Kali, Sara la Kali, le Gigantesse, le Kechali e le Ourmes

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La Scozia una volta era conosciuta come Caledonia, la terra donata da Cale o Kali, che è la versione di Samhain di Ker.
A Kallinish sull'Isole di Lewis, un bellissimo gruppo di megaliti sono allineati al ciclo del sole e della luna.
Callanish o Callernish, è stato tradotto come "il promontorio di Cale", mentre il suo nome in gaelico, Tursachan, significa "luogo di lutto" (per i morti) o "luogo di pellegrinaggio" (per gli antenati).
Cale è collegata a Kali, in quanto Portatrice di Distruzione.



Come Kali, si dice che fosse una Gigantessa nera o blu che ha dato origine alle diverse razze umane e ha creato il mondo, costruendo le catene montuose dalle pietre cadute dal suo grembiule.
Si dice che le pietre di molte camere mortuarie in Galles e in Scozia siano cadute dal suo grembiule [nota di Lunaria: anche Cailleach è collegata alle montagne https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/arianrhod-cailleach-blodeuwedd.html].


Barclodial Y Gavres è un dolmen di Anglesey, conosciuto come il Grembiule della Gigantessa. Ve ne sono altri.
Nel "Devi-Mahatmaya" indiano, si dice che Kali Nera sia balzata dalla fronte della Grande Dea Durga durante la sua battaglia contro i demoniaci asura. Con un grande ruggito, brandendo una lama e altre armi, è una formidabile Distruttrice delle forze malefiche.


Willow ha sottolineato come la descrizione di Kali Nera come emanazione di Durga sia identica a quella della Dea dei Pitti in Scozia che è anche descritta con la schiena blu mentre brandisce lame spaventose. Un dato aggiuntivo interessante è che san Giorgio, l'uccisore britannico del Drago, viene detto essere il figlio di Madre Caleb, un'altra versione di Cale, Kali, Ker. (Nota di Lunaria: "san giorgio" ovviamente, rappresenta la presa di potere del patriarcato che uccide il Drago, uno dei simboli della Dea https://intervistemetal.blogspot.com/2018/10/draghi.html)


  
Nota di Lunaria: Kali è raffigurata con la pelle blu o completamente nera; un'altra Dea blu è Tara, una Dea guerriera e della notte simile a Kali, ma che invece di mostrare la lingua, sorride.


Inoltre, si può fare un collegamento con Sara la Kali, la Dea più famosa (e ancora adorata) del popolo gitano.



Non tutti gli studiosi concordano, ma sembrerebbe che Sara la Kali sia la versione gitana di Kali che è stata poi cristianizzata e ritenuta "una santa" protettrice del popolo zingaro.
Sara la Kali ha la pelle scura e viene ritenuta la Madre dei Gitani; anche Kali è Madre.

  
In alcune celebrazioni dedicate a Sara la Kali, la statuetta di Sara viene immersa nelle acque; lo stesso rito si trova nella devozione induista per celebrare molte Dee come Sarasvati.
Sara la Kali potrebbe persino essere derivata anche da Ishtar, perché una delle prime testimonianze che abbiamo di Sara la Kali ci fa sapere che prima di lei il popolo venerava una statuetta chiamata "Ishtari" che veniva immersa nelle acque…




Con l'adesione al cristianesimo, i Rom hanno trasformato Sara la Kali in "santa Sara la Kali" e l'hanno associata alle "Tre Marie"; ovviamente nel vangelo non si parla affatto di Sara la Kali, men che meno si parla di "viaggi in mare" compiuti dalle "Tre Marie" (dietro le quali peraltro si cela il ricordo della Triplice Dea).

