Africa (1) Anime, Spiriti e Amuleti

Sull'Africa ho fatto uscire una tonnellata di roba ma purtroppo come al solito mi manca il tempo per impaginare tutto e dovrò procedere a passo di lumaca prima di travasare tutto anche qui... :P

Cominciamo da questo libro




che è il migliore che ho letto sull'argomento, una miniera di informazioni che il 99% di chi parla a sproposito di Africa, ovviamente, non conosce!




ANIME E SPIRITI IN AFRICA

Capitolo Primo: I Fenomeni delle religioni naturistiche

Nessuna delle religioni universali è nata in Africa. Finora almeno, non vi è mai apparso chi fondasse una religione durevole dal contenuto nuovo, e del resto essa non avrebbe avuto i testi sacri su cui basarsi, data l'assoluta mancanza di linguaggi autoctoni scritti. Perciò nell'Africa a sud del Sahara troviamo soltanto religioni naturalistiche, vale a dire professate da popoli allo stato di natura.
L'individuo allo stato di natura fa la pressoché quotidiana esperienza che il mondo circostante è più forte di lui. Malattia e morte, natura ostile e disagi di ogni genere, sfortuna e caccia, siccità, morìa del bestiame, carestia, sono fra le tante avversità contro le quali ciascun Africano deve lottare.
L'idea che le forze che lo circondano siano qualche cosa di naturale è sostanzialmente estranea alla mentalità genuina dell'Africano. Tanto per fare un esempio, le rivoluzioni degli astri e l'avvicendarsi delle stagioni ben di rado rappresentano per lui un fenomeno normale, di cui esiste una spiegazione. Tutto può invece essere interpretato come emanazione di una forza che in genere agisce, seppure a suo modo, secondo determinate leggi che non sono però il risultato di una precisa costatazione dei fatti. Poiché tuttavia quella forza ha carattere fondamentalmente magico, è possibile tenerla sotto controllo e persino padroneggiarla purché se ne conoscano le leggi e si sappia indirizzarle nella giusta direzione. In linea di massima, questa forza è presente dappertutto: nella natura organica e inorganica, nel mondo terreno e nell'aldilà. Esistono però sue concentrazioni che bisogna prendere in particolare considerazione. Esse possono essere materiali, e in tal caso si tratta anzitutto di sostanze espulse dal corpo umano, come saliva, sudore, escrementi e orina, capelli e unghie e che perciò si evita accuratamente di dare ad altri (Nota di Lunaria: principio basilare anche della magia occidentale). Diffuso è il concetto di origine semitica che il sangue sia una sostanza speciale e carichi di forza sono creduti i genitali e altri organi quali il cuore e il fegato. Vi è poi il vasto campo della Natura. Così una roccia di forma insolita, una certa montagna o qualche altro aspetto del paesaggio possono essere portatori di forza. Fra le popolazioni costiere del Camerun, il viandante, prima di sedersi su un sasso, vi sputa sopra, per attenuare eventuali effetti nocivi.
Campi e boschi, dove la vegetazione è in continua crescita, racchiudono anch'essi forze magiche. Altrettanto dicasi dell'acqua, la cui forza misteriosa consiste nella sua capacità di dare refrigerio. Portatori di forza sono pure alcuni animali, fra i quali frequenti quelli striscianti e gli uccelli, e nell'Africa Occidentale anche il ragno. (In Duala il ragno degli uccelli è persino chiamato "Dibobe là ngàmbi", ragno oracolo)
Gli Ashanti chiamano animali "sasa" l'elefante e alcune specie di antilopi (*), in quanto dotati di un particolare potere (sasa).
Mentre le manifestazioni di forza di cui abbiamo finora parlato hanno una base materiale, vuoi organica o inorganica, altre operano autonome: è il caso dello sguardo, temuto, come malocchio, del resto non soltanto in Africa. Ancor più da sfuggire sono gli effetti della forza contenuta nelle parole e nei suoni. Essere vivente e parola formano un tutto indissolubile, e quindi anche un nome ha sotto questo punto di vista una grande importanza. è assai diffusa in Africa l'idea che conoscere il nome di un individuo faccia acquistare potere su di lui.
L'uomo infine nota che alcuni esseri possiedono capacità a lui negate, quali superare a volo le distanze o sparire sottoterra e ciò è il probabile motivo per cui sia uccelli sia serpenti e lucertole sono talora creduti, essendone dotati, portatori di speciali forze.
Per quanto riguarda l'anima, non solo è personificata ma indipendente dal corpo così che può lasciarlo temporaneamente anche durante la vita dell'individuo. Spesso dopo la morte "viaggiano" in mondi sotterranei e vengono interrogate dagli antenati, che cercano di appurare se l'anima si è macchiata di gravi colpe, dopodiché gli assegnano il posto che merita in una delle dimensioni dell'Ade. A detta dei Kwiri del Camerun, gli individui particolarmente malvagi sono nell'aldilà ridotti in polvere e spuntano poi al di sopra del suolo come nidi di termiti.
Dall'idea che l'anima è autonoma dal corpo deriva facilmente l'idea della reincarnazione. I Kosi, per esempio, credono che l'anima ombra "ngu" di un individuo morto precocemente è rimandata sulla terra, in modo che possa tentare di giungere alla desiderata condizione di antenato. E fra gli Ewe, quando le anime soffrono troppo nell'aldilà e provano nostalgia della vita terrena, vedono esaudita tale loro aspirazione e ridiventano uomini; presso molte tribù i bambini sono considerati nonni reincarnati, così che quasi sempre ne portano il nome.
Data l'importanza attribuita alla sopravvivenza dell'anima, è comprensibile che i popoli africani si pongano anche il problema della sua pre-esistenza. Secondo gli Ewe, per esempio, esiste una patria delle anime governate da una Madre degli Spiriti, la quale manda le anime sulla terra dopo aver insegnato loro le leggi e le regole del comportamento umano.
Una speciale forma di sopravvivenza dell'anima è il fantasma. Si tratta dell'apparizione di persone defunte che non sono riuscite a entrare nel regno delle ombre, essendo loro mancata una regolare sepoltura e perciò non hanno trovato riposo.
Oltre alle anime dei defunti, vi sono esseri che sebbene appaiano talvolta all'uomo per lo più operano invisibili. Si tratta di entità autonome, ben distinte dagli antenati e comunemente chiamati spiriti (anche se non sempre è facile distinguerli dalle divinità). La credenza negli spiriti è diffusa in tutta l'Africa: fra gli Ewe troviamo i cosiddetti "Trowo", il cui numero è pressoché incalcolabile. In Suaheli gli spiriti si chiamano "Pepo" (letteralmente "vento") e hanno anche un nome proprio. Duplice funzione hanno i "Dogir" dei Nubiani, in quanto sia spiriti acquatici del Nilo, sia dimoranti in antiche sorgenti e in luoghi solitari e che talora prendono l'aspetto di lupo mannaro. Secondo gli Ewe le stelle cadenti diventano "Trowo". Molti spiriti della natura influiscono sulla prosperità dei prodotti dei campi e in tal caso hanno assunto le funzioni di spiriti della vegetazione. Così lo spirito lacustre Mugasha che gli Ziba considerano ora protettore dei bananeti. Numerosissimi sono gli spiriti che esercitano il loro benefico influsso sulle case e nei villaggi e nell'ambito dei mestieri e delle classi sociali; i Nuer hanno spiriti connessi alla pioggia o
al fulmine, gli Ziba credono spiriti i corpi celesti per esempio il sole Kazoba, dimodoché la differenza tra spiriti e divinità celesti è spesso poco chiara.
Un gruppo a parte è formato dagli spiriti animali. Con ciò non si intende il concetto di totemismo, per cui l'anima di un individuo entra in un animale, ma di singoli spiriti associati a determinati animali, per esempio, fra i Nuer, lo spirito Mabith alla giraffa e Nai allo struzzo. Esistono inoltre spiriti che si indentificano con un animale o ne assumono l'apparenza. Il Friedrich parla di spiriti soccorrevoli, racchiusi in tamburi, zucche vuote, panieri o altro, di solito evocati con arti magiche o più raramente emanazioni di una Divinità. Vario è il modo di vivere degli spiriti e non sempre vi è differenza di sesso; alcuni spiriti hanno mogli e figli. In qualche caso è precisato il rapporto fra spiriti e Divinità, così secondo gli Ewe, essi sono creati da Mawu [Mawu Lissa è una divinità androgina]
e fanno da mediatori fra uomini e questo remoto Dio. Si chiamano perciò "Mawuviwo", "figli di Dio" e "Anyimawuwo", Dei terrestri. A seconda del grado di civiltà e delle relative concezioni religiose, diversa è la dimora degli spiriti. Essi vengono localizzati sia in cielo o più esattamente nei corpi e nei fenomeni celesti sia nel mondo sotterraneo. Possono tuttavia vivere anche sulla terra, nella foresta, e fissare la propria dimora stabile e provvisoria dappertutto, in un dato albero o lungo una strada. Non sono però legati né al luogo né al tempo, anzi godono di una certa ubiquità come apprendiamo per bocca dello spirito Deng dei Nuer:
Un uomo che sfugge a Deng / troverà Deng davanti / a destra troverà Deng / a sinistra troverà Deng / Dietro di sé troverà Deng.
Diverso è il potere degli spiriti e almeno in passato gli stranieri che giungevano in Africa erano creduti possessori di spiriti più efficienti. Per esempio, presso gli Zaramo, lo "Spirito Europeo" che portarono con loro gli Europei era chiamato "Dungumalo il Rosso".
 Non pochi spiriti hanno con l'andare del tempo subito mutamenti. Per esempio Limudimi, un gigantesco spirito silvano, che attirava specialmente le donne e insegnava loro le arti mediche è diventato un benevolo consigliere o meglio un malizioso spirito folletto. I Mayombe sono convinti che in età remote dominavano gli spiriti buoni e che perciò gli uomini vivevano allora più a lungo.


