Lapponi. Lo studio delle loro usanze, fiabe, ecc. è stato fatto per la prima volta sul finire dell'Ottocento, principalmente da studiosi norvegesi, che ne hanno trascritto il corpus mitologico-letterario, che nasceva come orale.
I Lapponi sono sempre stati particolarmente isolati, nomadi e sempre sotto la dominazione di quattro nazioni: Svezia, Finlandia, Norvegia, Russa. Non hanno mai ottenuto o preteso "l'indipendenza politica" o "culturale", rappresentando ad occhi esterni sempre e solo una "minoranza muta", dimenticata e dimenticabile.
D'altraparte secoli di isolamento hanno spinto i Lapponi a considerare la propria cultura come "non importante" ed è per questo che sono stati studiosi norvegesi ad interessarsi a loro e non gli stessi Lapponi.
La loro letteratura è giovane, essendo stata trascritta solo un secolo fa e solo nel 1991 la loro lingua - un insieme di dialetti ugro-finnici anche diversi tra loro - ha ottenuto dalla Norvegia il riconoscimento di lingua ufficiale.
Da questo si capiscono le difficoltà di un Lappone, che si trovava nell'impossibilità di trascrivere su carta il materiale narrativo tradizionale del suo popolo, quando "una coscienza nazionale lappone" non esisteva, non esistendo neppure una nazione lappone.
Comunque sia, la primissima trascrizione che abbiamo risale al 1673, per opera di Johannes Schefferus; questo studioso inserì le espressioni dei canti lapponi (i joike) registrate da Olaus Sirma.
Sul finire dell'Ottocento, con l'interesse rinnovato per le antiche tradizioni folkloristiche, tutta la Scandinavia trascriveva le sue fiabe su carta; furono i norvegesi J.A. Friis nel 1871 e Just Knud Qvigstad nel 1887 a dedicarsi ai Lapponi, trascrivendo le loro leggende e fiabe.

Sono state due fiabe in particolare che mi hanno colpito e che mi hanno portato a ipotizzare una serie di collegamenti.
Riporto qui in breve la trama di entrambe, evidenziando poi gli elementi interessanti.
La prima, "L'uomo che fu infedele al suo Dio", risale all'epoca pagana. Purtroppo non ci viene detto il nome di tale Dio, ma dall'idea che mi sono fatta, credo sia stato un Dio della pesca o del mare.
In sintesi, nel racconto, un pescatore viene punito dal Dio in questione perché si rifiuta più volte di offrire sacrifici (pesci), burro e panna al Dio, rappresentato sotto forma di pietra:

"Nei tempi antichi c'era a Enare un uomo che venerava una pietra sulla spiaggia. Quando usciva a pesca, prometteva di spalmare le interiora del pesce sulla pietra. Se prendeva dieci pesci doveva sacrificare le interiora di uno, se prendeva cento pesci doveva sacrificare dieci interiora."

Il pescatore, un giorno, decide di tenersi per sé i pesci pescati, e il Dio lo punisce: l'uomo non riesce più a pescare nulla.
Infuriato, dice "In futuro non ti sacrificherò più niente, visto che non prendo niente", e andato per rovesciare la pietra, il Dio lo punisce nuovamente: lo attacca alla pietra.
La moglie, quindi, fa intervenire una vecchia (forse una sciamana?) che rivela all'uomo che per venir perdonato dal Dio dovrà spalmare sulla pietra per due giorni, e due volte al giorno, con il burro e con la panna.
L'uomo promise, e fu libero. Ma non volendo sprecare burro, unge la pietra con grasso di carne, e viene nuovamente punito dal Dio, che lo attacca nuovamente alla pietra.
La vecchia gli dice che per liberarsi, dovrà promettere nuovamente di spalmare la pietra con burro e panna, per tre giorni e per tre volte al giorno. L'uomo promise, e nuovamente viene liberato. Ma non spalmò la pietra, e tornato a pescare, il Dio lo punisce scatenando una tempesta. Tornato a terra per fortuna, la vecchia gli disse: "Se non spalmerai la pietra prima di tornare sul lago, sono sicura che ci rimarrai"; l'uomo ancora non spalmò e tornò a pescare. Questa volta affogò durante la tempesta.

