"Maria era in quell'epoca, come la rivedo nei miei ricordi e come la ritrovo nelle fotografie dell'album di famiglia, una giovane donna minuta con un visino pallido dai grandi occhi luminosi, incorniciata da una massa di fini capelli castani. Quella fragilità celava una forza d'animo non comune, che le aveva permesso di denunciare, lei signorina di buona famiglia che avrebbe dovuto addirittura ignorare certe vergogne, quello che si celava dietro le facciate di case rispettabili, in cui la donna era tenuta in uno stato di soggezione prossimo alla schiavitù."
Così Maria Messina nel ricordo della nipote Annie.
Pubblicata tra il 1909 e 1928, ammirata da Verga, la Messina era scivolata in seguito in una sorta di limbo: non più ristampata, assente dalle storie letterarie del Novecento. Riscoperta dal grande Sciascia all'inizio degli anni '80, le opere di Maria Messina hanno attraversato una nuova stagione di popolarità.
Riconoscendo come il significato dei suoi personaggi "cui manca perfino la forza di gemere", viva oltre il periodo storico in cui la Messina scrisse, la critica le riconosce oggi il suo posto tra i classici del Novecento.
Maria Messina nacque a Palermo nel 1887 e cominciò a scrivere da giovanissima. Ammirata da Verga, venne riscoperta da Sciascia e ripubblicata negli anni '80. Viaggiò in Umbria, Toscana, Marche; visitò Napoli, mentre la sua opera conosceva notorietà. Negli anni '20, una malattia la costrinse all'inattività e all'isolamento.
Morì dimenticata nel 1944. Scrisse la raccolta di racconti "Ragazze Siciliane" (1921), "Pettini-fini", "Le briciole del destino", "Il guinzaglio", i romanzi "La Casa nel Vicolo" (1982), "Piccoli gorghi" (1988), "L'Amore Negato" (1928)
"L'Amore Negato", scritto dopo una parentesi di letteratura per l'infanzia, è l'ultimo romanzo di Maria Messina, il più pessimista e quello in cui forse si presenta una nuova lucidità e un motivo nuovo: la ribellione, punita, al destino.
Il destino - la sorte del realismo letterario siciliano - di due sorelle è percorso dalla fanciullezza all'età matura, ed è un destino invincibile di amore non trovato e di incapacità di amore.
Ma, mentre la dolce Miriam (tipico personaggio di Maria Messina) insegue vanamente l'amore senza mai osare di sperare in esso qualcosa di più di un'identità dimidiata, Severa, la sorella che si attira agli inizi ogni antipatia del lettore, per poi trascinarlo, sembra, attraverso il rimorso, a riflettere sul nulla che fu, e che è, di tante esistenze, della stessa esistenza, forse - con protervia aspira alla felicità, "Io avevo diritto alla felicità", urla senza pentimento di fronte alla sconfitta.
E fa desiderare che il racconto della sua presunzione di donna, fosse il racconto di una più radicale e liberata ribellione (per la quale, però, il pessimismo maturo dell'Autrice non riesce a trovare uno spazio)
Nota di Lunaria: A volte si fanno grandi scoperte quando meno te lo aspetti...
Ebbene, stavo sistemando i miei vecchi ritagli legati alle mostre (di moltissimi anni fa)... e che ti trovo?
Un brevissimo paragrafetto (non ricordo da quale giornale lo ritagliai, purtroppo! probabilmente, verso il 2011 o poco dopo) che faceva menzione di una mostra che hanno fatto parecchi anni fa, a Palermo, dedicata a 33 pittrici siciliane dell'Ottocento\Novecento! Purtroppo non hanno riportato la lista completa, l'unico nome riportato è quello di Ida Nasini Campanella, attiva negli anni Trenta.
Pensate che la mostra riportava ben 200 opere di queste pittrici!
Non c'è moltissimo, comunque ecco qualche dipinto di Ida Nasini Campanella