(*) Approfondimento sull'antilope, tratto da



ANTILOPE

L'animale-copricapo per la danza Le antilopi Bambara (Mali) sono forse gli animali raffigurati nell'arte africana che in misura maggiore sono entrati a far parte dell'iconografia zoomorfa presente in Occidente. In realtà queste straordinarie opere lignee, caratterizzate da una forte stilizzazione formale che ne accentua le linee compositive, sono veri e propri copricapi. Questi vengono fissati su una solida struttura di fibre che il danzatore chiude sotto il mento. In genere il corpo è ridotto al minimo mentre collo, criniera e corna sono articolati in una struttura dotata di grande dinamicità. Anche in questo caso, come nelle maschere-copricapi, la struttura ha la prerogativa di donare al danzatore un aspetto maestoso, che esalta la sua funzione rituale. In genere le antilopi sono rappresentate in coppia. Il maschio è identificato con la presenza di organi sessuali, criniera traforata e corna ricurve. La femmina invece è spesso accompagnata da un piccolo che trova posto sulla sua schiena. La danza con questi copricapi è effettuata alla fine del lavoro nei campi con funzioni propiziatori: l'antilope, per le prerogative che sono proprie del suo carattere, è guardata con rispetto e considerata una creatura misteriosa, i cui segreti sono celati all'uomo.
Secondo la tradizione Bambara l'antilope portò tra gli uomini le tecniche dell'agricoltura.


AMULETI AFRICANI

La forza magica si può concentrare e in tal modo aumentarne l'efficacia e un esempio è il ripetutamente menzionato rotolo magico degli Zulu. Quando l'individuo ha su di sé in permanenza la forza magica, si parla di amuleti e talismani. I primi servono a tenere lontane forze nefaste, i secondi a portar fortuna, ma in pratica tale differenza non è sempre così precisa. Nel Camerun, i vari tipi di amuleti prendono nomi diversi, così si chiamano "ndjum" quelli tenuti intorno al collo o ai fianchi, "ndjung" altri racchiusi in un corno o in una zucca vuota oppure avvolti intorno a un bastoncino, infine "ndjou" singole erbe medicinali o a mazzo infilate nelle fenditure di un bastone. Gli amuleti constano dei più eterogenei ingredienti: ossicini e denti di animali, anelli, collane, corteccia d'albero, erbe medicinali, baccelli di leguminose, figurine intagliate, cristallo di rocca, capelli, unghie e molte altre cose ancora, sono "impacchettati" nelle più svariate combinazioni e pronti all'uso. In genere, prevale, a quanto sembra, l'idea di protezione, cioè di amuleto. Esistono anche amuleti specifici. In un testo suaheli, si parla, per esempio, di un amuleto destinato a proteggere in viaggio dall'assalto di un leone, come pure di talismani per avere successo in commercio o con le donne o fortuna in combattimento. Gli amuleti sono preparati da uomini-medicina e alla fine del '800 già costavano sino a 5 rupie l'uno. Nell'ambito dell'islamismo, amuleti e talismani si confezionano valendosi dei cosiddetti quadrati magici nei quali le lettere dell'alfabeto hanno significato cabalistico.
Esplicano la stessa funzione versetti del Corano contenuti in sacchetti di pelle.
Gli amuleti esercitano sugli Africani una irresistibile attrazione, tanto è vero che sono molto diffusi anche fra i cristiani (*). Nelle comunità religiose che ne permettono l'uso, gli amuleti sono probabilmente connessi per lo più a concetti magici. Quanto siano richiesti lo dimostra anche il fatto che ne vengono importati in gran numero, fra l'altro dall'India.


(*) Gente notoriamente idolatra di statuette, pezzetti di stoffa, medagliette, santini e chi più ne ha più ne metta, onde poi risentirsi quando li si chiama pagani.

