Nota di Lunaria: è dal 2004 che staziono, alla moviola, su questa roba.
Siamo nel 2026.
L'Esistenzialismo allunga la vita, insomma.
Rivendichiamo Lavelle con i Capolavori dei Candlemass, ovviamente. 😁
Anche Lavelle è molto Epic Doom 😀
Info tratte da
Molto prima di "L'Essere e il Nulla" di Sartre, Louis Lavelle aveva enunciato le tesi presentate da Sartre come base dell'Esistenzialismo.
Esistere è, per Lavelle, farsi liberamente, "porsi da se stesso, o almeno avere la possibilità di porsi, esser cioè capace di acquistare un'essenza."
Di conseguenza afferma, come Heidegger e Sartre, che, quando si tratta dell'uomo, occorre "rovesciare... il rapporto classico che il pensiero ha sempre stabilito fra i concetti di essenza e di esistenza": non è l'essenza che precede l'esistenza, ma questa precede l'essenza; "l'esistenza ci è data solo per la conquista dell'essenza."
"L'esistenza ha senso in noi solo per consentirci, non di realizzare un'essenza già posta, ma di determinarla con la nostra scelta e di coincidere con essa. Invece di dire che l'essenza è la possibilità dell'esistenza, diremo che l'esistenza è la possibilità dell'essenza. Con la scelta della nostra essenza noi fissiamo nell'essere il nostro posto eterno…"
La libertà è dunque una partecipazione all'Atto puro del Creatore e la coscienza "si definisce come una libertà che la rende causa di sé medesima"
Ma come si effettua tale creazione?
"Passare, significa aver coscienza di sé, significa possedere se stesso. Ma non v'è differenza fra l'atto col quale io mi conosco e l'atto col quale io mi creo. (...) Così, grazie all'operazione della coscienza, io creo me stesso come Dio crea il mondo. (...) In verità, io non posso chiamare me stesso questo oscuro tesoro dal quale continuo ad attingere, che mi propone di continuo nuovi doni e si allontana da me appena la mia attenzione cade o la mia volontà si rifiuta.
L'IO SI SCEGLIE"
"Noi creiamo la nostra persona spirituale come Dio crea il mondo. Ma occorre che noi la facciamo partire dal mondo come una cosa prima di poter unirci a Dio attraverso una libera scelta."
Solo appoggiandoci su ciò che noi siamo in questo mondo noi possiamo elevarci al nostro essere vero.
"L'Io non è una realtà data ma una realtà che si cerca" e che si cercherà fino alla nostra ultima ora: "Noi non siamo del tutto presenti a noi stessi se non il giorno della nostra morte"
Questa costante proiezione dall'io in avanti non è senza pericolo e Lavelle teme che il desiderio di superamento ci porti a mancare la nostra vocazione, cioè a pretendere di realizzare un io che non è veramente il nostro.
"L'oggetto della vita non è questa perpetua evasione dall'io in una sfrenata corsa senza meta, ma al contrario, è la scoperta, per mezzo di un approfondimento dell'io, di questo centro dell'io che forma la nostra unica e particolare forma, e che noi arrischiamo sempre di mancare per tutto il tempo che ci spandiamo alla superficie dell'essere pensando solo a svilupparci."
Noi esistiamo solo se siamo autenticamente noi stessi o, nel linguaggio di Lavelle, se siamo sinceri sia con noi che con gli altri.
"La sincerità è l'atto con cui ciascuno si conosce e insieme si fa..."
Lavelle ha in comune con gli Esistenzialisti il vivo sentimento del rischio implicato in ogni scelta e del carattere irrevocabile di ogni decisione volontaria.
Anch'egli assume la responsabilità, non solo del proprio destino, ma pure di quello degli altri: "Io sono in certo qual modo responsabile di ciò che voi pensate e di ciò che voi fate"
Però non estende tale responsabilità oltre le nostre luci e le nostre decisioni volontarie: "Tutto ciò che avremo fatto avrà quaggiù e nell'eternità conseguenze necessarie senza che noi dobbiamo prevedere o temerle. A dir la verità, esse non ci riguardano più: perché non sono effetto della nostra volontà, ma dell'ordine del mondo."
Infine, se una vita basata in Dio può a volte conoscere l'inquietudine e persino l'angoscia, essa non potrà mai precipitare nella disperazione degli atei: "Essa non perde quell'angoscia di esistere inseparabile da una esistenza che ogni nostra azione deve dare a noi stessi; ma tale angoscia non esprime nulla di più che la tensione suprema della sua speranza."
Infine, per Lavelle ciò che conta non è esistere, cioè scegliersi liberamente, ma scegliere l'essenza che conviene.
L'esistenza, per sé, è senza valore: "è l'Essenza che la valorizza"






Nessun commento:
Posta un commento