Bene: un post che tratta di Ingegneria realizzato da una Donna senza laurea in Ingegneria.
No, in questo post non ci saranno "Accelerazione tangenziale ed accelerazione centripeta", "Accelerazione radiale ed accelerazione trasversa", "Tensore di deformazione non lineare", il carico di Eulero, il delta di Kronecker e il cerchio di Mohr.
Niente di tutto questo perché non è alla mia portata.
Non lo era 20 anni fa e non lo sarà adesso e neanche tra mille miliardi di secoli.
E non è questo che mi interessa: non è "compilare una guida all'Ingegneria" ciò che mi ha spinto a realizzare questo pdf, rimboccandomi le maniche, accettando questa sfida, in primis contro me stessa (per molti anni sono stata "matofobica", per merito di pessimi insegnanti che mi hanno fatto odiare la matematica e più in generale, le materie scientifiche; solo qualche anno fa ho deciso di colmare questa lacuna e mi sono messa a studiare una storia della Matematica e della Chimica).
Questo post esce per altri motivi che non hanno niente a che vedere con l'Ingegneria di per sé.
Non è un pdf "esaustivo", non lo vuole essere e non potrebbe esserlo.
A me interessa dimostrare che:
1) Non ci vuole nessuna laurea per avere interessi culturali (quali che siano, dalla lingua inuktitut ad una storia dell'Ingegneria) e andare in una biblioteca a cercare libri sull'argomento.
2) Non ci vuole nessuna laurea per conoscere una Storia dell'Ingegneria (che è alla portata di tutti, come avevo già dimostrato)
3) Non ci vuole nessuna laurea per conoscere qualche concetto basico che sta dietro a cose come "la compressione, la trazione, i carichi da vento"
Ci vuole solo "coraggio nel buttarsi, mettendosi in gioco".
Perciò, per rispondere ai vari sfottò che ricevo su youtube, gli sfottò che mi denigrano perché da persona senza laurea mi occupo in ugual modo di divulgazione culturale, mi sono presa del tempo per leggere Mario Salvadori, assimilando bene i suoi concetti.
Quelli che potevo comprendere: non tutti, ma qualcosa sì.
E quel qualcosa, per quanto striminzito, l'ho appreso.
Non ha importanza se non posso calcolare l'elasticità (non è quello che mi interessava fare 20 anni fa e neanche ora) e se non progetterò un ponte: non è questo che voglio fare nella vita; ma rispondere a quegli sbruffoni altezzosi che mi hanno perculato sì, decisamente, e quindi alla facciazza loro qualche definizione sulle travature dei ponti e sulla capriata l'ho imparato DA SOLA.
Mi ci sono messa di picca, come direbbe Mirandolina.
Con carta e penna per fare uno schemino con i concetti essenziali per scriverli prima su foglietti di carta e poi al pc: mi avrebbe aiutato di più ad assimilarli.
Questo post esce non solo per dimostrare a certi palloni gonfiati che io "non sono qualcosina di meno" di chi sventola attestati burocratici, ma ho voluto farlo anche per ricordare Emma Strada, la prima Donna Ingegnera qui in Italia.
In un periodo dove in tante, troppe, sono "instagrammine e onlyfansine tutte trucco e vanità", io rivendico Emma Strada come mio grande modello femminile, per la tenacia che ci ha messo, nel suo periodo storico, ad autodeterminare se stessa diventando ingegnerA, affrontando sfottò di ogni tipo (gli stessi che hanno rivolto a me, del resto).
E visto che un post non sarebbe lunariale se non ci fosse un po' di Metal a corredo del tutto, rivendico Mario Salvadori con sottofondo di Prog Metal che così arzigogolato mi fa venire in mente cose architettoniche ardite!
Nota Bene: Ho dovuto disegnare a mano con "paint" alcune immagini che non mi era possibile riportare per motivi di copyright: non sono disegni perfetti ma possono dare l'idea.
Info tratte da
Buona parte dei crolli strutturali nascono dall'errore umano, sempre in concerto con le forze fisiche, i carichi, che agiscono sulle strutture. Se la terra non avesse attrazione, se il vento non soffiasse, se la crosta terrestre non vibrasse, se la temperatura non cambiasse, non ci sarebbe bisogno delle strutture odierne.
Alcuni dei carichi agenti sulle strutture sono noti: il peso di un mobile sul pavimento per esempio, ma altri come la pressione e il risucchio esercitato dal vento o i carichi termici causati dalle variazioni di temperatura sono meno ovvi.
