Indios: Sciamani e Metal Tribale!

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Sogno e realtà, visibile e invisibile, "anima" e corpo... il mondo dell'Indio è un'unità indissolubile, di cui è padrone e custode solo lo sciamano.
Mantre il "Cacique" fa da mediatore tra gli uomini, lo sciamano è l'intermediario tra l'uomo e il trascendente. è insieme guaritore, consigliere e mago...
 

Percepire l'Invisibile in Amazzonia
 

Presso ogni etnia dell'Amazzonia esistono quotidianamente particolari problemi che investono la singola persona o l'intera comunità. Coscienti dei propri limiti di fronte a determinati eventi gli Indios dell'Amazzonia chiedono aiuto alle loro divinità (Tupa, Mavutnisin, Maì, Hekura...) avvalendosi dell'intermediazione di un componente della tribù che ha la particolare capacità di comunicare con il mondo trascendente. Questo sciamano prende l'appellativo di "Pajé". Così, mentre il capo tribù (Cacicco) è il mediatore tra le tensioni umane, lo sciamano rappresenta il tramite tra il soprannaturale e l'uomo grazie alla sua particolare capacità di percepire l'invisibile.



Il campo d'azione di questa straordinaria figura è estremamente vasto: è capace di curare la figura del singolo, di invocare la protezione della divinità sulla tribù, di indicare dove e come ritrovare persone disperse, di influire sui fenomeni atmosferici e addirittura di predire il futuro. Secondo la concezione indigena, l'essere umano è composto da un corpo e un'anima che vivono in un'unità indissolubile. Esistono quindi malattie del corpo che lo sciamano cura attraverso l'uso di piante (oltre 1500 tipi) di animali e di minerali che si trovano nella foresta amazzonica.
Quando il malessere dell'individuo va molto al di là di un particolare distretto corporeo e comincia a causare uno stato di debolezza psicofisica che continua nel tempo con un andamento subdolo, che coinvolge l'Indio nella sua totalità e gli toglie ogni forza, allora l'uomo della foresta pensa che l'anima si sia allontanata dal corpo, fugga nell'aldilà e rompa inesorabilmente l'unità corpo-anima. Sarà lo sciamano ad andare a ricercare l'anima dipersa nel metafisico e, ritrovatala, la riporterà sulla terra resistuendola al corpo del malato.


Nota di Lunaria: possiamo fare un parallelo con la storia di Demetra e Persefone e di Orfeo con Euridice, tutti personaggi che acquistano una valenza ctonia, nel loro peregrinare "nel mondo infero", come fa lo sciamano, nelle profondità dell'Io tanto da uscire fuori di sé. Alla luce di ciò non stupisce che sia Demetra che Orfeo avessero dei riti misterici celebrati in loro onore.

 
Lo sciamano attraverso l'assunzione di alcune piante "magiche" (tabacco, ayauasca, paricà, epenà, coca), con delle invocazioni cantate e ripetute all'infinito, accompagnate da strumenti e percussioni (maraka, sonagli) o fiato (flauti di bambù), danzando e ruotando velocemente su se stesso, accellerando i movimenti respiratori, raggiunge uno stato di vera e propria perdita di coscienza (estasi, sonno) che gli permetterà di avventurarsi nel mondo degli spiriti e degli Dei alla ricerca dell'anima perduta.
Solo lui riuscirà a ritrovarla e, afferratela, la trascinerà a forza con sé, liberandola dalle maglie degli spiriti del male e riportandola così sulla terra, dove la ricongiungerà al corpo del malato.
Il rito curativo prevede anche un'azione diretta sul malato: lo sciamano pratica dei massaggi sul suo corpo, espira su di il fumo del tabacco, succhia sulla parte interessata e subito dopo vomita a distanza per purificarsi.
Se la "malattia" è vissuta come un evento di particolare gravità che rischia di minacciare la vita dell'individuo allora è tutta la tribù a stringersi attorno al malato per aiutarlo psicologicamente.
Le stesse tecniche (assunzione di piante magiche, canti, suoni, danze) ovviamente di tipo diverso secondo l'etnia considerata (in Amazzonia ci sono oltre 200 tribù) vengono usate per permettere allo sciamano di comunicare con la divinità per chiedere, questa volta, non più la protezione del singolo, ma dell'intera collettività.

Durante questo "processo di possessione", lo sciamano cambia timbro di voce e di espressione, e da quel momento rappresenta una divinità che parla alla tribù prendendo temporaneamente in prestito il corpo dello sciamano e, attraverso la voce alterata, indicherà quali sono i migliori territori di caccia, rassicurerà la gente contro gli spiriti del male, farà profezie.