Questa storia probabilmente doveva servire da monito per i pescatori: l'uomo infatti viene punito per essersi ostinatamente rifiutato, più volte, di "spalmare la pietra", simulacro del Dio; questo potrebbe lasciare intendere che prima di pescare, i Lapponi si rivolgessero ad un Dio particolare, rappresentato sotto forma di pietra, che andava spalmata di burro e panna alla mattina, pomeriggio e sera.
C'è poi l'elemento del sacrificio: dei pesci pescati, ne viene offerta una parte alla pietra, che viene spalmata con le interiora (similmente a come gli ebrei spalmavano l'altare di javè con il sangue degli animali sacrificati).
Anche gli indù hanno un'offerta simile: nella puja a Shiva, il simulacro fallico del Dio viene spesso innaffiato di latte 




Come si vede, versare latte sul lingam dovrebbe "amplificare le energie positive". Anche le donne partecipano a questo rito:


Tra l'altro, visionando un dizionario che conteneva anche divinità minori e più sconosciute del pantheon indù, sono riuscita a scoprire una Dea della pesca, Bentakumari, una Dea dell'Acqua, del periodo assamese dell'India (una Dea minore): la Dea è la legittima proprietaria di tutti i pesci, delle tartarughe e coccodrilli.



Il primo pesce catturato nella rete del pescatore, veniva offerto a Lei. Ha similitudini con tutte le Dee acquatiche indù: Ganga, Kaveri, Khodiyar...
Non sono riuscita a trovare una foto dell'idolo, ma sono propensa a pensare che venga o venisse rappresentata sotto forma di pietra...

Un altro elemento interessante è dato dall'apparire della vecchia che dà consigli all'uomo su come comportarsi con la divinità in questione (lasciando intendere che le donne lapponi, forse quelle anziane, avessero una qualche funzione sacerdotale come mediatrici tra gli uomini e le divinità, visto che è la donna del racconto che dice al pescatore cosa deve fare col Dio). Prima del tragico finale, sembrerebbe anche che questa vecchia avesse il dono della profezia: difatti avverte il pescatore della morte imminente. Anche questo potrebbe lasciarci ipotizzare che presso i Lapponi alle donne anziane fosse riconosciuta una qualche leadership religiosa oltre che il dono di profezia.

Ad ogni modo, che il Dio venga rappresentato come pietra, dimostra che i Lapponi erano litolatrici: similmente a tanti altri popoli davano un valore sacro alle pietre che venivano considerate simulacri del Divino. Anche i Mongoli, gli Inuit, gli Arabi pre-islamici e gli Ebrei avevano una forma di idolatria delle pietre, pratica poi "cattolicizzata" anche qui da noi.


  Ovoo mongolico
In "Trattato di Storia delle Religioni" di Mircea Eliade si trova un intero capitolo che parla della litolatria. Suggerisco, per chi volesse approfondire nel dettaglio, di leggersi quel libro.

La seconda fiaba interessante è quella della "Zampa d'orso".
In sintesi, la vicenda racconta di un uomo, padre di famiglia, che girando attorno ad un cespuglio si tramuta in orso, per poi tornare uomo a conclusione del letargo invernale; la moglie, insospettita, segue le sue tracce, e avendo girato anche lei intorno al cespuglio, viene tramutata anche lei in orsa; trovato il marito, in forma di orso, ed egli le dice che ormai non si può più fare niente: dovrà venir ucciso dai figli a caccia, e nel mentre che loro lo avranno spellato e disteso la pelle a terra, lei dovrà saltarci sopra, per ritornare donna. Così avviene, ma la donna, nel saltare sopra la pelle d'orso evita di passarci entrambe le zampe e così tornata umana, si ritrova ad avere una zampa d'orso.

