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Fuori di Porta Serrata era subito campagna: una campagna aspra e deserta senza alberi e case ove l'occhio posasse, dentro il polverio di sole che affocava le larghe infinite nel mezzogiorno estivo o nella triste bruma invernale.
Ma al limite di questa terra desolata vi era la cornice impenetrabile del bosco, pini e quercie e ginepri, macchie di verdi diversi cupi o dorati. E al di là del bosco e già preannunciato dalle lame argentee di fiumi e canali era il mare e il suo respiro vasto eterno.
E a penetrare il bosco e a scoprire tre le reti dei canali e dei fiumi l'alternarsi di brughiere e di acquitrini, di valli celate dalle canne, di argini e dune improvvisi specchi lucenti: ecco il lungo lavoro, l'espandersi e il ritrarsi del gran fiume, la sua vita palpitante nei secoli entro l'ampia cerchia della sua foce ritesse nelle memoria ancestrale la storia di una città che viene dalle acque e dal mare.
"Questa città tra le paludi e il mare e tra le foci del Po, si apre attraverso un solo accesso... Nel cuore del regno Romano, si leva sulle rive dello Jonio ed è chiusa dal ritmico succedersi delle maree.
Ad oriente ha il mare: chi vi fa rotta lineare da Corcira e dalla Grecia vede prima l'Epiro, poi la Dalmazia, la Liburnia e l'Istria e infine col suo remo quasi rade Venezia.
A occidente è limitata da paludi, attraversate da un solo passaggio strettissimo lasciatole quasi come porta.
Nella plaga settentrionale corre quel ramo del Po chiamato Fossa di Ascone; e a mezzogiorno ancora il Po re dei fiumi, chiamato anche Eridano, che con la settima parte delle sue acque passa per Ravenna; e alla foce offrì un tempo e un porto stupendo, sicuro rifugio a una flotta di 250 navi.
Oggi, dov'era il porto s'aprono ampi giardini pieni d'alberi: dai quali invece di vele pendono pomi..."
Il goto Jordanes vede così nella matrice fluviale ed equorea il sito e la condizione di Ravenna.
E Teodorico, il re ostrogoto, volle la sua tomba in vista delle acque e della pineta donde era giunto:
RAVENNA…
Sepolcro di violenti custodito
da terribili sguardi,
cupa carena grave d'un incarco
imperiale…
…spunta dal naufragio
ai confini del mondo
sopra la riva estrema
Poi è silenzio. Ma ancora, nella memoria corrusca delle testimonianze, intatte entro la tomba dei secoli, e nello scenario che ancora s'accende di trepide luci o fosche sulle rive e nel bosco, il poeta
"ascolterà nel tuo profondo
sepolcro il Mare, cui 'l Tempo rapì quel lito
che da lui t'allontana..."
E, quasi lamento sulla dissoluzione di un ambiente fisico che parve generare quello splendore e quel destino di morte,
"ascolterà il grido
dello sparviere, e il rombo
della procella, ed ogni disperato
gemito della selva..."
Il fiume, il mare e la pineta sembrano definire nei secoli la terra e la sua storia e raccogliere la gente che vi abita o che vi giunge, contenere ed isolare le vicende e le passioni, circondare di silenzio la lucida estesi di Pietro Damiano, il canto di Dante, i fantasmi cortesi di Nastagio e del Boccaccio, l'altera giovinezza di Foix, l'ansia fremente di Byron, il coraggio e la pietà di Garibaldi, la costanza rabbiosa e il sacrificio e la lotta dei partigiani di Bulow.
La campagna a occidente di Ravenna che si stende ordinata e ridente come un immenso giardino e si solleva sui colli lungo le vallate del Savio, del Ronco, del Lamone e del Senio fino a toccare la terra toscana; ed è tutta costellata di pievi e di rocche attorno a cui si sono coagulate le genti dei campi e sono sorti paesi e città, legati a un diverso clima, a una natura meno avara, aperti a contatti più vari attraverso la rete di strade affluenti al lungo corso della via Emilia.
Quella campagna, quelle terre che servano insieme il frutto di una più gratificante fatica e la tradizione di una civiltà più gentile.
La via Emilia, come un altro e diverso e diversamente ricco fiume che delimita a occidente la terra di Romagna e la lega ad altre regioni e genti e culture ha costituito la componente, in età diverse, romana e longobarda e franca, che è venuta ad incontrare e a integrare la componente lagunare.
Da queste terre, di così diversa e contrastante natura fisica e vocazione culturale, è sorta nella sua unità varia la Romagna.
E se a Ravenna resta il retaggio opulento dell'Oriente, lo splendore di Bisanzio e un qualche apporto dell'eleganza gentile di Venezia, nelle valli del Senio e del Lamone e del Ronco, dai colli di Casola, di Brisighella, di Castrocaro e più giù nella città che s'attestano sull'Emilia è presente, nelle pietre e nelle vie, la nobile misura toscana congiunta con in solido vigore bolognese.
Ogni vallata, ogni città ha il suo colore che s'è fissato nei secoli e ha dato impronta alla gente e ai costumi.
V'è uno scambio perenne tra i luoghi - ambiente fisico - e la società: che concreta l'identità degli uni e dell'altra; ed è la ragione remota e profonda dei caratteri esteriori e di quelli culturali.
Il richiamo al grande fiume oltre il mare, come, per altre plaghe, alla collina e alle campagne, non è solo una suggestione letteraria.
La verifica è posta tutt'ora nei caratteri ambientali e nelle tempre diverse degli uomini.
E resta - necessariamente - senza assurde graduatorie di valori.












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