Curiosamente, gli Indios ritengono blasfemo e sacrilego quanto i cristiani fanno: materializzare il corpo del loro dio in un'ostia e poi mangiarlo.
Nota di Lunaria: oh, cari Indios, sapeste quante altre cose sono inconcepibili e sacrileghe, nel culto cristiano... xD


Un altro campo d'azione dello sciamano è la comunicazione con le anime dei defunti e degli antenati che gravitano nella foresta circostante.
Mentre in molte etnie la figura del capo tribù è diversa dallo sciamano, in alcune, per esempio presso i Kayapò, il capo tribù è anche sciamano. In genere il guaritore è di sesso maschile, ma esistono eccezioni: tra gli asurini del fiume Xingu esiste un rituale in cui anche le donne, con il loro canto, permettono la comunicazione con la divinità, alternandosi alla pari con lo sciamano di sesso maschile.






L'arte di curare, di proiettarsi nel trascendente e di leggere il futuro non è ereditaria, ma si apprende: tra le eccezioni a questa regola citiamo gli xavantes del Mato Grosso, presso i quali la capacità di curare il morso dei serpenti è una pratica sciamanica segreta che viene trasmessa di padre in figlio. In generale esiste un solo sciamano per ogni tribù ma anche qui esistono varianti: tra gli araweté tutti gli uomini sono in grado di comunicare con il trascendente e lo fanno di continuo, avvicendandosi in modo del tutto casuale all'insegna della spontaneità.
Gli xavantes attribuiscono a ciascuno un ruolo ben preciso: nella stessa tribù convivono "Il Signore della Pioggia" (evoca la pioggia nei periodi di siccità), "Il Signore del Cobra" (cura i morsi dei serpenti), "Il Signore dei Miti" (che conosce e trasmette la mitologia e la storia della tribù) e infine "Il Signore dei Sogni" che ha la capacità di interpretarli e quindi fare profezie che riguardano il singolo o la collettività.
Il fatto più strabiliante è che finita la cerimonia, lo sciamano ridiventa un individuo esattamente uguale a tutti gli altri, con gli stessi doveri nei confronti della collettività. Sotto questo aspetto si diversifica molto dai nostri leader religiosi (prete, vescovo, cardinale, papa) che sono espressioni di un potere che ha una grande influenza, non solo in ambito spirituale ma anche in quello politico-sociale.

Per finire, è motivo di riflessione il concetto di classificazione delle malattie per l'Indio, che è strutturato in modo diverso dal nostro: per loro non esiste la malattia mentale e quello che per noi è considerato un periodo di particolare sfortuna, per loro è vissuto come stato di malattia.

Infine, un breve accenno alle persecuzioni subite dagli Indios:
 

- Gli Europei iniziano ad avventurarsi in Amazzonia a partire dal '500. La prima invasione è quella degli esploratori assetati di ricchezza (oro, pietre preziose, spezie ecc.)
La seconda ondata è quella dei religiosi, che cercano di convertire gli Indios.
La terza ondata è quella degli studiosi (scienziati, zoologi, geografi ecc.) che sbarcano per redigere resoconti scientifici sulla flora, la fauna e le tribù.


- Tra i massacri ricordiamo:


1) Pizarro getta in pasto ai suoi cani alcuni Indios.


2) La scoperta del caucciù e il suo impiego per le gomme causa una vera e propria "febbre da caucciù": uomini senza scrupoli come Suarez e Araña non esitano a costruire campi di lavoro (lager) dove ammassare gli Indios costretti a lavorare alla raccolta del caucciù.



Quando gli uomini iniziano a morire di stenti, le donne indios vengono razziate, rinchiuse nei bordelli, stuprate ripetutamente e messe incinta di modo che anche i bambini nati a seguito di questi stupri potessero lavorare in questi lager, chiamati "La Chorera" ed "El Encanto"! Dei 50mila Indios ne sopravvivono solo ottomila: ogni tonnellata di caucciù è costata 7 vite umane.

3) Per decimare gli Indios e appropriarsi delle loro terre, si consegnano loro alcune vesti infettate col virus del morbillo. Gli Indios iniziano a morire anche di infezione, dopo aver indossato questi vestiti.











ALTRO APPROFONDIMENTO

tratto da


Uno dei massimi deserti della terra è quello di Atacama che si estende lungo la costa occidentale del Sudamerica dalla frontiera tra Perù ed Ecuador alle pianure del Cile. Per anni non vi cade una goccia d'acqua e tuttavia vi si trovano vallate rese fertili da fiumi che scendono dalla Cordigliera andina. Queste valli sono abitate da migliaia di anni come comprovano i reperti archeologici, i più antichi dei quali risalgono al 3800 a.c.
Tra il 600 e il 300 a.c la cultura di maggior spicco fu quella di Chavìn, che produsse anche imponenti templi. Verso il 900 d.c il gruppo più potente nella zona era quello dei Chimu. I Chimu avevano creato un complesso sistema di irrigazione. Tra i loro Dei, il primo in ordine di importanza era il Creatore Pachacàmac.
Più a sud vivevano i Nazca, che raggiunsero l'apice tra il 300 a.c. e il 700 d.c. prima che gli Incas cominciassero la loro espansione. Quando sottomisero i Nazca, gli Incas ne ripresero in larga misura le tecniche irrigue.
Sia nelle zone montane che in quelle forestali del Sud America, si coltivano molte varietà di piante eduli, diversissime tra loro a seconda degli ambienti e dei climi. Quello freddo delle Ande si presta alle coltivazioni di varie qualità di patate, mentre nelle foreste pluviali tropicali prosperano la manioca, l'igname e la batata; il mais è diffuso ovunque. 