Gli elementi interessanti che ci permettono di fare qualche ipotesi, a mio giudizio, sono questi:

1) I Lapponi, similmente ai popoli africani o mesoamericani, credevano che gli esseri umani potessero trasformarsi in animali
(in questo caso è ovvio che erano gli animali tipici di quelle zone, quindi orso e renna) passando in qualche luogo che fosse "tabù", magari.
Sarei propensa a pensare anche a forme di Totemismo animale perché l'orso e soprattutto l'orsa (*), erano animali adorati come divinità o animali sacri anche nella primigenia Grecia (Artemide Brauronia) e altrove (Mielikki, Artio...)    
Qui manca un confronto che si potrebbe fare con l'induismo, perché non credo che l'orso sia diffuso lì da loro; altrimenti è plausibile che avrebbero associato l'orso a qualche Dea o Dio.

2) Si potrebbe quasi ipotizzare che i Lapponi praticassero anche una sorta di sacrificio umano volontario, da immolarsi alla divinità o totem (nel racconto è l'uomo che si sacrifica, e qui ricompare la logica dei "capri espiatori" diffusi in tante culture; basterebbe citare la Slovenia, con l'usanza del Pust, che avevo già analizzato, http://intervistemetal.blogspot.it/2017/07/slovenia-pagana-parte-ii-zlatorog-le.html ma anche la Croazia http://intervistemetal.blogspot.it/2018/03/croazia-il-poklad-thana-poesia-e-tanto.html o l'Ungheria: http://intervistemetal.blogspot.it/2018/04/ungheria-antico-paganesimo-architettura.html)

 3) Il fatto che il racconto termini dicendo che "la pelle dell'orso è conservata ancora oggi nella stirpe di Irjan" e che "la donna dovette tenersi quella zampa d'orso per tutta la vita" lascerebbe intendere che i feticci animali (pelli, pellicce, zampe, ossa, teschi...) venissero tramandati di generazione in generazione, forse perché considerati sacri, taumaturgici, caricati di una particolare forza o forse che "la stirpe di Irjan" facesse risalire le sue origini all'orso, come capostipite.        


(*) APPROFONDIMENTO: MIELIKKI E L'ORSA TOTEMICA DIVINIZZATA

Libri consultati:





Mielikki, nella mitologia finlandese, invece rappresenta l'aspetto della fanciulla-vergine, simile alla nostre Diana-Artemide. 


 è Regina della selva, vive libera, non sposata, senza compagno, ed è la protettrice degli animali, della caccia e delle partorienti. La si può raffigurare come una giovane orsa, similmente all'Artemide Brauronia o ad Artio;




L'orsa era l'antenata totemica divinizzata come aspetto della Dea.
Artemide Brauronia era un aspetto di Artemide che veniva celebrato nel santuario di Brauron, a 37 km da Atene.



Fonti letterarie (alcune scarne righe) e scene di vasi ritrovati nel santuario suggeriscono un rituale centrato sul fatto che le ragazzine del tempio dovevano "fare l'orsa" (arktèuein), prima di conoscere il matrimonio (prò toù gàmou). Che senso si deve dare a questa espressione?
Numerosi frammenti di vasi a destinazione cultuale, chiamati craterischi per le piccole dimensioni, sono stati ritrovati proprio a Brauron, poi ad Atene, nel santuario di Artemide Brauronia, datati dalla fine del V al IV secolo.
Vi si vedono ragazzine di età diverse, ora nude ora vestite, con abiti più o meno corti, capelli tagliati o sulle spalle e in corsa. Fra loro, due donne sembrano prepararle. Su alcuni frammenti, animali, cani e cerve appaiono ai lati delle ragazzine. In una delle scene, un'orsa è rappresentata in posizione centrale e le ragazzine se ne allontano, dirigendosi verso un altare.
Al termine di un periodo di segregazione segnato dal fatto di "fare l'orsa" e simboleggiato dall'uso della stola gialla che caratterizza il servizio della Dea, la ragazzina abbandonando l'abito rituale lascerebbe dietro di sé la "vita da orsa" per accostarsi ai riti d'integrazione del nuovo statuto che la introduce nell'età della pubertà, ultima tappa prima del matrimonio.