Per quanto riguarda le Gigantesse che compaiono nella mitologia norrena e scozzese, anche in India abbiamo alcune gigantesse famose: Tataka e la più famosa Surasa, la Madre dei Nagas (serpenti). Surasa appare nel Ramayana come colei che mette alla prova il Dio scimmia Hanuman che si lancia nella sua bocca;


a ben vedere, anche Tiamat è una Gigantessa, rappresentata come Principio del Caos prima della creazione e come personificazione dell'acqua salata. https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/balambika-dhumavati-e-tiamat.html 

ALTRI APPROFONDIMENTI tratti da


LE KECHALI, LE FATE DEL DESTINO NEL FOLKLORE ROM

Le Kechali, o fate dei boschi, sono un'altra specie di spiriti femminili, che determinano il destino degli uomini. Tuttavia, esse sono note oggi solo a qualche gruppo rom dell'Europa Centrale. La loro credenza, in via di estinzione, sembra costituire una visione più antica nell'ambito della mitologia zigana, versione soppiantata a poco a poco da quella delle Ourmes. (Nota di Lunaria: che vedremo nell'approfondimento sottostante)
Le caratteristiche di quest'opera del destino sono le seguenti, secondo qualche elemento di informazione superstite: questi esseri femminili soprannaturali, generalmente in gruppi di tre, abitano le montagne e possiedono capelli lunghi e finissimi che formano le nebbie delle vallate.



Ma soprattutto è unicamente in quanto vergini che esse possono influenzare il destino degli uomini. Poiché possono amare un uomo e legarsi a lui; ma ciò si svolge allora a tutto svantaggio di questi.
Il figlio che essa avesse da lui non potrebbe essere altro che un nato-morto; l'amante, affascinato da lei, perde la ragione ed anche lei per lo stesso contatto perde il suo potere magico; essa si rifugia sempre più in alto nelle montagne per invecchiare e scomparire.

L'influenza delle Kechali si manifesta in modi diversi: se essa vuole accordare la buona fortuna per tutta la vita a un bambino (ed essa lo può solo in quanto vergine) avvolge al suo collo il "filo rosso della fortuna" (nella realtà, una piega o una grinza che il bambino ha sul collo al momento della nascita). A volte una Kechali, al momento di perdere il suo potere scegliendosi un amante, può portare fortuna a un bimbo tessendogli coi propri capelli un abito portafortuna, così fine da essere invisibile ad occhi umani.
Si nota qui il legame tra la fortuna e la nozione di capigliatura e di filo, legame frequente in numerose mitologie; a questo proposito si evoca sempre l'antico mito delle tre Parche. Ed è assai probabile che tale credenza rom si sia alimentata al comune fondo indo-europeo.
è interessante notare che se la credenza nelle Kechali è praticamente scomparsa nella maggior parte delle tribù zigane, non è così per un'altra credenza dipendente da essa, quella della regina Ana, regina delle Kechali, che è ancora diffusa. Questa Ana, un tempo semplice vergine Kechali, fu amata dal re di un misterioso popolo (quello dei Lotcholico) e per evitare l'annientamento delle fate Kechali da parte di questo popolo, Ana si risolse a sposarne il re. Da questo infelice matrimonio nacquero i 9 demoni patogeni (causa di malattie) che poi si moltiplicarono. Attualmente, del resto il termine Lotcholico designa quegli uomini che si crede abbiano concluso un patto col Diavolo (gli Iouklanouches sono quelli che l'hanno concluso col diavolo di grado più elevato)

OURMES: LE DEE ROM DEL DESTINO

Nota di Lunaria: Le più famose Triadi Femminili sono le Parche, le Grazie e le Norne ma non sono le uniche, perché in altre mitologie troviamo il concetto di Triplice Dea.
è il caso della Trinità Russa, capeggiata da Mokosh, ma anche delle slave Sudjaje, le Dee del destino; Per i Rom, queste Tre Dee\Fate erano le Ourmes.


Lo studio della funzione mitica e religiosa della donna nel mondo Rom ci offre il vantaggio di situarci a una specie di bivio o in un centro di prospettiva. La femminilità domina talmente l'universo religioso e soprannaturale dei Rom che si può, partendo da essa, tentare di arrivare a una comprensione almeno minimamente sintetica di tale universo. Effettivamente, le pratiche e le superstizioni rom presentano dei caratteri che ne rendono laboriosa l'indagine e assai aleatoria una visione sintetica; da cui deriva l'assoluta necessità della ricerca di un filo conduttore attraverso il dedalo delle rappresentazioni mitiche e delle credenze religiose zigane.