APPROFONDIMENTO tratto da



I culti Shona di Possessione

Le credenze e i culti religiosi hanno avuto e hanno tuttora molto importanza nell'organizzazione sociale Shona. Tre sono i cardini della religione Shona: la fede in un Dio supremo, creatore di esseri e cose, detto Mwari, il culto degli antenati, la credenza in forze misteriose come la stregoneria. In genere, nell'Africa bantu, il Dio supremo viene considerato lontano dall'uomo: solo i grandi cataclismi vengono spiegati con riferimenti alla volontà di Dio, i rovesci di fortuna quotidiani vengono attribuiti al malcontento degli antenati o di altri spiriti. L'antenato fa sentire la sua presenza suscitando la preoccupazione del male incombente ed esige che si compiano per lui le cerimonie che gli assicurino la pace. Non a tutti i morti viene riconosciuta la capacità di operare sui vivi: vi è una valutazione gerarchica tra i defunti. In queste zone di Africa il culto degli antenati è più sentito che non il culto al Dio supremo; (*) in molte società bantu il Dio supremo viene considerato ozioso; è raro che vi sia una classe sacerdotale a lui dedicato, comunque presso gli Shona il culto al Dio Mwari ha avuto un sacerdozio specifico, la cui particolarità consisteva nella capacità di essere posseduti dal Dio. La pratica della possessione spiritica, caratteristica del culto di Mwari, è un tipo di culto assai diffuso in tutta l'Africa e i tipi di spiriti con cui i medium entrano in contatto sono gli spiriti dei morti e della natura. (**)
Il culto degli antenati presso tutti gli Shona era ed è ancora collegato alla fecondità dei campi  e delle donne. Ma la manifestazione più vistosa è la pratica della possessione: essere posseduto da uno spirito assume un significato probativo di fronte alla società. Il luogo della possessione può essere presso un grande albero come un baobab, che in tal modo diventa il santuario. Il rito della possessione si svolge per gradi: implica una preparazione ambientale con la partecipazione alla danza iniziale di diversi medium. Nell'eccitazione essi si insultano a vicenda per indurre lo spirito a venire. Segue la possessione quando il medium cade in trance e si stabilisce una specie di dialogo con i presenti che attingono in tal modo il messaggio.
Tra i Kalanga oltre alla possessione ereditaria degli spiriti degli antenati, vi è un altro tipo di possessione occasionale che riguarda le donne, specialmente se appartenenti ad una stessa casata poliginica: la prima moglie ha diritto di antecedenza e di un certo controllo sulle mogli che sono dopo di lei. Almeno teoricamente anche se non sempre una moglie inferiore deve essere posseduta se lo è anche la sua superiore e non lo può essere in assenza di lei.  Una caratteristica di questo tipo di possessione è il travestitismo: le donne, per essere possedute, si vestono da "leoni" e si comportano da uomini per affermare i propri diritti nei rapporti vicendevoli.
Per gli Shona non c'è male, anche la morte, che non accada se non per causa stregonesca: la stregoneria, che causa il male, è sempre condannata; non lo è la magia che con le fatture si propone di ottenere degli effetti buoni per contrastare la stregoneria.


(*) Nota di Lunaria: inserisco un approfondimento sugli Dei africani, tratto da "Trattato di Storia delle Religioni" di Mircea Eliade

Dèi celesti presso gli Andamanesi, gli Africani, eccetera.

