Trama: Nell'antica, aristocratica residenza di Sir Lennox, un baronetto inglese, c'è una camera tappezzata di grigio che nasconde un terribile segreto che risale a precedenti generazioni. Tutti quelli che si sono esposti al rischio di passare un'intera notte nella camera grigia hanno perso la vita. Ma un gentiluomo italiano intuisce la verità, e sembra poter venire a capo dell'enigma… Un grande classico dell'età dell'oro del Giallo.
Recensione di Lunaria: Non sono un'appassionata di romanzi Gialli, pur avendo amato classici come "Dieci Piccoli Indiani" e "Il Mastino dei Baskerville"; devo dire che questo "La Camera Grigia" (ascrivibile al filone del "delitto nella camera chiusa") mi ha intrigato fin dalle prime pagine, perché è impostato su queste atmosfere quasi gotiche alla "Castello di Otranto"... pur non dando mai adito al contesto sovrannaturale vero e proprio (come ogni Giallo che si rispetti!) e infatti a fine libro viene data la spiegazione razionale, tuttavia la trama è "ammantata" di suggestioni spettrali (i protagonisti coinvolti parlano più volte di fantasmi e maledizioni), il che lo rende un buon racconto persino per amanti delle storie di fantasmi (anche se poi, ripeto, a prevalere sul finale è la perfetta razionalità e la deduzione di Mannetti, che risolve l'enigma)
Qualche stralcio per dare l'idea...
"Nel grande parco di Chadlands gli alberi erano già quasi spogli e il tramonto autunnale destava un ultimo bagliore dorato tra le scarse fronde ingiallite delle piante forestali. Un folto tappeto di felci e muschi vestiva la base dei tronchi rugosi, fra i quali serpeggiava un velo di nebbia azzurrognola che l'aria frizzante della sera condensava rapidamente. Nel cielo verdastro rideva una sottile falce di luna. Il gigantesco cancello di ferro battuto, incardinato su due enormi pilastri di mattoni, sormontati ognuno da una sfera di granito grigio, era spalancato per lasciar passare gli ospiti di Chadlands reduci dalla caccia."
"Poi il dottore mi chiamò; superai la mia ripugnanza ed entrai. L'infermiera era a letto, con gli occhi aperti e il volto sereno; ma non era sveglia; il sonno che la teneva era quello della morte. Mi accostai rabbrividendo. I suoi occhi erano vitrei, la fronte di ghiaccio. Ma il viso era composto e tranquillo; soltanto una lieve espressione di stupore le inarcava le sopracciglia; all'infuori della tinta cerea della faccia, non appariva in lei la minima alterazione. Nella stanza tutto era in ordine, la finestra spalancata, e fra le tende semiaperte entrava la prima luce del terso mattino invernale. Doveva essere spirata senza un lamento, poiché Jenny dalla camera vicina l'avrebbe certamente udita."


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