Cosa significa "fare l'orsa"? Animale selvaggio legato al mondo della caccia di Artemide, l'orsa si ritrova in numerosi miti collegati alla Dea. A Brauron stessa si racconta come un'orsa frequentasse il santuario e fosse stata quasi addomesticata. Un giorno, giocando con una fanciulla, le graffiò il viso. Il fratello della ragazza uccise l'orsa, provocando un flagello. Per placare la Dea, l'oracolo prescrisse che le ragazze da quel momento in poi "facessero l'orsa" prima del matrimonio e portassero la stola gialla. Conoscendo la funzione di protettrice della giovinezza di Artemide, incaricata di portare alla maturità ragazze e ragazzi insegnando ad addomesticare in sé quanto hanno di selvaggio, si è tentati vi vedere nelle cerimonie di Brauron un modo per esorcizzare l'orsa che è in essa, simbolo della "selvatichezza" dell'infanzia, per prepararsi alla tappa successiva della vita di giovinetta, fino ad affrontare il suo destino di sposa. (capitolo inserito in "Storia delle donne" di Georges Duby e Michelle Perrot)



L'Orso rappresenta la Resurrezione (poiché in primavera emerge dalla caverna invernale, in cui ha trascorso il periodo di ibernazione, con il cucciolo appena nato); nuova vita, quindi è il simbolo di iniziazione ed è associato ai riti di passaggio. Nei miti degli eroi l'orso è solare; nei miti del diluvio diventa lunare quando è associato alla Dee della luna come Artemide e Diana. Nel contesto celtico rappresenta il potere lunare, ed è attributo della Dea di Berne.
In Grecia, era sacro alle Dee Lunari Artemide e Diana, attributo di Atalanta ed Eufemia. Diana trasformò Callisto in orso. Nel mondo scandinavo, l'orso era sacro a Thor; l'orsa Atla è il principio femminile, l'orso Atli quello maschile. Per gli sciamani, l'orso è il messaggero degli spiriti della foresta. (Tratto da "Enciclopedia illustrata dei simboli" di J.C. Cooper)

Così Mielikki viene descritta nel Kalevala, al Runo Quattordicesimo:



"Mielikki, signora dei boschi, donna pura, amabile viso! Fa circolare il tuo oro, lascia che il tuo argento scorra innanzi all'eroe che lo cerca, sul cammino di chi ti supplica! Prendi le chiavi d'oro dall'anello che ti pende alla cintura, apri il granaio di Tapio, spalanca il castello della foresta in questi miei giorni di caccia, mentre rincorro la preda! Se proprio non vuoi curartene di persona, incarica le tue fanciulle, sollecita le ancelle, quante obbediscono ai tuoi comandi. Non saresti una vera padrona se non avessi ai tuoi ordini serve a cento e a mille per badare a tutte le greggi, per custodire la tua selvaggina.
Piccola ancella della foresta, vergine di Tapio dalla bocca di miele! Suona il tuo piffero mielato, soffia sul dolce flauto all'orecchio della tua bella padrona, l'amabile signora delle selve, sì che non tardi a sentirlo e possa uscire dal sonno! Ora essa non mi ascolta affatto, non si desta neppure una volta benché la implori con belle parole, la supplichi con lingua d'oro!
Figlia della foresta, vergine propizia, Tuulikki, figlia di Tapio! Guida la selvaggina lungo i pendii, nelle radure più scoperte. Se si mostrasse restia alla corsa, lenta nel galoppo, prendi una verga nel bosco, una frusta di betulla nel fondo della valle per solleticarle il fianco, carezzarle l'ampio dorso. Falla galoppare con scioltezza, irrompere innanzi al cacciatore che la cerca, sul cammino di colui che corre senza posa!"

Secondo altre fonti, Mielikki oltre ad essere la Dea della foresta e  della caccia, proteggeva anche i sacerdoti e i viandanti nei boschi.
Il nome deriva dall'antico finlandese, "Mielu", "Fortuna"; è una Dea giovane, che ha, come capelli, foglie e muschio, e veste in verde e giallo. Quando va in battaglia, cavalca un unicorno e ha come arma una scimitarra. Comunque non è una Dea negativa e bellicosa, ma piuttosto rappresenta l'intelligenza, l'astuzia, l'arguzia, come Athena. Mielikki era invocata per la protezione e l'abbondanza nella caccia. Se la caccia era abbondante, appariva vestita sontuosamente con gioielli in oro e argento, se invece la caccia risultava sfortunata, appariva vestita di stracci. Aveva anche un cestino ricolmo di miele con il quale nutriva gli spiriti delle foreste.  