Così, per esempio, Risley e Geden trovano presso gli aborigeni dell'India tracce di una credenza quasi dimenticata in una Divinità Suprema; ‘vago ricordo, più che forza attiva’; ‘un essere supremo passivo, a cui nessun culto si rivolge’. Ma, per attenuate che siano, le tracce di questa suprema divinità celeste conservano sempre un legame con la vita uranica e meteorica. Nell'arcipelago delle Andamane, presso una delle popolazioni più primitive dell'Asia, Puluga è l'Essere Supremo; è immaginato in modo antropomorfico, ma abita in cielo, la sua voce è il tuono, il vento è il suo respiro, l'uragano è il segno della sua ira, poiché punisce col fulmine chi viola i suoi comandamenti. Puluga sa tutto, ma conosce i pensieri degli uomini soltanto di giorno (tratto naturistico: onnisciente = onniveggente). Puluga si è creato una moglie e ha avuto figli. Accanto alla sua residenza uranica stanno il sole (che è femmina) e la luna (che è maschio), con le stelle loro figli. Quando Puluga dorme, è periodo di siccità; se piove, questo significa che il dio è sceso in terra e cerca il suo alimento (comparsa della vegetazione). Puluga ha creato il mondo, e ha creato anche il primo uomo che si chiamava Tomo. L'umanità si moltiplicò, fu obbligata a disperdersi, e dopo la morte di Tomo dimenticò sempre più il suo creatore. Un giorno l'ira di Puluga scoppiò, e il diluvio, che sommerse tutta la terra, pose fine all'umanità: si salvarono soltanto quattro persone. Puluga ebbe pietà di loro, ma gli uomini continuarono a dimostrarsi ribelli. Dopo aver loro ricordato per l'ultima volta i suoi comandamenti, il Dio si ritirò, e da allora in poi gli uomini non l'hanno più riveduto. Il mito dell'allontanamento del dio corrisponde all'assenza completa di culto. Uno dei più recenti esploratori, Paul Schebesta, scrive a questo proposito: ‘Gli Andamanesi non conoscono nessun culto di Dio, nessuna preghiera, nessun sacrificio, nessuna implorazione, nessun rendimento di grazie. Soltanto la paura di Puluga li spinge a obbedire ai suoi comandamenti, alcuni dei quali sono severi, come quello di rinunciare a certi frutti nella stagione delle piogge. Con molta buona volontà, certe costumanze si possono interpretare come una specie di culto’. Fra queste costumanze, si può porre il ‘silenzio sacro’ dei cacciatori che tornano al villaggio dopo una buona caccia. Presso i Selknam, cacciatori nomadi della Terra del Fuoco, il Dio si chiama Temaukel, ma per un sacro terrore questo nome non è mai pronunciato. Lo chiamano abitualmente "so'onh-haskan", cioè ‘abitante del Cielo’, e "so'onh kas pemer", ‘Colui che è in Cielo’. E' eterno, onnisciente, onnipotente, creatore; ma la creazione è stata condotta a termine dagli Antenati mitici, creati anche loro dal Dio supremo prima di ritirarsi al disopra delle stelle. Infatti al giorno d'oggi questo Dio si è isolato dagli uomini, indifferente alle cose del mondo. Non ha immagini, né sacerdoti. E' autore delle leggi morali; è il giudice e, in ultima analisi, il padrone dei destini. Ma a lui si rivolgono preghiere soltanto in caso di malattie: ‘Tu di lassù, non mi togliere mio figlio; è ancora troppo piccolo!’ E gli fanno offerte, specialmente durante le burrasche. In tutta l'Africa si sono ritrovate le tracce di un grande Dio celeste pressoché scomparso, o che viene scomparendo dal culto (si veda la bibliografia). Il suo posto è stato occupato da altre forze religiose, e in primo luogo dal culto degli antenati. ‘La tendenza generale dello spirito dei neri  -  scrive A. B. Ellis  -  fu quella di scegliere il firmamento come dio principale della natura, invece del Sole, della Luna e della Terra’. La celebre africanista Mary Kingsley crede che ‘il firmamento è sempre il grande dio indifferente e trascurato, il Nyan Kupon dei Tshi e l'Anzambe, il Nzam delle razze bantu.
L'Africano crede che questo dio avrebbe una grande potenza, purché volesse esercitarla’. Riparleremo fra poco dell'indifferenza di questo grande Dio. Notiamo, per ora, la sua struttura celeste. I Tshi, per esempio, usano la parola Nyankupon  -  nome del Dio supremo  -  per designare il cielo, la pioggia; dicono "Nyankupon bom" (N. colpisce) ‘tuona’; "Nyankupon aba" (è venuto N.) ‘piove’. I Ba-Ila, tribù bantu della valle del Kafue, credono in un Essere Supremo onnipotente, creatore, che abita in cielo e che chiamano Leza. Ma nella parlata popolare, la parola Leza indica anche i fenomeni meteorologici; si dice ‘Leza cade’ (piove), ‘Leza è furibondo’ (tuona), eccetera. I Suk chiamano Tororut, cioè Cielo, il loro Essere Supremo, ma lo chiamano anche Ilat, la Pioggia. Presso i negri propriamente detti, Nyame