Importanza della Femminilità nel mondo Rom

Fatte queste note preliminari, veniamo al nostro tema: il ruolo della donna o della femminilità nella vita religiosa e morale dei Rom, attraverso riti e miti. Essendo il tema assai vasto, sarà trattato qui a proposito di alcuni dei riti più significativi che mostrano il legame tra il genere di vita dei Rom, la natura delle loro idee morali e dei miti attraverso i quali essi le traducono.
Si impone subito una constatazione: la donna e il sesso femminile occupano un gran posto nelle credenze religiose nel senso del meraviglioso e dello straordinario nei miti zigani.
Infatti, la maggior parte degli "spiriti" o forze soprannaturali che dominano l'esistenza umana, e che si devono esorcizzare o rendere benevoli a seconda del caso, sono femminili. E soprattutto gli intermediari tra il mondo superiore e quello umano sono generalmente delle donne, che esercitano una funzione sacrale, sia divinatoria, sia guaritoria, sia propiziatoria.
Queste donne esercitano infatti le funzioni svolte dalle caste sacerdotali nella maggior parte delle altre religioni. è assai caratteristico del mondo zigano che esso ignori qualunque funzione sacerdotale nel senso preciso del termine. I rappresentanti dell'autorità tribale non esercitano effettivamente alcuna pratica religiosa propriamente detta, privilegio appartenente solo ad alcune donne. Inoltre, altra tipica caratteristica, queste funzioni rituali esercitate da donne e rivolte in maggior parte a potenze superne femminili hanno uno scopo essenzialmente pratico, etico, diremmo noi, sia volto a conoscere la sorte per aiutare i Rom a programmare la loro vita, sia a lottare contro le forze malefiche e portare un po' di felicità e di sicurezza nell'esistenza errante di questi nomadi.


Nota di Lunaria: allora, prima di proseguire, una nota: non sappiamo con precisione da dove i Rom siano originari. Prendendo per buone queste quattro ipotesi, riportate anche dall'Autrice:

1) India
2) Area semitica (forse la mitica tribù di Chur, figlio di Cam...)
3) Egitto (Egitianos > Gitanos / Egypsies > Gypsy, il termine inglese per zingaro)
4) Qualcuno ha pure supposto Atlantide…


E prendendo come dato certo il fatto che per secoli non si erano mischiati alle altre popolazioni, tutto lascerebbe supporre che da qualsiasi luogo provenissero, comunque, in quel tal luogo le donne avessero funzioni sacerdotali, che restarono immutate nei secoli.
Ora, in India sappiamo che la casta sacerdotale è maschile, anche se le donne possono svolgere alcuni riti e offerte, come la Puja, per esempio, o Diwali, la festa delle luci, dove vengono accese delle piccole fiammelle.




Possiamo davvero escludere che originariamente in India prima dell'avvento del sistema castale, non ci fosse per davvero una potente classe sacerdotale femminile?
Se i Rom provenissero davvero dall'India, "migrati via dal loro paese proprio quando il sistema castale era diventato rigido", questo spiegherebbe perché le donne gitane, almeno fino agli anni '70 del '900, avessero ancora un ruolo in primo piano nella magia e nell'essere intermediarie tra gli spiriti e l'essere umano.

(Il libro che ho consultato è una ricerca fatta sul campo in quel periodo; in Italia il libro è stato tradotto negli anni '90, ma quando l'Autrice - Antropologa - riportava queste usanze Rom, evidentemente, erano ancora praticate - anche se è noto che attualmente i gitani sono cristiani o islamici)
Inoltre, c'è da tener presente che le pratiche magiche delle donne Rom (Tarocchi e Chiromanzia) non sono mai state represse, anzi, erano incoraggiate dagli stessi maschi. Sappiamo che le persecuzioni contro i Rom scattarono quasi subito in Europa, proprio perché erano "pagani"