Altro approfondimento: L'Orso per gli Shash (Navajo) - Visione futura e passata

tratto da



L'orso è un essere potente, simile all'uomo. In numerose leggende e storie viene spesso raccontato della forza aggraziata, ma terribile, con cui vaga nel territorio. Viene considerato il progenitore dell'umanità ed è il mediatore tra cielo e terra perché nella sua caverna è immerso in un sonno letargico e profondo in cui sperimenta la visione futura. Per questo viene correlato alla Luna: viene e va.
L'orso che guarda al passato richiama la nostra attenzione su antiche verità che possiamo ascoltare con il nostro cuore. Attraverso il suo sguardo rivolto al passato ci ricorda da dove proveniamo e ci ricorda ancora che la terra, le comunità nelle quali viviamo, i nostri antenati e i nostri figli sono tutti in contatto con noi mediante il filo conduttore della vita. 
I Lakota affermavano: "mitakuye oyasin", siamo tutti fratelli.
Come talismano, l'orso aiuta a comprendere il nostro cammino nel passato e nel futuro, conoscere la nostra vocazione, acquistare la forza e la salute di un orso. Come amuleto protegge contro la debolezza e la mancanza di radici.

Altro approfondimento, tratto da



Molte centinaia di anni dopo giunse in Irlanda il popolo di Partholon. Considero queste persone come seguaci di Artha (Nota di Lunaria: spesso si trova "Artio" come grafia) che è la Grande Orsa dei cieli. Si dice che il popolo di Parthalon fosse composto da 24 donne e 24 uomini, che praticavano l'uguaglianza tra i sessi e il culto della Madre Orsa, che secondo un'antica credenza era la Prima Madre che aveva messo al mondo tutti gli esseri umani.
Questa antica Madre Orsa era venerata dai tempi del Mesolitico in tutta Europa e Eurasia. Era connessa alla Madre Terra Ertha, o Eortha, Ars, Artio, Artemide Callisto, un'altra Madre Orsa.
Artha è la vera Madre del re eroe britannico Artù, il cui nome deriva da Art Vawr, che significa "Orso Celeste".  


Sull'Orsa, vedi anche la Corea: http://intervistemetal.blogspot.it/2018/02/corea-sciamanesimo-antiche-divinita-e.html


Altro approfondimento sui Lapponi: "La Religione Pagana dei Lapponi" 


tratto da



La nostra conoscenza della religione originaria dei Lapponi è incerta e frammentaria in quanto le fonti sono costituite dalle relazioni dei missionari che nel '500 e nel '600 si sforzarono di sradicare le credenze pagane e ai quali, di conseguenza, venivano nascoste molte verità.
 

Nota di Lunaria: "sradicare credenze pagane"... onde poi scopiazzarle in lungo e in largo spacciandole come farina del loro sacco!

Iside e lo scopiazzamento cattolico di Iside

L'Artemide di Efeso, con il volto nero, come Kali, e lo scopiazzamento cattolico dell'Artemide di Efeso



Come per tutti i popoli nordici, la religione dei Samek (Sami) era caratterizzata dallo sciamanesimo e dall'animismo, con l'aggiunta di credenze mediate dai Norvegesi e dagli Ugro-Finnici.
La ferma convinzione che tutti i fenomeni e gli esseri naturali avessero un'anima o uno spirito, il cui comportamento influenzava le vite umane, spingeva ad osservare numerosi tabù, per placare l'ira delle divinità o degli Spiriti e avere successo nella caccia, nella pesca, o in qualsiasi altra attività.
Fondamentale era la credenza nei Seidi, immagini di legno o di pietra modellate dalla natura in modo strano e curioso, o anche mucchi di sassi posti l'uno sull'altro a formare figure vagamente antropomorfe.



 
Nota di Lunaria: la Litolatria (adorazione delle pietre) è attestata in molte culture. Vedi tutto lo studio di Mircea Eliade in "Trattato di Storia delle Religioni"; in effetti, la pietra è uno dei primi simulacri di divino adorati dall'umanità.