significa anche firmamento (dalla radice "nyam", ‘brillare’;). Per la maggioranza delle popolazioni Ewe, Mawu è il nomedell'Essere Supremo (derivato da "wu", ‘stendere, coprire’); la parola Mawu, del resto, è adoperata a designare il firmamento e la pioggia. L'azzurro del firmamento è il velo con cui Mawu si copre il viso, le nuvole sono la sua veste e i suoi ornamenti, l'azzurro e il bianco i suoi colori preferiti (il suo sacerdote non può portare altri colori). La luce è l'olio con cui Mawu unge il suo corpo smisurato. Manda la pioggia ed è onnisciente; ma, quantunque gli si offrano sacrifici regolari, viene scomparendo dal culto. Presso i Masai nilotici, Ngai è una figura divina molto elevata e, nondimeno, conserva i caratteri uranici: è invisibile, abita in cielo, ha per figli le stelle, eccetera. Altre stelle sono i suoi occhi, la stella cadente è un occhio di Ngai, che si avvicina alla terra per vedere meglio. Secondo Hollis, Engai (Ngai) significa letteralmente ‘la pioggia’. I pellirosse Pawni riconoscono Tirawa atius, ‘Tirawa padre di tutte le cose’, creatore di tutto quel che esiste e dispensatore di vita. Ha creato le stelle per guidare i passi degli uomini; i lampi sono i suoi sguardi, e il vento è il suo respiro. Il suo culto conserva ancora un simbolismo colorato uranico molto preciso. La sua sede è lontana, sopra le nuvole, nel cielo immutabile. Tirawa diventa una nobile figura religiosa e mitica. ‘I bianchi parlano di un Padre celeste, ma noi parliamo di Tirawa atius, il padre di lassù, però non lo immaginiamo come una persona. Ce lo figuriamo in tutte le cose... Che aspetto abbia, nessuno lo sa’.
‘Deus otiosus’.
La povertà cultuale, cioè specialmente l'assenza di un calendario sacro dei riti periodici, è caratteristica della maggioranza degli dèi celesti. I Semang della penisola di Malacca conoscono anch'essi un Essere supremo, Kari, Karei o Ta Pedn, di statura superiore a quella umana, il quale è invisibile. Quando parlano di lui, i Semang non dicono addirittura che sia immortale, però affermano che esiste da sempre. Ha creato tutto, all'infuori della terra e dell'uomo; questi sono opera di Ple, altra divinità a lui subordinata. Il particolare che non fu Kari il creatore della terra e dell'uomo è significativo: ci rivela una formula volgare della trascendenza e passività della divinità suprema, troppo distante dall'uomo per soddisfare le sue innumerevoli necessità religiose, economiche e vitali. Come gli altri dèi supremi uranici, Kari abita in cielo e manifesta la sua collera scagliando lampi; del resto il suo nome significa ‘fulmine’, (‘tempesta’). E' onnisciente, perché vede tutto quel che avviene sulla terra, e per questo ‘è anzitutto il legislatore, che governa la vita sociale degli uomini della foresta e sovrintende gelosamente all'osservanza dei suoi comandamenti’. Ma Kari non è oggetto di un culto vero e proprio; lo si invoca, con offerte espiatorie di sangue, soltanto quando imperversa qualche uragano. Lo stesso avviene presso la maggioranza delle popolazioni africane: il grande Dio celeste, l'Essere supremo, creatore e onnipotente, rappresenta soltanto una parte insignificante nella vita religiosa della tribù. E' troppo lontano o troppo buono per aver bisogno di un culto vero e proprio, e lo si invoca soltanto in casi estremi. Così, per esempio, i Yoruba della Costa degli Schiavi credono in un dio celeste di nome Olorun (letteralmente ‘Proprietario del Cielo’) che, dopo aver principiato la creazione del mondo, incaricò un dio inferiore, Obatala, di condurlo a termine e governarlo. Quanto a Olorun, abbandonò definitivamente gli affari terrestri e umani, e questo dio supremo non ha templi né statue né sacerdoti. Nondimeno è invocato, come ultimo scampo, nelle calamità. Presso i Fang del Congo francese, Nzame o Nsambe  -  creatore e signore del Cielo e della Terra  -  rappresentava in altri tempi una parte piuttosto importante nella vita religiosa della tribù, come si indovina dai miti e dalle leggende, ma ormai è passato in ultimo piano. Nzambi dei Bantu è parimenti un grande dio celeste che si è ritirato dal culto; gli indigeni lo ritengono onnipotente, buono e giusto, ma appunto per questo non lo adorano affatto e non lo rappresentano in forma materiale, come fanno per gli altri dèi e spiriti. Presso i Basongo, il creatore celeste, Efile Mokulu, non ha culto e si invoca soltanto nei giuramenti. Gli Herero, popolazione bantu dell'Africa Sud-Ovest, chiamano Ndyambi il loro dio supremo, che si è ritirato in cielo, abbandonando l'umanità a dèi inferiori. Appunto per questo, non è adorato. ‘Perché gli offriremmo sacrifici?  -  spiegava un indigeno.  -  Non ci mette paura perché, diversamente dai nostri morti ("ovakuru"), non ci fa nessun male’. Tuttavia gli Herero gli rivolgono preghiere in occasione di fortune inaspettate. Gli Alunda, altra tribù bantu, credono il loro Nzambi molto lontano e inaccessibile agli uomini; la loro vita religiosa è accaparrata dal timore e dal culto degli spiriti, e perfino per avere la pioggia si rivolgono agli "akishi", cioè agli antenati. Si constata il medesimo processo fra gli Angoni, che conoscono un Essere supremo, ma adorano gli antenati; presso i Tumbuka, il cui Creatore è troppo sconosciuto, troppo grande ‘per occuparsi dei casi ordinari degli uomini’; presso i Wemba, che conoscono l'esistenza di Leza, ma si interessano esclusivamente agli antenati; presso i Wahehé che si raffigurano l'Essere supremo, Nguruhi, come creatore e onnipotente, ma sanno poi che gli spiriti dei morti ("masoka") sono quelli che realmente dominano gli affari di questo mondo, e a loro offrono un culto regolare, eccetera. I Wachagga, importante tribù bantu di Kilimangiaro, adorano Ruwa, il Creatore, il Dio buono, custode delle leggi morali, che è attivo nei miti e nelle leggende, ma nella religione ha una parte alquanto mediocre. E' troppo buono e pietoso, gli uomini non hanno bisogno di temerlo; tutte le loro premure si concentrano sugli spiriti dei morti, e soltanto quando le preghiere e i sacrifici agli spiriti risultano vani, si sacrifica a Ruwa, specialmente nei casi di siccità o di malattie gravi. I negri di lingua tshi, dell'Africa occidentale, si comportano nello stesso modo verso Njankupon, il quale non è affatto adorato; non ha culto, non ha neppure sacerdoti speciali, e riceve omaggi in circostanze rarissime: grandi carestie, epidemie, o dopo violenti uragani; gli uomini allora gli domandano in che cosa l'hanno offeso. Dziugbe (‘Il Padre Universale’) è il capo del pantheon politeista della popolazione Ewe. Diversamente dalla maggioranza degli altri Esseri supremi celesti, Dzingbe ha un sacerdote speciale detto "dzisai", ‘sacerdote del Cielo’, che lo invoca durante le siccità: ‘O cielo a cui dobbiamo la nostra riconoscenza, la siccità è grande; fa' che piova, che la terra si rinfreschi e che prosperino i campi!’. Un adagio dei Gyriama, dell'Africa orientale, esprime mirabilmente la lontananza e il disinteresse del loro Essere supremo celeste: ‘Mulugu (Dio) è in alto, i Mani sono in basso (letteralmente: in terra)’. I Bantu dicono: ‘Dio, dopo aver creato l'uomo non si diede più pensiero di lui’. I Negrillo ripetono ‘Dio si è allontanato da noi!’ Le popolazioni Fang della prateria dell'Africa equatoriale riassumono la loro filosofia religiosa in questa canzone:
‘Nzame (Dio) è in alto, l'uomo è in basso. Dio è Dio, l'uomo è l'uomo. Ciascuno da sé, ciascuno in casa sua.’
Nzame non riceve culto e i Fang si rivolgono a lui soltanto per domandare la pioggia. Anche gli Ottentotti invocano Tsuni-Goam per la pioggia: ‘O Tsuni-Goam, o tu, padre dei padri, tu padre nostro, fa' sì che Nanub (la nuvola) lasci cadere pioggia a torrenti!’ Essendo onnisciente, il Dio conosce tutti i peccati, ed è così invocato: ‘O Tsuni-Goam, tu solo sai che non sono colpevole!’.
Le preghiere rivolte agli dèi nel momento della necessità riassumono mirabilmente la loro struttura uranica. I Pigmei dell'Africa equatoriale credono che il loro Dio (Kmvum) dimostri, per mezzo dell'arcobaleno, il suo desiderio di entrare in relazione con loro. Perciò, appena l'arcobaleno compare, prendono gli archi, li volgono nella sua direzione, e cominciano a salmodiare ‘... Tu hai rovesciato sotto di te, vincitore nella lotta, il tuono che muggiva, che muggiva tanto forte e tanto irato. Era in collera con noi? eccetera’. La litania finisce con la preghiera all'arcobaleno affinché, per sua intercessione, l'Essere supremo celeste non sia più in collera con loro, non tuoni più e cessi di ucciderli. Gli uomini si ricordano del Cielo e della divinità suprema soltanto quando li minaccia direttamente un pericolo dalle regioni uraniche; altrimenti la loro religiosità è stimolata dai bisogni quotidiani, e le loro pratiche o la loro devozione si volgono verso le forze che dominano tali bisogni. E' evidente che ciò non diminuisce per nulla l'autonomia, la grandezza e il primato degli Esseri celesti supremi; è piuttosto una prova che l'uomo ‘primitivo’, come quello civile, li dimentica facilmente appena non ha più bisogno di loro; che le asprezze dell'esistenza lo obbligano a guardare più la terra che il cielo, e che l'importanza del Cielo viene riscoperta soltanto quando una minaccia di morte incombe di lassù.