Carichi di gravità: il peso proprio
Due corpi si attraggono con una forza proporzionale al prodotto delle loro masse diviso il quadrato della loro mutua distanza.
Le strutture architettoniche consistono di elementi massivi come pilastri, travi, archi e cupole e il loro peso proprio è molto spesso il carico maggiore che devono sopportare: dipende dal volume dell'elemento e dal peso unitario del materiale.
La valutazione del peso proprio di una struttura mette l'ingegnere di fronte ad un paradosso: esso non può essere calcolato finché la struttura non è progettata, ma la struttura non può essere progettata finché non è stato calcolato il peso proprio, e sommato a tutti gli altri carichi.
Il peso proprio non verrà mai ignorato perché è sempre presente: è un carico permanente.
Si include nel peso proprio il peso di tutto ciò che rimane sempre sul posto, come le partizioni di un edificio, che possono essere spostate ma sono sempre presenti: tubazioni, condotti, sistema idraulico e condizionamento dell'aria.
Carichi accidentali
I carichi che una struttura deve portare, oltre al peso proprio, sono detti carichi accidentali e comprendono il peso dei mobili, della gente, delle merci, delle finiture, delle neve.
Carichi statici e dinamici
I carichi che crescono lentamente (come la neve che si accumula su un tetto, dopo ore) sono detti "carichi statici" ed agiscono staticamente; altri carichi, come quelli causati dal vento o dai terremoti, crescono rapidamente ed improvvisamente: questi sono i carichi dinamici ed agiscono dinamicamente.
I carichi applicati all'improvviso (come un colpo di martello) sono detti carichi di impatto e possono essere più grandi del loro valore statico, perciò più pericolosi.
Un grattacielo deve comportarsi come un albero: piegarsi ma non rompersi.
Per esempio, il John Hancock Center a Chicago si stringe verso l'alto in modo da offrire meno superficie dove il vento è più forte ed è irrigidito da una serie di tiranti triangolari detti controvenature.
Se ci pensiamo, l'albero è una costruzione straordinaria: le sue radici sono radicate al suolo e la disposizione a raggera serve da appoggio e da presa quando il vento fa oscillare il tronco.
La torre Johnson progettata da Frank Lloyd Wright nel 1936 ha un sistema strutturale simile ad un albero: il nucleo centrale è simile ad un tronco sul quale si innestano come rami, i piani.
Ogni materiale può aumentare la sua resistenza se gli viene data una forma adatta: per esempio un foglio di carta piegato o incurvato acquista robustezza: piegandolo a "fisarmonica" si ottiene una struttura resistente e le lamiera ondulate sfruttano proprio questo principio del foglio di carta a fisarmonica.
Ingegneri e architetti hanno lavorato molto sulla forma dei materiali, creando strutture ardite, resistenti e leggere, spesso copiando dalla natura: Paxton, per esempio, che progettò il Crystal Palace dell'Esposizione Universale di Londra del 1851 raccontò che fu ispirato da una foglia di Victoria regia, per progettare la struttura dell'edificio.
Francesco Borromini, un architetto del periodo barocco, progettò la cupola della chiesa romana di Sant'Ivo alla Sapienza studiando la sezione di una conchiglia.
Buckminster Fuller progettò delle cupole leggere formate da moltissimi telati triangolari saldati tra loro.
Per curiosità: un vento costante che soffia su un'alta ciminiera cilindrica genera su di essa forze alternate laterali, prodotte dalle particelle d'aria che circondano la ciminiera e si allontanano alternativamente dal suo lato destro e sinistro con piccoli vortici, detti "vortici di von Karman" dal nome del fisico che studiò il fenomeno.
Queste piccole forze aerodinamiche provocano oscillazioni laterali crescenti della ciminiera che possono anche romperla.
I carichi dovuti alle variazioni di temperatura sono i carichi termici e quelli che nascono da assestamenti del terreno sono detti carichi da assestamento: sono molto insidiosi perché non sono visibili e possono provocare gravi danni se sono trascurati.
A temperature elevate il ferro perde rapidamente la sua resistenza e in caso di incendio un edificio in ferro può collare in pochi secondi: per impedirlo, le strutture in ferro vanno rivestite di uno strato di cemento che isola dal calore.
La ridondanza
La ridondanza è una proprietà necessaria in tutte le lingue. è una tutela che ci permette di capire una frase anche se perdiamo alcune parole (...) La tutela di una lingua allo scopo di prevenire il totale fallimento della comunicazione è perfettamente analoga alla quantità di ridondanza che un progettista mette in una struttura per evitarne il crollo totale nel caso di cedimenti locali e varia a seconda del tipo di struttura.