Seide può essere anche il cucuzzolo di un monte o un dirupo, o una collinetta dalle forme particolare. Inoltre vicino a laghi e fiumi importanti per i gruppi dediti alla pesca, vi sono i Seidi d'acqua. In pratica, essi sono il simbolo di quegli spiriti o divinità, più o meno personalmente concepiti, ai quali il luogo è dedicato e contemporaneamente la loro sede. Tutta la località attorno ai Seidi è considerata tabù; è vietato cacciarvi, produrre frastuono, passarvi la notte; l'acqua che ne sgorga è sacra.
Strettamente legato al mondo dei Seidi è il culto dei fenomeni naturali. Prima fra essi, il Tuono, Essere che abita nell'aria, raffigurato con un martello in mano, temuto nelle sue ire, ma anche amato, in quanto scaccia e uccide i maligni spiritelli-gnomi. Egli ha dunque un duplice aspetto, malevolo e benevolo insieme, come anche il Fulmine, da cui è solitamente seguito, che incendia, abbatte alberi e spesso uccide, ma è accompagnato dalla pioggia, benefica per l'erba e i pascoli.


Nota di Lunaria: stilare una lista di Dei connessi al tuono, alla pioggia e al cielo è impresa ardua, considerato che sono presenti in tutte le culture. Comunque, per averne una lista, vedi Mircea Eliade in "Trattato di Storia delle Religioni"; qui cito i più conosciuti: Teshup/Adad, Stribog, Shango.

La concezione di Esseri soprannaturali personificati e individuali è più diffusa tra i Lapponi Norvegesi che hanno maggiormente subito l'influsso scandinavo, con il suo spiccato politeismo. Divinità principali in quest'area sono Horogalle o Tiermes (il Dio della folgore), che ricorda il nordico Thor; Biegalomai (l'Uomo del Vento) e Peive (*) il Dio del Sole, intorno ai quali si è sviluppata una ricca mitologia.

(*) Per altre fonti, Peive (Beiwe) sarebbe invece una Dea, da collegarsi alla baltica Saule, probabilmente 



Altre Dee Lapponi sono:
 

Jabmeakka, Dea Lappone del regno dei morti

Luot-Chozjik, Dea Lappone delle renne

Mano, Dea Lappone della Luna

Rana Niejta, Dea Lappone della primavera




Sarakka, Dea Lappone del fuoco

Triplice Dea: Uksakka "La Vecchia della porta", Maderakka "La Vecchia della terra", Juksakka "La Vecchia dell'arco"

Comune ai Lapponi e alle altre popolazoni artiche è la credenza in potenze demoniache ritenute agire più attivamente durante la stagione dell'anno più scura e fredda. Causa delle eclissi e di molti altri malanni, temono solo il Tuono, loro tradizionale nemico.





Il mondo dell'aldilà ha due aspetti: Saivo e Jabmeaimo, che nelle fonti letterarie appaiono spesso confusi tra loro, forse a causa della loro sostanziale identità. Saivo è un luogo sacro, situato all'interno delle montagne, subito sotto la superficie della terra e sede degli Spiriti, che fungono da assistenti degli sciamani. Jabmeaimo è collocato molto più profondamente sotto terra ed è il regno dei morti in senso proprio. Qui le anime ottengono un nuovo corpo e vivono una vita simile alla precedente; qui a volte viene portato lo spirito di un individuo, prima ancora della morte, ed è compito dello sciamano il trarvelo, intraprendendo un difficile viaggio. Solo lo Sciamano, detto Noaide, ha la facoltà di permettere occasionalmente alla propria anima dei lunghi viaggi in luoghi ultraterreni. Gli spiriti dei morti sono temuti come portatori di malattie, disgrazie, morte. I corpi dei defunti vengono fatti uscire dalle tende da un'apertura speciale, solitamente situata sul retro, così da "far perdere loro la strada" ed impedire eventuali visite indesiderate.