Africa, Indonesia.

La solarizzazione dell'Essere Supremo uranico è fenomeno piuttosto frequente in Africa. Tutta una serie di popolazioni africane dà all'‘Essere Supremo’ il nome di ‘sole’. Talvolta  -  caso dei Munsh  -  il sole passa per figlio dell'Essere Supremo Awondo, e la luna per sua figlia. I Ba-Rotse considerano il sole ‘dimora’ del dio del Cielo, Niambe, e la luna sua moglie. Altrove vediamo il dio celeste assimilato al sole per coalescenza; presso i Louyi, ad esempio, per i quali Niambe è il sole, o presso i Kavirondo, ove il sole si sostituisce al culto dell'Essere Supremo. I Kaffa chiamano l'Essere Supremo Abo, che significa insieme ‘Padre’ e ‘Sole’, e lo considerano incorporato nel sole. Secondo uno dei più recenti specialisti di quella popolazione, Bieber, la solarizzazione è fenomeno tardivo e Abo era in origine un "Lichgott oder Himmelsgott". E' interessante notare che, solarizzandosi, il dio supremo africano non riuscì a conservare una potente attualità nella vita religiosa. Così, presso varie popolazioni Bantu dell'Africa Orientale e in particolare presso i Dschagga del Kilimangiaro, l'Essere Supremo è Ruwa (parola che significa ‘Sole’); abita infatti nel sole, ma conserva ancora elementi uranici e, specialmente, la PASSIVITA' caratteristica degli dèi uranici; Ruwa, come loro, non gode di nessun culto; soltanto nei casi estremi gli vengono offerti sacrifici e gli si rivolgono preghiere. Stesso gioco di sostituzione in Indonesia. Pue-mpalaburu, il dio solare dei Toradja, prende a poco a poco il posto di I-lai, il dio celeste, del quale continua l'opera cosmogonica. Il dio solare viene così promosso a demiurgo, precisamente come in America; per esempio presso i Tlingit vediamo il demiurgo, sotto forma di Corvo, identificarsi col Sole e ricevere dal Dio celeste supremo, suo padre o sovrano, la missione di continuare e portare a compimento l'opera di creazione da lui cominciata. Qui sorprendiamo l'elemento DINAMICO E ORGANIZZATORE, che, accaparrato dalla divinità solare, corrisponde su di un altro piano all'elemento FECONDATORE degli dèi atmosferici (paragrafo 26). Ma, come questi ultimi, il dio solare non è CREATORE; è come loro subordinato al Creatore, e da lui riceve il mandato di condurre a termine la creazione. In compenso il DEMIURGO SOLARE ottiene quel che non sono riusciti quasi mai ad avere gli DEI SOLARI che si sostituirono all'Essere Supremo celeste o si fusero con lui: L'ATTUALITA' nella vita religiosa e nel mito. Basterà ricordare il posto principale tenuto dal Corvo nella mitologia nord-americana, e dall'Aquila  -  sostituto o simbolo del sole nella mitologia artica o nordasiatica.