"Il primo documento che parla di loro sarebbe il diario, nel 1054, di un monaco del monte Athos, nella penisola calcidica, che annotò il passaggio di una banda di nomadi, maghi, indovini e incantatori di serpenti, denominati Atsingani (intoccabili). Era il nuovo nome degli "zingari", derivante dal termine con cui si indicava una setta eretica diffusa nel VIII secolo nell'Anatolia settentrionale. Questo appellativo, naturalizzato, serve ancora a indicarli nei principali idiomi europei: zingari in italiano, tsiganes in francese, zigeuner in tedesco, czigny in ungherese, cykan in russo, cyganis in rumeno, zigenare in svedese".

e praticavano la magia alla luce del sole, persino in modo spudorato, nella cristianissima Europa che da lì a poco avrebbe iniziato anche a perseguitare le stesse donne europee. Ora, mi sembra plausibile che proprio per la loro caratteristica di nomadismo e di non mescolanza con gli altri popoli, si potrebbe ipotizzare che quando migrarono dal loro paese di origine, mantennero al loro interno le usanze con cui erano cresciuti, tra le altre (concetto di puro e impuro o altri riti legati alle stagioni o ai matrimoni) anche quella di donna Sacerdotessa/intermediaria col Divino che "maneggiava" incantesimi e amuleti. Come spiegarsi altrimenti perché da loro non ci sia mai stata nessuna repressione contro la magia, anzi, era proprio a causa della loro pratica sfacciata della magia, che venivano imprigionati e giustiziati?

Anche se ora non ho ulteriori fonti sull'Induismo (quindi la mia è solo una supposizione) io sono propensa a credere che l'esistenza di donne gitane che praticassero la magia e fossero preposte ai riti religiosi, dimostri che anche in India, prima dell'avvento del rigido sistema castale o comunque ancora durante esso, le donne fossero Sacerdotesse. Se dobbiamo prendere per buona l'ipotesi che gli stessi Rom si allontanarono dall'India proprio perché discriminati e vessati dal sistema castale, non potremmo ipotizzare anche che uno dei motivi della loro intolleranza al sistema castale (che può anche essere che li avesse espulsi!) sia proprio il fatto che il potere religioso era tutto accerchiato nelle mani dei soli bramini maschi, e non più delle donne indiane del tempo?
Bisognerebbe cercare bene tra le fonti induiste e saper cogliere gli indizi…


Conviene abbordare subito il nostro tema con l'esame della credenza che domina tutta la vita del Rom, la segna profondamente ed è all'origine di numerose superstizioni e pratiche rituali. Si tratta del senso stesso dell'esistenza secondo il Rom. Indipendentemente da tutte le credenze religiose positive di origine esterna al mondo zigano, che le ha a volte reinterpretate e utilizzate a suo modo, una sorta di fede comune si stacca da tutto il resto e si traduce in un'attitudine di fondo che è certamente uno dei tratti tipici degli zigani: una specie di fatalismo, di credenza innata in un destino di predeterminazione, inesorabilmente fissato a priori e che ogni individuo deve compiere inevitabilmente, senza possibilità di influenzarlo prima o di modificarlo. [...] Quello che importa precisare è la forma originale che tale fatalismo assume presso i Rom. Esso si esprime essenzialmente in termini psicologici e morali nell'alternativa: felicità (Bacht) e disgrazia (Bibacht) che scandisce il destino di ogni individuo.
Una credenza religiosa traspariva da tutta l'esistenza dei Rom e dalla maggior parte dei loro racconti e stava alla base di numerose pratiche rituali: quella in spiriti buoni e cattivi che determinano il destino e la vita quotidiana degli uomini e degli animali, gli uni portatori di fortuna, gli altri di sfortuna. Nel mondo popolatissimo degli "spiriti", aventi tutti più o meno una certa corporeità (il Rom vive nel concreto e non concepisce affatto la nozione di puro spirito), tre gruppi si distaccano nettamente per la loro importanza, e, cosa significativa, sono tutti di sesso femminile, specie di fate buone o cattive: le Ourmes, le Kechali, le streghe o Holypi. Vedremo in seguito il ruolo di meditazione molto importante che sostengono certe donne zigane, maghe o indovine o guaritrici, di intermediarie tra il mondo delle forze soprannaturali e quello degli uomini.
Le Ourmes: sono le vere e proprie Dee del destino degli Rom dell'Europa Centrale. Sono chiamate anche "Le Donne Bianche" perché indossano un abito bianco.