Sciamano Lappone, il Noaide: si noti come il tamburo è decorato da incisioni e da ciondoli pendenti






Nel corso della "carriera da sciamano", egli ha a disposizione uno o più Spiriti guardiani che fungono da suoi assistenti durante la trance e il viaggio nel Jabmeaimo. Il tamburo è uno strumento magico tipico. Anticamente era diffusissimo. è indispensabile ed ogni suo dettaglio ha un significato mistico: la membrana è coperta da decorazioni e figure complesse, solitamente mancanti nei tamburi degli sciamani siberiani; i Lapponi infatti li usano anche come strumento di divinazione, ottenuto battendoli con un martelletto che fa spostare sulle varie raffigurazioni un indicatore detto "arpa" e traendone relativi auspici.
Su alcuni tamburi sono dipinte figure semplici e schematiche, che rappresentano simbolicamente, ma in modo ben riconoscibile, la realtà: uomini, animali, oggetti di uso comune, fiumi, monti, alberi, probabilmente rappresentanti con le loro linee essenziali il Seide che li controlla.
 

Vi è poi una seconda categoria di tamburi ornati con figure di divinità tratte dal mondo mitologico, rappresentato con ricchezza di particolari, ognuna con le sue caratteristiche individuali: Horogalle, Peive, l'Essere Supremo Radien-Atje, raffigurato con moglie e figli, e il temutissimo Rota, Spirito delle malattie e della morte, che, come Tiermes-Horogalle, sembra strettamente collegato al Dio nordico Odino, come lui rappresentato a cavallo. A queste si aggiungono molte altre divinità secondarie, che presiedono ai molteplici aspetti della vita.

E ora vediamo il danno portato dal cristianesimo...
 

Con l'avvento del cristianesimo e la fondazione di chiese e monasteri in tutto il territorio, furono aggiunte sui tamburi magici figure mediate dalla nuova religione, come maria, cristo, gli apostoli. Dopo un breve periodo di tolleranza, i missionari iniziarono un'intensa opera iconoclasta contro i tamburi dipinti che, ritenuti opera diabolica, furono bruciati a centinaia. La credenza è riuscita a sopravvivere qua e là fino al XIX secolo; ora è quasi estinta. Sono arrivati a noi solo pochi tamburi conservati da alcuni coraggiosi che affrontarono il rischio, se scoperti, di essere bruciati con essi.


Nota di Lunaria: riportiamo anche la pagina, prima che qualche cristiano venga a dire che "Non è vero niente/è un tuo personale delirio/Non hai mai letto un libro! Non conosci teologia!!!"...



Dopo l'impatto violento con il cristianesimo, verso la fine del XVII secolo, l'attaccamento alle tradizioni religiose divenne tenace, nel timore che una divinità trascurata potesse offendersi e abbandonare coloro che avevano adottato il nuovo culto. Il timore era forte soprattutto nei confronti dei bambini, costretti ad essere battezzati; se un bimbo cresceva poi fragile e malaticcio, il motivo era subito chiaro per i suoi genitori. Così, spesso veniva celebrata segretamente la cerimonia della "cancellatura" del battesimo, "lavato via" purificando il piccolo con succo di ontano.
(Nota di Lunaria: rimedio che proverò anch'io...)
Agli inizi del XIX secolo una forma sincretica di religione, portata da un prete cristiano, Lars Levi Lastadio (Lestadius) 



si diffuse tra i Lapponi e le popolazioni svedesi, finlandesi, norvegesi. Il Lestadianismo era, ed è tuttora, caratterizzato da cerimonie di tipo cristiano, cui si aggiungono la pratica dell'estasi sciamanica e un'atmosfera fortemente emotiva.
 

Nota di Lunaria: sincretismo che i cristiani, falliti i tentativi di evangelizzazione forzata a suon di roghi e massacri, misero in atto anche in Africa o presso i Nativi e gli Asiatici, creando una sorta di cristianesimo influenzato da questa o quella credenza pagana, per farsi accettare dalla popolazione locale. Vedi questo libro:

 
Nel mese di novembre, poi, ha luogo un rituale propiziatorio per trovare le renne disperse durante l'anno. Si tratta di un vero e proprio dramma teatrale eseguito da tre personaggi, i pastori che hanno avuto maggiori perdite, i quali compiono azioni simboliche e mimano la buona riuscita del rito e il ritrovamento delle renne.