(**) Nota di Lunaria: e nel cristianesimo si è presentato in certi gruppi cristiani che ponevano particolarmente enfasi sullo Spirito Santo, come i Pentecostali e i Carismatici, curiosamente gruppi che hanno visto anche famose predicatrici, nonostante i divieti misogini di Paolo a Corinzi ed Efesini; similmente ai culti africani, questo genere di cristiani "si sente invaso" dallo Spirito Santo che spesso viene immaginato o percepito come fuoco che dà il dono del "parlare in lingue" (glossolalia), che poi, in molti di questi gruppi, si traduce come una forma di isteria di massa dove i presenti hanno crisi epilettiche, si contorcono, cadono svenuti o e emettono suoni animaleschi e senza senso. Ovviamente gli africani convertiti al cristianesimo hanno spesso creato delle forme alternative di cristianesimo e di sincretismo (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/sincretismi-animisti-cristiani-in-africa.html), che rispondessero anche a certe istanze anti-colonialiste; chi volesse approfondire, può consultare questo libro: 


Altri post:

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https://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/il-significato-della-maschera-in-africa.html
Altro post sulla magia africana:
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/09/introduzione-alla-magia-africana.html
Il Dio Mantide: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/11/il-dio-mantide-dei-boscimani.html
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Oya e Shango, le divinità più famose: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/evocazione-ad-oya.html
Sull'estetica e le mutilazioni: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/estetica-africana-trucco-scarificazioni.html
Sul Totemismo: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/totemismo.html
Ntu: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/ntu.html
Musica: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/breve-introduzione-agli-strumenti.html