La Luna: Simbolismo (5)


Nota di Lunaria: purtroppo, anche tra appassionati di Astrologia, c'è poco interesse per le osservazioni e i culti astrologici che sono (o almeno erano...) presenti in certi culti tribali africani. Solitamente, in Astrologia sono sempre citate le fonti semite/babilonesi, quella cinese, quella maya e poco o nulla tutte quelle di altre culture. Eppure l'osservazione del cielo si può dire che l'abbiano fatta tutti i popoli. Riporto qui una pagina interessante, tratta da  "Religioni Africane" di Ernst Dammann.




Luna Africana: il Culto Astrologico in Africa

Il comportamento dell'uomo verso l'entità sovrastante personificata si estrinseca anche nel culto [...] vi è però da chiedersi se effettivamente si tratta in tal caso di un concetto di culto e se questo tipo di venerazione non sia un fenomeno marginale, anche se sostanzialmente non si debbano considerare soltanto le forze personificate oggetto di culto. Questo è tributato a tutti gli aspetti che assume l'entità sovrastante personificata, cioè antenati, spiriti, divinità, Essere Supremo compreso, animali, corpi e fenomeni celesti.
Caratteristica del culto è che esso si svolge, anche se non necessariamente, in un determinato luogo. Infatti, pur esistendo presso vari popoli manifestazioni di culto verso corpi celesti, esse possono avvenire in un posto qualsiasi, a patto naturalmente che questi siano visibili. Boscimani e Ottentotti indirizzavano preghiere alla Luna, quando riluceva in cielo.
Essa, al pari di altri corpi celesti, è immaginata personificata, e per i boscimani Naron e Auen sarebbe una vecchia, e il sole un giovanetto suo marito.


Nota di Lunaria: è molto bella questa idea, della Luna-Matriarca e del Sole-Giovanetto. Penso si possa fare un parallelo con la Grande Dea Inanna, la Dea Primigenia, e quindi "Vecchia" e la sua unione sacra con il giovane Dio pastore Dumuzi. Del resto, si potrebbe anche parlare di età della Luna (la Luna è giovane in fase crescente, matura in fase piena e anziana in fase calante... il suo ciclo la fa avanzare di età, simbolicamente, ogni diversa fase...) e di età del Sole (il Sole ha sempre la stessa forma, la stessa età...)


Agli astri non si rivolgono però soltanto invocazioni e preghiere ma in relazione a essi si compiono riti in particolari occasioni. Così quando Canopo e Sirio tornano a brillare in cielo, nell'Africa del Sud è la stagione fredda, ai cui rigori sono specialmente esposti i Boscimani, essendo il loro abbigliamento molto sommario. Perciò chi rivede Sirio, dà fuoco a un bastone e tenendone rivolta l'estremità accesa nella sua direzione, lo fa rapidamente roteare e a tempo stesso canta sulla stella, dopodiché lancia verso di essa il bastone. Avvoltosi poi ben bene nel suo kaross [coperta di pelle di animale], si mette a dormire e quando si desta, se ne sta lì seduto. Questo procedimento si può definire un atto di culto alla cui base è forse una magia analogica nel senso che il canto e il successivo lancio del bastone dovrebbero far sì che quelle due stelle salgano al più presto in cielo, perché ciò significa che l'inverno volge alla fine.

Il culto lunare è diffuso anche in molte altre regioni dell'Africa e soprattutto importanza ha la Luna nuova. Nelle campagne africane, si è soliti suonare il tamburo e danzare ininterrottamente durante le notti di plenilunio, probabilmente per un motivo razionale, in quanto al loro chiarore, la gente ha modo di vedersi a vicenda. Forse però in questa usanza è ancora insito un elemento del culto di cui la Luna e alcuni astri erano oggetto fra i popoli cacciatori, quali i Boscimani. Oggi tuttavia il singolo danzatore non ne è più consapevole.  
Anche il Sole, dal canto suo, è venerato da alcuni popoli. I Safwa per esempio lo identificano nella divinità affermando: "Il Sole è Dio" ma poiché uomini e animali non lo temono, fra essi non si è sviluppato un culto solare.
Invece i Chaga che chiamano Iruwa il loro Dio e con lo stesso nome indicano il Sole, lo salutano, allorché questo sorge al mattino, sputando 4 volte nella sua direzione e così lo pregano: "O Iruwa, proteggi me e i miei". Anche i Duala hanno un nome etimologicamente eguale, Loba, sia per il Sole sia per il loro Dio. Di solito il Sole era invocato al calar della notte, un momento solenne, durante il quale chiasso e rumore erano proibiti nei villaggi. Non si tratta in questo caso di brevi invocazioni imploranti ma di una preghiera inclusa in un rito seppure di un'estrema semplicità.


Si può dunque parlare di un culto degli astri per quanto la divinità non sempre è identificata in uno di essi [...] Talora poi il culto non è rivolto ad un solo corpo celeste, per esempio i Chaga, oltre al Sole, venerano la Luna, e dall'alto di una collina, dopo aver sputato 4 volte, indirizzano ad essa una preghiera quando riappare in cielo, finito il novilunio.

Ora, una breve sintesi sul culto arboreo, gli Alberi Sacri


Anche qualsiasi luogo può in linea di massima racchiudere una forza [...] gli abitanti della regione boscosa del Camerun considerano magica, forse perché sprovvista di semi, una pianta a bulbo chiamata djanga. Il Balanza, per i Bambara, è un antenato trasformatosi in albero.
Quando gli antenati scelgono quale loro dimora un certo albero, esso acquista un particolare significato come nei centri residenziali dei Sotho, l'arbusto di Thitikwane. Anche il fatto che talora, prima di abbattere un determinato albero, si chieda ad esso comprensione e perdono, dimostra che vi si immaginano forze temibili. Diffusa è l'idea che le streghe tengano le loro riunioni notturne su un albero, per esempio un grande Kapok dalla chioma lussureggiante
(Nota di Lunaria: vedi il confronto con il Noce di Benevento) 

Non è raro che alcuni luoghi (estensioni di foresta o desertici) siano evitati, talvolta esiste persino un tabù che proibisce di mettere piede in questo o quel sito oppure nell'attraversare un corso d'acqua si ricorre a mezzi magici difensivi. Sono tutti concetti che sottointendono la presenza di forze personificate o non personificate, comunque sovrannaturali.