Essenzialmente, la ridondanza strutturale permette che i carichi siano sopportati in più di una maniera, cioè attraverso più di un percorso all'interno della struttura, e deve essere considerata una caratteristica necessaria in ogni grande struttura o in ogni struttura il cui crollo può causare danni gravi.
TUTTI i crolli strutturali possono essere considerati come dovuti alla mancanza di ridondanza. (*)
(*) Nota di Lunaria: i crolli che vengono analizzati nei capitoli precedenti del libro, come l'aereo schiantatosi nel 1945 sull'Empire State Building centrando il 79° piano del palazzo, sono tutti esempi di crollo attribuiti alla mancanza di ridondanza.
Quello che accadde all'Empire State Building fu la conseguenza della ridondanza intrinseca in una struttura intelaiata: travi e pilastri erano collegati rigidamente, saldati o imbullonati tra loro. L'edificio era come un millepiedi che può compensare la perdita di una gamba ridistribuendo il peso sulle gambe rimanenti.
Questa è la ridondanza, una caratteristica essenziale alle strutture che sopravvivono a danni accidentali o a cedimenti parziali.
Si tenga presente che le infiltrazioni d'acqua in facciate, terrazze e tetti sono causa di seri danni strutturali, specialmente in edifici con travi e pilastri d'acciaio: l'acqua che penetra nelle minute fessure raggiunge gli elementi strutturali per capillarità (la proprietà dell'acqua di fluire anche verso l'alto, in fessure sottilissime) e nel corso degli anni li fa arrugginire, a meno che travi e pilastri non siano stati protetti con vernici anti-ruggine.
Un caso di crollo improvviso si verificò in Francia negli anni '30 quando un serbatoio d'acqua in cemento armato crollato mostrò che gran parte dei ferri di armatura erano arrugginiti fino ad essersi polverizzati.
Anche l'uso di certi additivi capaci di migliorare la robustezza e la compattezza del cemento è stata la causa di molti cedimenti di facciate perché alcuni dei loro composti chimici facilitano l'ossidazione dell'acciaio in presenza anche minima di umidità.
(...) Il crollo a catena o progressivo è la conseguenza di instabilità elastiche locali.
L'esempio più semplice della differenza tra una situazione meccanica di stabilità e di instabilità è dimostrato da una biglia ferma dentro una scodella, rispetto a quella di una bilanciata sulla sommità della stessa scodella capovolta: se viene spostata dalla sua posizione sul fondo della scodella la biglia tende a tornarvi e a "stare lì": è in una posizione di EQUILIBRIO STABILE.
Se la scodella è capovolta e la biglia è bilanciata sulla sua sommità anche un piccolo spostamento tende a farla muovere lontano dalla sua posizione originaria: la biglia è in una situazione di EQUILIBRIO INSTABILE.
Ci sono casi in cui, durante un terremoto, il terreno cedo completamente per liquefazione. Ciò si verifica in terreni sabbiosi saturi di acqua che divengono improvvisamente liquidi quando sono sottoposti allo scuotimento causato dal terremoto.
Per dimostrare questo fenomeno, mettete un peso in una pentola piena di sabbia e riempita di acqua fino quasi alla sommità: lo scuotimento della pentola provocherà la liquefazione della miscela sabbia-acqua e farà affondare il peso.
Questo è quello che è accaduto a Nigat, in Giappone, nel 1964: cessato il terremoto, gli abitanti poterono camminare sulla facciata dell'edificio che si era inclinato senza rompersi.
Il tipo di terreno sotto una struttura ne influenza il comportamento. I danni maggiori sono stati registrati su riempimenti fatti dall'uomo (Loma Prieta, 1989), antichi sedimenti di letti lacustri (Città del Messico, 1985) e terreni teneri (Armenia, 1988): queste condizioni modificano le onde sismiche in arrivo, amplificando certe frequenze del moto del terreno ed estendendo la durata della scossa: i 60 secondi di terremoto a Città del Messico con intensità 8,1 causarono danni maggiori dei 5 secondi di Loma Prieta.
Come un passeggero in una macchina, un edificio risponde alle accelerazioni (variazioni di velocità) più che alla velocità. Quando la macchina accelera, il passeggero è spinto all'indietro con una forza proporzionale al proprio peso; è questa forza causata dall'inerzia quella a cui un edificio deve rispondere durante un terremoto, e maggiore è l'accelerazione, maggiore è la forza a cui esso deve resistere.
