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ROVIDO
Antico cascinale costruito lungo la strada Molinara dai Brivio di cui i primi documenti che lo riguardano risalgono al XV secolo; il suo nome deriva da un fitoponimo affibbiatogli forse dai boschi di rovere frequenti nella zona.
Documenti seicenteschi indicano che in quel secolo vennero fatti sostanziali ampliamenti al nucleo originario della cascina; dopo di allora non vennero più effettuati interventi se non nella seconda metà del XIX secolo.
Attorno a questa cascina si attestò il perno di destra dello schieramento francese e il conte di Navarra piazzò le artiglierie leggere che spararono ininterrottamente sulle colonne svizzere il 13 e 14 settembre 1515, durante la Battaglia dei Giganti.
SAN BIAGIO DI PEDRIANO (località scomparsa)
All'estremo confine territoriale di Pedriano, là dove la Vettabbia oltrepassa la Via Emilia per andare a sfociare nel Lambro, antiche carte indicano la presenza di un caseggiato e di una chiesetta denominati San Biagio.
Di questo posto si è sempre saputo poco e le notizie sono tuttora scarse e contraddittorie.
Conosciamo per certo che San Gualtiero di Lodi nel 1210 ricostruì un ospedale per i viandanti poveri e i bisognosi sulla strada romana vicino alla Vettabbia, imponendogli il nome di San Biagio ed ereggendo, probabilmente al suo interno, un altare dedicato a Santa Maria.
Una ricerca storica su San Gualtiero basata sulla traduzione di antiche scritture, dice che egli "...fece riedificare altri ospedali, in modo simile, in località distanti, a gloria ed onor di Dio ed a rifugio dei miserabili: uno presso Vercelli, un altro oltre Tortona sulla strada di Genova, un terzo a Crema, l'ultimo sul fiume Vettabia lungo la strada di Milano, non molto oltre Melegnano. E teneva tutti questi ospedali sotto la sua protezione e li visitava a frequentare in momenti propizi."
Il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani del secolo XIII dice che a Melegnano nell'ospedale di Santa Maria vi è un altare dedicato a San Biagio.
I casi sono due: o Goffredo da Bussero, compilando l'elenco, è incorso in qualche errore, oppure gli ospedali vicino a Melegnano erano due; uno detto di san Biagio a Pedriano, l'altro posto ove è attualmente la chiesa del Carmine, che anticamente era dedicata a santa Maria Maddalena. Può essere, anche se pare strana la presenza di due senodochi così vicini.
A confondere ancora di più concorre il seguente fatto: nel febbraio 836 un certo Unger fa testamento a favore di Ingiliramo, suo vassallo, a cui assegna i suoi beni in Agellum. Assegna poi i suoi beni di Mariano (Comense) al senodochio di Maria Santa Madre di Dio, in Melegnano, lasciando ai suoi rogatori la corte di Carpiano e una casa massarizia in Gnignano ("...dixit habere eis senodocio illo sancta Dei genetrice Mariae funtatum vico Meloniano...")
Non viene detto dove fosse ubicato questo ospedale "fundatum vico Meloniano", che potrebbe benissimo identificarsi con quello che si dice fatto ricostruire da San Gualtiero nel 1210.
Infatti viene detto che fece ricostruire l'ospedale dandogli, di nuovo, il nome San Biagio; e Goffredo da Bussero scrive "chiesa di S.Maria con altare di S.Biagio..."
Qual è la verità? Un unico ospedale rifondato una seconda volta oppure due ospedali vicini?
Non vogliamo confondere di più le idee ma tentare di cercare la verità quando parliamo della Mutatio ad Nonum, la stazione posta al nono miliario della via romana, ricordata dall'Itinerarium Burdigalense.
Come sappiamo, queste stazioni erano poste sulle grandi vie di comunicazione e servivano al cambio dei cavalli per i vari servizi dello stato romano.
Nulla vietava che ai servizi obbligatori per gli ufficiali dell'impero si accompagnassero attività collaterali, quali l'ospitalità notturna, una mescita di bevande con annesso servizio di ristoro, in definitiva una hospitalis pubblica e privata: d'altronde non è pensabile una strada di comunicazione senza servizi.
Viene spontaneo immaginare che una tradizione ospitaliera, posta nel medesimo luogo per svariati secoli, non può svanire nel nulla senza lasciare di sé alcuna traccia.
Non esistono dati di fatto che possono collegare l'ospedale di Santa Maria in Melegnano alla mutatio ad nonum; resta però il fatto che ambedue gli hospitalia sarebbero stati posti vicino al nono miglio da Milano.
Ritornando all'ospedale di Pedriano, di Santa Maria con altare di San Biagio, sappiamo che esso viene soppresso nel 1486 ed i suoi beni annessi alla Confraternita dei Disciplini, della chiesa di S.Pietro a Melegnano.
Nel 1570 la chiesa di San Biagio venne descritta da Don Leonetto come un edificio mal ridotto, avente un'abside particolarmente ampia, nella quale "si diceva che qui vi fosse l'ospedale di S.Biagio..."
Un censimento di quell'anno indica che a S. Blasio vi erano otto anime.
Il 24 ottobre 1594 la Confraternita dei Disciplini chiese il permesso di demolire la chiesa: il permesso fu accordato con l'obbligo di far erigere una cappella dedicata a San Biagio nella parrocchiale di S.Pietro per poter in essa deporvi il simulacro del santo.
Una mappa del contado di mappa, del 1600, indica ancora l'edificio di San Biagio sulla via romana a fianco della Vettabbia, ma probabilmente, a quel tempo, esso era già stato demolito.
SANTA BRERA
La cascina di Santa Brigida o come più comunemente viene chiamata, di Santa Brera, è molto antica: viene nominata nel XIII secolo nell'atto datato 29 agosto 1299, relativo ad un'investitura livellaria fatta da Paolo Capra, proprietario del mulino sul Lambro, a favore di Beltramino de Inzago.
Santa Brera viene citata, sempre nel XIII secolo, anche dall'elenco del Bussero che le ascrive due chiese, una dedicata a Santa Brigida "in plebe Sancti Iulliani est ecclesia de sancta Brigida item in loco sancte Brigide" e l'altra "in plebe Sancti Iulliani... in loco sancta Brigida ecclesia sancti Petri"
Della seconda chiesa, dedicata a san Pietro, non se ne sentirà più parlare.
Un accenno indiretto sull'esistenza di questa chiesa la si può trovare in un atto del 1415.
VAJANA (scomparsa)
Come le precedenti, risulta elencata nei beni abbaziali nel 1558, dove è specificato che aveva 792 pertiche. Sorgeva lungo la strada che portava da Viboldone a Rancate, sul lato destro ove a fianco vi era anche il podere annesso, chiamato Vigna Vajana.


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