La loro descrizione, il loro modo di vivere, variano molto da una tribù all'altra. In genere sono collegate al regno vegetale, sono specie di anime degli alberi
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Nota di Lunaria: indizio che lascerebbe ipotizzare un culto degli alberi?
In India e nelle zone limitrofe, comunque, sono attestati degli spiriti degli alberi: in India, Vana Durga è la Dea-Albero Induista. In Bengala è associata ad Avasthhaor o Banbibi, la Signora della Foresta. In Bangladesh, nella zona di Comilla, è chiamata Bamani, nella zona di Assam è Rupeswari. Gli spiriti delle foreste e degli alberi, più in generale, sono chiamati Vana Devatas. In Grecia, si credeva alle Amadriadi.


Per restare all'essenziale, diciamo che esse vanno in gruppi di tre, apparendo e intervenendo sostanzialmente alla nascita di qualche bambino di cui determinano la sorte futura. https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/le-dee-filatrici.html


Una delle fate è buona, l'altra è causa di sventura, la terza funge da intermediaria.

Nota di Lunaria: pensiamo un po' alle favole! Non ci sono forse fate malevole che congiurano contro i protagonisti e fate madrine che corrono in loro soccorso? Mi viene in mente la favola della Bella Addormentata nel bosco. https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/la-vecchia-strega-nel-folklore.html


Vediamo in sintesi il rituale zigano praticato in occasione di una nascita perché siano benevolmente influenzate le tre Ourmes (presso certi gruppi si opera la notte che segue la nascita, presso altri in quella che segue il battesimo). Prima viene tracciato un solco circolare sul suolo, attorno alla tenda dove stanno la madre e il bambino e vi viene buttata della semente di agrifoglio e ciò perché le tre Ourmes non siano intimidite da spiriti cattivi (come il Mulo).
(Nota di Lunaria: si credeva che le foglie pungenti dell'agrifoglio potessero scacciare gli spiriti maligni; i Druidi appendavano i rametti di agrifoglio per onorare gli spiriti e scacciare la sfortuna)

Altri zigani (rumeni, serbi, russi) pongono sul capo della madre e del bambino una scodella piena di grano o di miglio cotto nel miele (*) in cui sono piantati tre cucchiai a uso delle tre Ourmes. Altrove, per esempio, come in Transilvania e nell'Ungheria meridionale, si pongono in vista per le Ourmes tre bocconi di lardo, tre di pollastra bianca, tre bicchieri di grappa.
Finiti tali preparativi, tutti devono lasciare la tenda o il luogo dove si trovano madre e figlio. Solo la maga resta sulla soglia mormorando preghiere fino al mattino, nell'intento di attirare sul neonato la buona sorte, la fortuna, la salute. Effettivamente, le maghe rientrano tra quei rari esseri umani che possono scorgere le Ourmes; oltre le maghe le possono scorgere solo la settima di una serie di figlie o il nono di una serie di figli.

Come si può allora conoscere il destino futuro del bimbo appena nato? Il rito più comune è il seguente: pochi giorni dopo la nascita e là dove essa ha avuto luogo, a mezzogiorno si pianta nel terreno un ago nuovo. Dopo tre giorni lo si estrae dalla terra e dal grado della ruggine che lo ha attaccato, si calcola il grado delle sventure che l'interessato dovrà sopportare in vita.

(*) Nota di Lunaria: Elemento offerto agli Dei e alle Dee e proibito nella bibbia!
L'ebraismo infatti NON offriva miele a javè. Il miele era offerto agli Dei e alle Dee dei popoli politeisti anche se nella bibbia si parla di "terra dove scorrono latte e miele".


Nota di Lunaria: per approfondimenti sui Rom, vedi questi libri:




 che comunque trovate condensati qui: https://intervistemetal.blogspot.com/2017/11/rom-musica-esoterismo-credenze.html