I terreni si comportano spesso da pessimi materiali , nondimeno noi dobbiamo affidare alla loro resistenza (almeno finché non decideremo di farli levitare in campi elettromagnetici) il supporto di tutti i nostri edifici.
Alcuni terreni sono deboli come la sabbia non compattata in presenza d'acqua e causano il fenomeno della liquefazione quando il carico sovrastante fa fuoriuscire l'acqua per compressione.
Altri sono duri come la roccia, che può portare fino a 40 tonnellate per piede quadrato; altri sono insidiosi come l'argilla che è dura se asciutta e scivolosa quando bagnata.
La disciplina della meccanica dei terreni nata in Austria e in Germania ai primi dell'Ottocento, ha fatto rapidi progressi nella determinazione delle proprietà dei terreni, che sono vitali nelle fasi di progettazione e di costruzione degli edifici.
Perché dobbiamo interessarci ai terreni? Perché la loro instabilità può mettere in pericolo grattacieli, case, ponti, porti.
Nessun ingegnere strutturista oserebbe progettare un edificio senza mettere in conto gli assestamenti differenziali previsti in diversi punti di una data zona.
Assestamenti differenziali possono danneggiare qualsiasi struttura, come si può provare afferrando un righello alle estremità (che nel nostro esempio rappresenta una trave) e abbassandone un'estremità fino alla rottura.
Sforzi e deformazioni
Le forze agenti su una struttura possono solamente tirare o comprimere i suoi elementi. In termini precisi si dice che tali elementi possono solo lavorare in trazione o in compressione sotto l'azione di trazione (che tirano) o di compressione (che spingono)
Tutti sentiamo la trazione o la compressione quando tiriamo o spingiamo sulla maniglia di una porta chiusa.
Se tiriamo un elastico, si allunga per trazione.
Se spingiamo una spugna, si accorcia.
L'allungamento e l'accorciamento cioè le deformazioni del materiale caratterizzano la trazione o la compressione di ogni elemento strutturale, ma i materiali delle strutture sono più rigidi di un elastico o di una spugna e i loro allungamenti o accorciamenti sono raramente visibili ad occhio nudo.
Tutti i materiali strutturali sono forti o in trazione o in compressione e uno di essi, l'acciaio, lo è in entrambi i casi.
Anche il legno è forte sia in trazione sia in compressione, anche se non nello stesso modo, ed è stato usato per secoli nel campo delle costruzioni.
La pietra è forte in compressione ma debole in trazione.
Materiali strutturali
Tutti abbiamo familiarità con molti materiali strutturali perché alcuni sono naturali come il legno e la pietra, altri sono fabbricati dall'uomo, come i mattoni, il cemento, l'acciaio.
Oltre alla resistenza, un materiale strutturale sotto carico deve avere due comportamenti chiamati elasticità e plasticità.
L'elasticità richiede che alla rimozione del carico che agisce sull'elemento strutturale, questo ritorni alla sua forma indeformata.
Se l'elemento rimanesse deformato, i carichi applicati successivamente produrrebbero deformazioni aggiuntivi e l'elemento diventerebbe instabile.
La maggior parte dei materiali si comporta elasticamente e si deflette (piega) in proporzione al carico: si parla di "comportamento elastico lineare"; per esempio se un bambino all'estremità di un trampolino provoca una deflessione del trampolino verso il basso, una persona che pesa tre volte tanto provocherà una deflessione tra volte maggiore.
Se la flessione è maggiore di quanto ci si aspetta da un comportamento elastico lineare, si può dedurre che il materiale è sottoposto a uno "stress eccessivo" (overstressed)
Se la rimozione del carico dal trampolino, la deflessione non sparisce, rimane una deformazione permanente che lo curva verso il basso: in questo caso il trampolino si è comportato non elasticamente.
Si potrebbe pensare che i materiali con un grande limite elastico siano preferibili rispetti a quelli con un limite basso, ma non è così: il vetro si comporta elasticamente fino al punto di rottura ed è pericoloso perché non dà segni del fatto che si sta raggiungendo la resistenza ultima.
Al contrario, per i materiali che hanno una deformazione permanente dopo il superamento di un certo carico (yield point, il punto di snervamento) si parla di "comportamento plastico oltre il punto di snervamento": la deformazione permanente è l'avvertimento più chiaro che il materiale può dare sul fatto che si è arrivati vicini al cedimento, cioè che non può sopportare ulteriori carichi.
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