Gli indios Jivaros affermano che una Dea a nome Nunguì permette alla Manioca di farsi strada nel sottosuolo e di apparire alla superficie. 


Nunguì permette alla manioca di farsi strada nel sottosuolo e di apparire alla superficie. Nunguì si fa vedere assai di rado, comunque sarebbe alta un metro e grassissima (*). Chiunque voglia far crescere bene le sue piantagioni deve tentare di attrarla nel campo, persuadendola a restarvi, e Nunguì allora incoraggerà la manioca a crescere grossa e polposa, danzando nottetempo tra le piante.
Di giorno Nunguì sparisce sotto terra e la manioca perde la propria forza, ed è per questo che bisogna estrarla al mattino presto. Perché Nunguì arrivi, occorrono una canzone che va intonata al crepuscolo e al cui ritmo la Dea danzerà, e tre pezzi di diaspro, detti "bambine di Nunguì", da mettere nell'orto sotto una ciotola capovolta. (Nota di Lunaria: una forma di litolatria per riti di fertilità del suolo?)
Le tre pietre bambine (**) sono il ricordo del tempo precedente a quello in cui gli uomini hanno imparato a coltivare le piante, quando mangiavano foglie selvatiche e spesso soffrivano la fame. Un giorno andarono a un corso d'acqua con l'intento di catturarvi dei granchi e scorsero una piccola donna grassa vestita di nero che era intenta a lavare delle radici nell'acqua.
"Puoi darci qualcosa da mangiare?", chiesero gli uomini, e Nunguì porse loro un tubero di manioca, dicendo "Prendete questa bambina e mangiatela, e ogni qualvolta ne vorrete ancora, chiedetegli di portare manioca, e la vostra casa sarà sempre piena di buon cibo". E così fu. (Nota di Lunaria: ovviamente questa è la dimostrazione che il cristianesimo con il suo "questo è il mio corpo, prendetene e mangiatene tutti" NON si inventa proprio nulla, visto che l'idea di mangiare un Dio/Dea - la teofagia - o elementi sacri particolari è presente anche in altre religioni precedenti il cristianesimo)

(*) Di Nunguì si dice che era "alta un metro e grassissima". Impossibile non pensare alla Venere di Willendorf




è decisamente interessante che due culture agli antipodi l'una dall'altra abbiano "pensato" alla stessa Dea abbondante...

(**) Non a caso sono tre e sono femmine: infatti abbiamo avuto delle Triadi Femminili; possiamo citare Lakshmi\Durga\Sarasvati; Ecate Triplice; Allat-Manat-Al Uzza; Brigid Triplice; le Moire, le Parche; Mokosh...




Gli Jivaro (anche chiamati Shuar) sono noti anche per il macabro rituale della decapitazione della testa del nemico e la successiva conservazione della testa-feticcio (Tsantsas) che trattata con un rituale particolare di affumicazione e macerazione "si rimpicciolisce e conserva nel tempo"


Le teste venivano mummificate per evitare che il guerriero ucciso potesse "vendicarsi perseguitando chi lo aveva ucciso": la testa recisa, infatti, serviva da gabbia.
Nota: anche nella cultura celta e indù si decapitavano teste.


Metal Tribale

I padri della scena sono sicuramente i Sepultura di "Roots"






band che iniziava con un grezzissimo e "Kreatoriano" Black Metal, 


per poi acquisire via via personalità con la svolta "tribal"








Scontato citare anche i Soulfly




sebbene qualcuno li ritenga "un prodotto costruito a tavolino" e "finti poveri". 


Non entro in merito nella diatriba "Sepultura VS Soulfly", ma chiunque ammetterà che era Max Cavalera l'anima tribal del gruppo e con la sua fuoriuscita, difatti, i Sepultura "superstiti" non sfornano di certo capolavori memorabili...

Altre band che si sono cimentate in un Metal tribaleggiante e primitivo sono i Black Oil



a tutti gli effetti, discepoli fedeli - qualcuno parlerebbe di plagio... - dei Sepultura di "Roots"...



Il video è comunque parecchio interessante

i PUi

 
e gli Huinca di "Rapa Nui"






Ci sarebbe da trattare anche la condizione ambientale, perché l'Amazzonia viene distrutta giorno dopo giorno per mere ragioni di becero guadagno. Il che porta anche lo sfruttamento degli indigeni e gli omicidi commissionati dai potenti di turno aiutati dai politici corrotti, degli attivisti ed ecologisti che protestano per salvare la foresta.

Non avendo mai letto un libro sull'argomento, non posso dire di più, comunque, per chi fosse curioso, qui c'è un'intervista ad un'attivista indigena: http://pod.radiopopolare.it/laterradimezzo_1_10_04_2018.mp3