Di tutti gli antichi rituali lapponi si hanno ancora tracce della festa dell'orso, celebrata immutata fino al XVII secolo. In realtà, più che una festa era una caccia collettiva, guidata con molte precauzioni magiche dal Noaide e ricca di comportamenti animali.

 

ALTRO APPROFONDIMENTO

tratto da



Chiamati "Lapponi" da sempre, sono diventati "Sami" da qualche anno. Questo perché il rispetto delle popolazioni indigene ("lapponi" è considerato termine improprio) ha iniziato a evidenziarsi anche con l'uso delle denominazioni che quei popoli hanno dato a se stessi. Ecco perché si è imposta la parola Sami, invariabile al singolare e al plurale, sia come sostantivo sia come aggettivo, mentre il territorio da loro abitato si chiama Sàpmi. La lingua dei Sami appartiene alla famiglia delle lingue uraliche. Si distinguono tre categorie principali, il Sami settentrionale, il Sami di Inari e il Sami Skolt, all'interno delle quali si contano nove dialetti.
La letteratura Sami si è espressa soprattutto attraverso la narrativa orale, dove il genere più tipico è il racconto fantastico, mitologico e la fiaba, che ha spesso per protagonista Stàllo, un forestiero grande e grosso, un sempliciotto del quale i Sami si fanno burla. Un genere a parte è lo Yoik, il canto tradizionale Sami, che non ha funzione di intrattenimento, ma di ricerca di un rapporto più stretto con la natura e con se stessi, ed è quindi un'esperienza spirituale profonda. La letteratura scritta appare solo all'inizio del XX secolo, prediligendo da subito la forma poetica, tra gli autori più noti della letteratura Sami contemporanea sono Kirsti Paltto, Paulus Utsi, Valleepaa.
Nelle arti visivi l'espressione più antica sono le incisioni rupestri e i disegni di soggetto mitologico che ornano il tamburo  usato dal Noajdde, lo sciamano.

I Sami furono i primi, circa 10000 anni fa, a stabilirsi nel territorio che occupano ancora oggi, insediandosi prima sulle coste e poi, con lo scioglimento dei ghiacci, nell'entroterra.
Oggi sono circa 75000 e sono posti sotto la giurisdizione di quattro Stati diversi: la Norvegia, dove vive la comunità più numerosa, la Svezia, la Finlandia, la Russia.
Fin dall'antichità la caccia alle renne selvatiche e la pesca erano attività collettive: il bottino venica diviso tra tutti i membri della "sijdda" (gruppo sociale di due o tre famiglie che insieme cacciavano e pescavano), per assicurare il necessario anche a chi non era in grado di partecipare alle battute. L'allevamento delle renne si affermò solo nel XVI secolo, quando i Sami cominciarono ad addomesticare interi branchi e a migrare con questi secondo le stagioni. Solo allora sorsero i primi villaggi, formati da allevatori associati in forme cooperative. Oggi il nomadismo è praticato solo da pochissimi Sami, mentre il resto della popolazione è stabile, scolarizzato e vagamente integrato nella società industriale e postindustriale.
Il boom delle vacanze in ambienti naturali estremi o poco antropizzati, l'attrazione esercitata da fenomeni come il sole di mezzanotte o la lunga notte boreale hanno fatto scoprire agli stessi Sami che anche le tradizioni di un popolo possono costituire una risorsa da sfruttare a fini turistici; l'artigianato dei ricami e dei tessuti, dei manufatti in pelle di renna vive oggi una stagione d'oro, mentre musei etnografici dedicati ai Sami sono sorti ovunque. Una novità assai redditizia sono i villaggi-riserva abitati da alcune famiglie Sami, dove i turisti possono partecipare ad attività come la marchiatura delle renne e imparare anche antiche tecniche artigianali, ma lo sfruttamento delle risorse naturali ha provocato in molte aree una vera e propria emergenza ambientale, alle quale proprio grazie alla pressione degli interessi turistici e degli stessi Sami si sta cercando di porre rimedio.


Abiti Tradizionali







E alcune canzoni ispirate a questo popolo...





E alcuni documentari:



 

P.s Notate che suonano ancora il tamburo con la superficie decorata...